Miles Davis Quintet with John Coltrane - Live In Saint Louis 1957 (RLR Records/Egea, 2014)

“Poi a Maggio riorganizzai la mia band con Trane, Red, Philly, Joe e Paul, e tornammo a registrare ancora una volta per la Prestige da Rudy Van Gelder a Hackensack nel New Jersey. Ricordo bene queste sessions perché furono lunghe e suonammo magnificamente. Non facevamo mai una seconda take. Registravamo semplicemente come se stessimo suonando un set in un nightclub. (…) Il mese dopo andammo a registrare per la Columbia e facemmo tre o quattro pezzi di quello che poi divenne “’Round About Midnight”, il mio primo album per la Columbia. Dopo riorganizzai la band, e tornammo al Cafè Bohemia dagli inizi della primavera fino al tardo autunno del 1956 e suonammo là ogni sera”, così scrive Miles Davis nella sua autobiografia ricordando i giorni grandiosi del suo quintetto, un gruppo straordinario formatosi nel 1955 e composto da John Coltrane al sax tenore, Red Garland al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Rivisitando standard e brani tradizionali, il quintetto di Miles Davis divenne una delle maggiori formazioni hard bop di sempre, e si ritagliò un posto in prima fila nella storia del jazz dando alle stampe per la Prestige Records quattro dischi straordinari nell’arco di un anno, ovvero “Relaxin'”, “Steamin'”, “Workin'” e “Cookin'” nei quali il trombettista americano cristallizza il suo sound peculia, limpido, privo di vibrato, e spesso ammorbidito dall’uso della sordina Harmon. La consacrazione per Miles Davis e soci arriva con la firma del contratto con la Columbia, e nelle sedute di registrazione del 5 giugno e del 10 settembre 1956, il quintetto completa “’Round About Midnight” iniziato alla fine dell’anno precedente. Nel febbraio del 1957, a pochi giorni dall’uscita di “’Round About Midnight”, Miles Davis e il suo quintetto vengono ingaggiati per una serie di nove serate al Peacock Alley di Saint Louis, e per l’occasione le due esibizioni del 15 e del 23 vengono registrate e messe in onda dalla radio KSTL-AM. Questi due concerti, usciti originariamente negli anni novanta in versione limitata (che per altro li datava al 14 e 21 luglio del 1956), sono stati di recente ristampati dalla Rare Live Recordings, accompagnati da un interessante libretto con note di copertina firmate da Matias Rinar. Si tratta di un documento molto raro non solo perché esistono ben poche registrazioni di concerti di Miles Davis nella natia Saint Louis, ma anche per fotografano il quintetto poco prima del suo primo scioglimento con l’uscita dal gruppo di John Coltrane, per motivi di droga. Proprio dalla dipendenza dall’eroina si era appena liberato Miles Davis che guida il suo gruppo in due set di grande pregio, e laddove la qualità delle registrazioni non risulta eccezionale, la qualità delle performance contribuisce a fare di questo disco un piccolo gioiello. Ad aprire il set del 13 febbraio è una straordinaria versione di “Ah-leu-cha” dal repertorio di Charlie Parker, a cui segue una suggestiva “A Foggy Day” in cui la tromba di Miles Davis dialoga in modo superbo con il piano di Red Garland. Il Cole Porter di “All Of You”, ripresa poi anche in “’Round About Midnight” apre poi la strada alla sontuosa “Woody ‘n You” di Dizzy Gillespie in cui spicca l’interplay tra la tromba di Miles Davis e il sax di John Coltrane. A chiudere il set sono “Walkin’” e l’outro di “The Theme” dello stesso Davis. Segue il set del 24 febbraio, le cui danze sono aperte da “Two Bass Hit” di Dizzy Gillespie e “Well You Needn’t” di Thelonius Monk in cui giganteggia la tromba di Davis supportata magistralmente dalla sezione ritmica di Chambers e Jones. Ma il vero vertice del disco arriva con la strabordante versione di “All Of You” in cui il quintetto ci regala ben undici minuti di improvvisazione pura. Completano il set “Oleo” di Sonny Rollins e “Into The Theme” di Miles Davis, purtroppo pervenuta incompleta. Sebbene, come detto, la qualità sonora non sia impeccabile, questo “Live In Saint Louis 1957” è semplicemente una chicca per appassionati, ma piuttosto un documento storico di grande importanza non mancherà di regalare emozioni a quanti vi dedicheranno un ascolto attento. 


Salvatore Esposito