The War On Drugs - Lost In The Dream (Secretly Canadian, 2014)

The War On Drugs nascono nel 2005 in Pennsylvania, e nonostante diversi cambi di formazione, negli anni hanno portato avanti con convinzione l’idea di rendere omaggio a quel sound, che è il mio, forse il nostro, ovvero quello che fa capo ai grandi gruppi come the Fleetwood Mac o gli Heartbreakers di Tom Petty, fino al suono livido e popular rock degli E Streeters di Bruce Springsteen. Il loro nuovo album “Lost In The Dream”, si caratterizza per atmosfere oniriche, quasi ogni canzone fosse l’occasione per perdersi in un sogno, cullati dal raffinatissimo ed importante lavoro alle tastiere. A tratti ci riporta dritto ad una delle caratteristiche peculiari della E Street Band quella di avere due tastieristi, o meglio, un pianista e un organista che negli anni si divennero due tastieristi, creando quei pad così psichedelici da diventare un marchio di fabbrica, o al suono inconfondibile di Benmont Tench insieme agli Heartbreakers, dove la presenza del genio chitarristico di Mike Campbell contribuiva a dar vita a nuances sonore incredibili. Insomma, siamo in presenza di un disco che è un atto d’amore verso quel sound che ha definito un epoca, gli anni Novanta. Le indubbie capacità nel songwriting dei The War On Drugs sono ampiamente dimostrate, così come emerge chiaramente la forza evocativa di un mondo notturno, di corse in auto senza meta, di sonni agitati, e sogni d’amore. Personalmente per quello che ho potuto capire, The War On Drugs non sono un gruppo vero e proprio, perché altre sono le dinamiche di una band, ma posso assicurarvi, il risultato è corale e magnifico allo stesso tempo. Certo, se avete “Damn The Torpedoes” o “Darkness On The Edge of Town” avrete già capito di cosa parliamo, ma tornare ad immergersi in certi suoni è sempre un piacere. Come si dice “repetita juvant”… Del resto non capita tutti i gironi che vengano pubblicati dischi come questo. E’ questione di perfezionismo quasi maniacale il voler far sì che il disco suoni tutti coeso attorno a una idea di questo tipo. Io da parte mia ho avvertito anche certe suggestioni affini a Mike Scott e i suoi Waterboys, ma potrei sbagliarmi. Tuttavia ho il fondato sospetto che questo disco rimarrà con voi a lungo, e così non mi resta che consigliarlo caldamente.


Antonio "Rigo" Righetti