Antonello Paliotti/Nunzio Reina - Terra Di Fronte (Autoproduzione, 2013)

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La “Terra di fronte” è quella agognata dai migranti (di ieri e di oggi), ma è anche la propria terra vista con sguardo disincantato da due musicisti di razza come il chitarrista Antonello Paliotti e il mandolinista Nunzio Reina. «È un disco che è la sintesi delle cose che mi piacciono; è il mio linguaggio personale che mette insieme musica tradizionale, pop, musica del Novecento, nel senso più ampio, e la mia anima napoletana, naturalmente», mi spiega Antonello Paliotti,che nel suo cuore e nelle influenzedella sua musicasvela anche l’affetto verso lesue ascendenze argentine. La produzione ha visto la luce attraverso il crowdfunding, che per Paliotti significa soprattutto libertà e affrancamento dai legami con discografici e distribuzioni, possibili ormai ai tempi dell’acquisto della musica online, ma che è anche il segno di cecità culturale tutta italiana: perché uno come il compositore napoletano dovrebbe essere un fiore all’occhiello per un’etichetta discografica.Invece, ecco un lavoro pubblicato in punta di piedi. Altro paradossoè che uno come Paliotti lavora più fuori dai nostri confini che in Italia. Per non dire della sua città: «Da almeno quattro anni non lavoro a Napoli!», chiosa Antonello.Stiamo parlando della raffinatezza e della tecnica, ma anche della cultura storico-musicale, testimoniate da dischi a suo nome, quali “Tarantella Storta” (2001), “Coppola Rossa” (2004), “La Montagna Fredda” (2004), “Musica Obliqua” (2006) e dalle orchestrazioni realizzate per Roberto De Simone ed altri artisti di fama internazionale. 
Foto di Sergio Siano
Paliotti appartiene a quella schiera di artisti la cui musica sta troppo stretta nei confini tracciati dalle mappe e non è divisa inrecinti temporali. Detto questo, veniamo al percorso di cordeche questo napoletano plurale condivide con l’apprezzatissimo mandolinista Nunzio Reina, il quale ha all’attivo numerose e prestigiose collaborazioni. Summa dell’esperienza musicale del compositore, “Terra di fronte” ha in copertina un’immagine d’epoca di maestri musicanti girovaghi,tratta da un prezioso libro curato da Gesualdo Bufalino:è un ensemble classico ma dall’impostazione non classica, che potrebbe venire «da qualche parte nel tempo… e nello spazio», precisa il musicista napoletano. Il programma inizia alla grande con “Valse con variazioni”, partecipe il violoncello di Giovanni Sanarico: è una riduzione del quarto movimento del “Concert duPrintemps” per due mandolini e orchestra, già nel repertorio di Hamilton de Holanda e Mike Marshall. A seguire è la fisionomia cinematica di “Altro”, brano dalla forte comunicatività, sorprendente per lo sviluppo armonico,con l’apporto del basso Dario Franco e del mandoloncello di Gennaro Petrone. Una composita delizia è “Blues342”, confluenza di ispirazioni napoletane-carioca-americane, mentrein “Variazioni sul basso di tarantella” ritroviamo l’abile sfrontatezza di Paliotti di ripensare i classici del canto d’arte di Napoli o della tradizione popolare proponendo nuove soluzioni armoniche edimprovvisazioni: in questo caso si tratta del celebre “Lo Guarracino”. Anche nella successiva composizione Paliotti si avvale di procedimenti improvvisativi:si tratta di “Lôro”, un tema di EgbertoGismonti, il grande musicista brasiliano con cui il compositore napoletano collabora da anni. Un altro passaggio significativo dell’album è “O Casamento de Don Miguel”, che è la terza parte di un ciclo di composizioni per violino e orchestra, in cui l’elemento latinoamericano è preponderante. 
Foto di Sergio Siano
Il brano parte sostenuto per subire un rallentamento nella parte centrale, quando si accentua l’andamento meditativo;procede poi con il raddoppio della melodia da parte del mandolino e un finale di impronta percussiva. Che piacere! Tocca alle variazioni sulla piazzollana “Otoño Porteño” fissare un’altratappa nel magistero stilisticoe compositivo novecentesco, ma non rinunciando ad inseriresequenze melodico-armoniche partenopee. Possiede unasottigliezza danzante “Vals venezuelano nº 10363”, –chel’artista napoletano dedica a se stesso – un temaproveniente da una raccolta di composizioni in stile latinoamericano, composte da Antonello ai tempi del Colin Muset Ensemble, un organico ad elevata libertà creativa che incise il disco “Condannati a vagare sui mari” per l’etichetta di border music Konsequenz.Dopo tanto Sudamerica, latinità e tradizione partenopea, sempre condotte sul filo dell’emozione e mai espressione di vacui esercizi estetizzanti, ecco la solennità essenziale della pavana “Sette anni”, altro tassello emozionale con la sua tenera dedica segreta, che merita il rispetto della nostra discrezione. 


Ciro De Rosa