Robert Cray – In My Soul (Mascot, 2014)

“In My Soul” è l’album numero ventuno per il grande “soul man with a lot of blue” Robert Cray, dotato chitarrista e cantante capace di fondere le atmosfere della musica del diavolo con quelle della musica dell’anima. Dietro al mixer c’è uno dei più grandi musicisti e produttori di sempre, ovvero Steve Jordan, batterista con un pedigree devastante, da Keith Richards coi suoi Expensive Winos passando per le varie esperienze dal vivo col gotha della musica americana, fino a toccare James Taylor, John Mayer, John Scofield e Boz Scaggs. Al suo fianco ritroviamo come engineer Niko Bolas, già con Neil Young in varie avventure. Non sorprende così, data la presenza di due big come Jordan e Bolas, che il suono sia perfetto, cristallino e piacevole nelle frequenze basse. Ritroviamo atmosfere affini a Booker T. And The Mg’s, con il basso che ricorda il lavoro senza tempo di Donald “Duck” Dunn, mentre la chitarra è dolce ed allo stesso tempo tagliente, che senza scimmiottare troppo lo stile di Sumlin, sicuro riferimento di Robert, fa da controcanto per l’ugola dell’autore. Uno strumentale omaggia proprio Booker T. in modo perfetto, e le cover spaziano da Otis Redding fino al grande Bobby Blue Bland. Personalmente l’invidia che provo per questi dischi ha del soprannaturale, e sarebbe un sogno poter fare un album come questo, e poi poter dar vita ad una bella tournée vera. In questo disco abbiamo la grande ed estrema semplicità che è ad appannaggio solo dei grandi, abbiamo una voce che ti scava dentro e delle storie di vita vissuta, di problemi di tutti i giorni affrontati con il sorriso amaro di chi sa che la vita è degna di essere vissuta, se ci muoviamo in direzione della luce malgrado tutto. Se vincessi al gratta e vinci una cifra importante, Steve Jordan sarebbe il primo sfizio che mi toglierei dal punto di vista produttivo e di drumming. Qui abbiamo un disco fuori dal tempo prodotto in modo pertinente da un musicista interessato a far suonare la musica. Quando ci si avvicina a questo stile, quando si usano i fiati e l’ambientazione soul, ci si mette nella posizione pericolosa di maneggiare un’idea di classe e di riferimenti estremamente ambiziosi, legati a una stagione straordinaria e splendida della musica. Robert Cray con l’aiuto di Steve Jordan è riuscito a pubblicare un autentico disco soul nel 2014. E questo non è poco, ve lo assicuro.


Antonio "Rigo" Righetti