In Memoria Di Maria Carta, Voce Della Sardegna, Teatro San Fedele, Milano, 16 Marzo 2014

Il 16 marzo, a Milano, presso il Teatro San Fedele, si è svolta una giornata musicale interamente dedicata a Maria Carta, della quale quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dalla sua prematura scomparsa. La giornata musicale è stata promossa dal CSCS (Centro Sociale e Culturale Sardo) di Milano che, nel 1993, aveva ospitato la cantante di Siligo durante una conferenza cui aveva preso parte anche l’etnomusicologo Pietro Sassu. Il dibattito ha visto il coinvolgimento di diversi intellettuali coordinati da Giacomo Serreli, giornalista televisivo che musicalmente si è distinto per aver scritto alcune monografie (“Sardegna rock”; “Boghes e sonos”) riferite a cantanti o gruppi musicali moderni che, in vario modo, hanno composto ispirandosi alla musica popolare sarda tradizionale. Un’efficace sintesi della poliedrica carriera di Maria Carta è stata presentata da Pierangela Abis, Presidente del CSCS. Francesca Bocchi, docente di Storia Medievale presso l’Università di Bologna, ha rievocato gli anni di intensa collaborazione con la cantante, alla quale riuscì a far ottenere un contratto di docente di Antropologia Culturale, esperienza che in seguito si consolidò in intense collaborazioni con gruppi strumentali di musica classica e da camera. Da parte sua, Luigi Carta ha evidenziato l’inerzia delle istituzioni pubbliche dopo la dipartita della sorella, alla quale reagì mettendo a disposizione un’intera abitazione di sua proprietà presso la quale poter istituire a Siligo un Museo e una Fondazione che, ancora oggi, è molto attiva nella valorizzazione della musica tradizionale sarda.
Il dibattito
Presidente della Fondazione è Leonardo Marras, il quale ha riferito che l’impegno dell’Ente è concentrato a operare su più fronti. Quello istituzionale e museale, rivolto al passato, e quello contemporaneo, dedicato al turismo e alla trasmissione culturale, rivolto soprattutto ai giovani. In particolare, ha informato di un’intensa attività corale destinata agli alunni di Siligo, che permette di continuare a perpetuare i repertori tradizionali in collaborazione con le scuole locali. Marras, commosso, ha poi ricordato i concerti organizzati nel 1993 a Sedilo, sotto la sigla ICHNOS, ai quali Maria Carta partecipò con entusiasmo nonostante la sua malattia ma, come era solita ricordare ad amici e giornalisti, “… per lei cantare era la vita... cantare la faceva stare bene…”. Spezzoni di interviste e di esibizioni televisive sono state organicamente montate da Giacomo Serreli e proposte al pubblico durante la conferenza. Dalle interviste emerge con chiarezza la consapevolezza con la quale Maria Carta assunse il compito (morale e civile) di portare in continente, nelle radio, nelle televisioni e in giro per il mondo la musica della propria terra. Maria cantava sempre e solo in sardo. Poco le importava che la lingua dei canti fosse incomprensibile per il pubblico extra regionale anche perché conosceva l’importanza di esprimersi vocalmente soprattutto con il cuore, essendo peraltro la musica un mezzo di comunicazione metalinguistico che tende alla universalità.
Rossella Faa durante il concerto
Solo in un’occasione, quando gravemente malata, decise di cantare una canzone in italiano, specificando: "Ho cantato per quarant’anni in sardo, per la mia gente e per la Sardegna. Oggi canterò, per una volta, in italiano. E lo faccio per me, perché sento l’esigenza di cantare con questa lingua". Durante la tavola rotonda, la critica letteraria Neria De Giovanni ha ricordato la Carta come poetessa, trattando della sua pubblicazione titolata “Canto Rituale”, un’opera che la cantante avrebbe voluto ristampare con opportune integrazioni. Purtroppo la malattia non permise di giungere alla revisione e alla ristampa delle sue poesie, raccolte in un libro che oggi risulta di difficile reperibilità. Parallelamente ai meriti poetici sono state ricordate dai conferenzieri le numerose partecipazioni dell’artista di Siligo in ambiti “multimediali”, ovvero in trasmissioni televisive, in recite teatrali, sui set cinematografici, sui palchi di numerosi paesi europei ed internazionali. Infine, è stato ricordato il suo impegno civile e politico, che la portò a divenire Consigliera in Campidoglio, presso il Comune di Roma, dal 1976 al 1981 (Sindaco, Walter Veltroni). La seconda parte della giornata musicale è stata caratterizzata da concerti strumentali che hanno visto la partecipazione di tre vocaliste sarde: Rossella Faa, Simona Salis e Monica Demuru. Come ho avuto modo di evidenziare nel testo “Introduzione alla Musica Sarda”, Maria Carta è stata sicuramente una pioniera, anticipatrice di quella che oggi è divenuta una realtà con la quale si devono confrontare un po’ tutti gli esecutori di musica popolare.
Una realtà che deve fare i conti con la internazionalizzazione del mercato musicale, tipica di una società sempre più globalizzata, che da un lato tende all’ omologazione e dall’altro valorizza le differenze culturali in segmenti di mercato, offrendo musicalmente rinnovati orizzonti di diffusione anche in forme ibride (come quelle della cosiddetta world music). Maria Carta, pur provenendo da una formazione musicale tipica delle culture orali, si trovò, come cantante e interprete, ad inaugurare un nuovo modo di fare musica tradizionale fuori dal contesto regionale. Ed è proprio questa sfida che i cantori e i suonatori sardi contemporanei dovranno sempre più accettare, confrontandosi con le leggi del mercato discografico internazionale senza rinunciare alla propria identità musicale che ha solide radici culturali. Maria Carta è stata per decenni la Voce della musica sarda, brillante e tenace testimone di un periodo storico in cui a tale musica si aprirono le porte del mondo. Avendo ricevuto molto dalla Sardegna, spese tutte le sue forze espressive per restituirle tanto in termini di immagine internazionale, facendosi carico della trasmissione di un messaggio sociale e musicale che continuerà con forza a sopravvivere negli anni a venire. 


Paolo Mercurio