Vincenzo Zitello – Infinito (Telenn, 2014)

Sono passati tre anni dallo splendido “Talismano” e Vincenzo Zitello, compositore ed arpista tra i più apprezzati in Europa, torna a sorprenderci con “Infinito”, disco nel quale ha raccolto otto brani, ispirati alla Musica delle Sfere, che, stando ad un’antica concezione filosofico-alchemica, sarebbe stata prodotta dai movimenti di rotazione e rivoluzione della Luna, del Sole e dei pianeti. Studi riguardo l’armonia dell’Universo furono compiuti in modo approfondito da diversi filosofi greci come Pitagora, Filolao e Platone, ma le teorie più affascinanti sono state, senza dubbio, quelle elaborate da alcuni alchimisti del Cinquecento, sull’onda della riscoperta della tradizione ermetica. In particolare fu l’alchimista e teosofo inglese Robert Fludd, ad elaborare una particolare concezione secondo cui le sfere dei quattro elementi, dei pianeti e degli angeli erano disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano divina, un Dio architetto e musicista supremo del creato. Questo importante, quanto poco noto, tesoro di conoscenze sapienziali è diventato lo stimolo per la ricerca musicale compiuta da Vincenzo Zitello, il quale con “Infinito” ha inteso tracciare la rotta di un viaggio, che attraverso queste regole armoniche universali, ci conduce alla riscoperta del nostro interiore. A farsi carico della maggior parte degli strumenti è lo stesso Zitello, che si divide tra arpa celtica, violoncello, viola, violino, xapoone, clarinetto, flauto, e ottavino, tuttavia determinanti nella riuscita complessiva del disco sono anche le partecipazioni di Mario Arcari (oboe e corno inglese), Daniele Bicego (uillean pipes), Daniele Di Bonaventura (bandoneon), Yuriko Mikami (violoncello) e Fulvio Renzi (violino e viola). Dal punto di vista prettamente stilistico, la scrittura dei brani si caratterizza per una dimensione orchestrale in cui gli archi, fiati ed arpa danno vita ad un immaginifico tessuto sonoro in cui si alternano nelle parti soliste ora il violino, ora il corno inglese, ora l’oboe, ora ancora il bandoneon, dando vita ad un atmosfera quasi magica. La prima parte del disco, dedicata all’alternarsi delle stagioni, evoca la palingenesi della natura tutta giocata sull’armonia degli opposti, ma anche quel percorso di rinascita iniziatico proprio delle antiche fratrie misteriche. “Autunno” con il suo suggestivo interplay tra arpa e bandoneon ci conduce attraverso l’esperienza alchemica del V.I.T.R.I.O.L. (visita interiora terrae rectificando inveniens occultam lapidem), mentre la sofferta nostalgia di “Inverno” è metafora di quella morte necessaria per poter rinascere a nuova vita. “Primavera” ed “Estate” con le loro sonorità solari rappresentano la vita nuova, a cui segue la purificazione attraverso i quattro elementi della natura che si compone nella magnifica successione di “Acque”, “Terre”, “Fuochi” ed “Arie”. Questi quattro brani con le potenti vibrazioni ed onde di forma che emanano sono la trasposizione in musica della geometria sacra dei ritmi della natura, quella che governa il ciclo infinito del nostro mondo. E’ il ciclo continuo dell’eterno ritorno, dell’infinito, di quell’Uroboros rappresentato in copertina. “Infinito” è così un lavoro che fa vibrare le corde profonde dell’animo, invitando a compiere il percorso interiore del “conosci te stesso”, condizione necessaria a sentirsi parte del tutto, in piena armonia con l’eggregore della natura. 

Salvatore Esposito