Joe Henry - Invisible Hour (earMusic, 2014)

“Invisible Hour”, il nuovo disco di Joe Henry è un lavoro davvero splendido dal punto di vista acustico, restituendoci un songwriter che ha trovato la sua strada espressiva con dischi stupendi, importanti ed obliqui, mai scontati. La sua voce è abrasiva, ma ricca di colori, e questa volta ha voluto darci un saggio di cosa si può fare con l'inventiva e la creatività in studio. Per l’occasione ad affiancarlo troviamo un gruppo di eccellenti musicisti composto dal grandissimo Jay Bellerose (batteria), Jennifer Condos (contrabbasso), John Smith (chitarra) e il multistrumentista Greg Leese. La sorpresa più bella arriva però da Levon, il figlio di Joe, che con il suo pregevole lavoro ai fiati, ha impresso ad ogni brano un colore particolare dando una decisa ambientazione mitteleuropea ad un disco di canzoni americane. Le griglie di accordi utilizzate nel songwriting di ogni brano sono classiche, ma mai scontate, con decise e importanti derive armoniche. La sua capacità di produrre suoni straordinari abbiamo avuto modo di vederla in passato, e basta ripercorrere a ritroso la carriera di Joe Henry per scoprire dischi splendidi caratterizzati da produzioni straordinarie, musicisti importanti ed immortali come Solomon Burke, Bonnie Raitt e la divina Me Shell Ndgeocello, ne hanno giovato non poco del suo supporto. Così non ci sorprende sentirlo affermare di aver registrato “Invisible Hour” in due giorni e mezzo. La perfezione non chirurgica del disco rendono possibile l'impresa, si sente che son musicisti che suonano insieme dentro uno spazio. Sappiate che i peones della musica, quelli che devono convivere con le ristrettezze si barcamenano tra servizi di files transfer e importazioni dentro logic o pro tools, mentre chi può lavorare dentro uno studio vero come Joe, fa la differenza. E questo si sente non poco. “Invisible Hour” è un disco che trova la sua sublimazione più nei silenzi che nelle parti suonate, in ottemperanza ad una sensibilità jazzistica che è una delle caratteristiche di Joe dagli inizi, e cosa ancor più bella ed interessante è che non svolta mai in modo derivativo, ne va mai fuori contesto. In questo senso mi piace ricordare il cameo di Don Cherry su “Shuffletown” prodotto da T-Bone Burnett. Joe ha fatto apprendistato di produzione semplicemente col meglio possibile, T-Bone Burnett e poi Daniel Lanois, ora lui stesso è un produttore di dischi straordinario, dotato di sensibilità e di grande senso del rispetto del lavoro altrui, dove il gusto e la perseveranza, la visione e l'ideale della musica vengono prima di tutto. Disco non esattamente di facile ascolto “Invisible Hour” si svela pian piano, come un fiore che ad ogni ascolto apra i suoi petali e lasci, alla fine, volare il profumo ovunque, inebriante, forte, dolce e proustianamente evocativo. Continuo a pensare che mi piacerebbe che Bruce Springsteen si facesse produrre da Joe Henry. Bellissimo lavoro.


Antonio "Rigo" Righetti