Robert Faulkner, Icelandic Men And Me. Sagas of Singing, Self and Everyday Life, Ashgate, 2013, pp. X, 239, con CD audio

Paesaggi spazzati dal vento, inframmezzati da vulcani, geyser, ghiacciai e cascate. Terra di antica democrazia rappresentativa, di racconti epici e di avvincenti saghe, luogo di creatività tellurica, con rinomati artisti pop e rock e una scena artistica vivacissima. Più recentemente, paese travolto da una catastrofica crisi finanziaria, cui la popolazione (circa 300.000 abitanti sparsi su 103.000 kmq) ha risposto riprendendosi davvero il potere di rappresentanza, spingendo alle dimissioni il governo, nazionalizzando le banche, non pagando i debiti verso gli avvoltoi del FMI e i loro subalterni, e perseguendo penalmente i banchieri responsabili della crisi: insomma una rivoluzione, che i media occidentali si sono ben guardati dal mettere in prima pagina o di cui hanno dato una versione oleografica consonante con l’immaginario di alterità dell’isola nord atlantica (che a qualcuno fosse venuta voglia di fare lo stesso, giù nel Mediterraneo?) Stiamo parlando dell’Islanda, naturalmente, che è materica, evocativa ed estrema: difficile sfuggire a queste sue immagini da dépliants, che sono state sfidate da suoi scrittori contemporanei quali Hallgrìmur Helgason, tanto per citarne uno. L’Islanda è il campo di osservazione di Robert Faulkner, musicista e accademico della University of Western Australia, emigrato dal Regno Unito proprio nell’isola nord-atlantica nel 1986, dove è vissuto per almeno vent’anni, nel ruolo di insegnante di musica e di ricercatore. Per Faulkner, in Islanda il canto ha radici salde nel tessuto del vivere quotidiano. Seppure facciano da sfondo e siano centrali nella costruzione dell’identità nazionale e locale islandese, le antiche saghe nordiche, la più importante raccolta di letteratura medievale europea, non sono il cuore di questo denso lavoro di Faulkner. Piuttosto, l’opera è incentrata sulle storie individuali e collettive del cantare come pratica personale e sociale. Utilizzando la cornice teorica della fenomenologia interpretativa, con l’apporto di dati etnografici e di studi di sociologia della musica, la pratica del canto corale islandese è analizzata come dispositivo di costruzione dell’identità di genere maschile. “Icelandic Men and Me” è articolato in dieci densi capitoli che seguono una breve introduzione. Il primo capitolo inquadra il terreno di ricerca e il ruolo dello studioso e osservatore (“Telling tales and setting the scene”). Nel secondo è imperniato sulla storia di Baldur Baldvinsson, personalità di preminente cantante nella comunità locale, componente del coro maschile Hreimur (“Baldur’s Saga”). Segue un capitolo di ampliamento e contestualizzazione della letteratura e delle forme di canto islandesi sotto il profilo storico, antropologico ed etnomusicologico (“Icelandic sagas and songs”). Nei capitoli successivi sono i significati attribuiti al canto: è la dimensione psicologica del cantare a diventare centrale nell’analisi di Faulkner, con un particolare interesse verso la funzione del canato nella costruzione, sostegno e presentazione del sé (“Singing social connections”, “Songworlds: the body and vocal places”, “Songs, spirituality and self therapy”, “Singing himself: singing and the construction of gender identity”). È tempo per Faulkner di spostare l’attenzione sul narrare se stesso, sulla scia di un’antropologia riflessiva, in qualità di cantante, maschio, immigrato in Islanda e osservatore partecipante (“My saga”). I due capitoli finali (“Vocal events and singing’s agency in change”, “Conclusions, closure and the vocal celebration of self”) si prefiggono lo scopo di cogliere aspetti di mutamento e di dinamismo relativi al ruolo del canto e delle manifestazioni canore. Seguono una sezione fotografica, nonché una ricca bibliografia, discografia e filmografia. Sebbene sia un volume adatto soprattutto allo studioso di fenomeni musicali e a chi è interessato alla cultura islandese, non si può dire che l’autore non sia riuscito a renderlo una lettura interessante, anche oltre gli steccati accademici. “Icelandic Men and Me” fa parte della Musicology Series della SOAS di Londra. Interessante e significativo anche il CD allegato al testo di Faulkner, che raccoglie ben 19 brani contenenti composizioni contemporanee per coro, melodie da danza, tvisongur, il genere vocale a due parti che procede per quinte parallele, rimur, il canto monodico dai frequenti cambi ritmici, ninna-nanne e composizioni pianistiche di umore romantico. 

Ciro De Rosa