Artisti Vari - The Beautiful Old: Turn Of The Century Songs (Doubloon Records , 2013)

La fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento furono gli anni che videro diffondersi su larga scala il fenomeno della “sheet music”, erano partiture musicali vendute a pochi cents, che consentivano agli americani come ai sudditi della corona britannica di portare le canzoni in voga al momento nei salotti delle loro case. Erano gli anni in cui l’energia elettrica e la radio non erano ancora diffuse su larga scala, e in tanti si dilettavano a suonare quei brani, spesso tradizionali che rappresentavano il corpus della folk music anglosassone. Molti di questi spartiti vendettero all’epoca diversi milioni di copie, e questo fenomeno se rapportato ad oggi ci mostrerebbe come avrebbero potuto guadagnare vagonate di dischi di platino. Ciò che purtroppo appare incredibile è che molti di questi brani sono caduti nell’oblio, essendo ormai sconosciuti al grande pubblico pur rivestendo una grande importanza dal punto di vista storico e filologico. Se all’epoca era molto comune sentire per strada fischiettare o canticchiare il ritornello di un classico come “After The Ball”, che vendette oltre cinque milioni di copie di spartiti, oggi quelli che conoscono questo brano sono pochissimi. A riportare alla luce questo affascinante repertorio è il progetto “The Beautiful Old: Turn Of The Century Songs”, nato da un’idea dei produttori Paul Marsteller e Gabriel Rhodes, i quali hanno raccolto un folto gruppo di strumentisti ed interpreti, e nell’arco di un anno di lavoro in diversi studi di registrazione, hanno dato vita ad una collezione di diciannove brani, risalenti ad un arco temporale che va dal 1823 al 1918. Mescolando brani all’epoca molto popolari e altri più oscuri, il disco apre una porta spazio-temporale sul passato, e grazie ad un accurato lavoro sugli arrangiamenti, e all’utilizzo di una strumentazione rigorosamente vintage, si ha modo di scoprire tutto il fascino di questa gloriosa epopea della folk music. Fondamentale in questo senso è stata anche la scelta di dare vita ad una sorta di backing band stabile, in cui spiccano alcuni strumentisti d’eccezione come Garth Hudson (accordion e pianoforte), Michael Thompson (pianoforte e trombone), Floyd Domino (piano), Richard Bowden (violino), a cui si aggiungono Dony Wynn (batteria) David Carroll (basso), Ruby J. Hornsby (viola e violino), Jon Mills (fiati), Hunt Sales (batteria e percussioni), John McCusker (violino), Brian Standefer (violoncello), Richard Greene (violino), nonché Gabriel Rhodes, che da consumato polistrumentista spazia dalla chitarra all’organo, dall’accordion alla concertina. Ad aprire il disco non poteva che essere Richard Thompson che forte della sua preziosa opera “1000 Years of Popular Music”, ci regala una interpretazione magistrale di “The Band Played On” in cui spicca il dialogo tra il violino di Garth Hudson e il piano di Michael Thompson. Si prosegue con la cantautrice americana Kimmie Rhodes che interpreta con grazia e dolcezza la romantica ballata “A Perfect Day”, mentre Graham Parker è protagonista di una superba “The Flying Trapeze”, brano del 1867 colorato dalle sonorità di New Orleans. Pregevole è anche “Love’s Old Sweet Song” cantata dalla talentuosa folksinger irlandese Heidi Talbot, così come affascina la versione pianistica di “Long Time Ago” di Jimmy LaFave, in cui brilla il pianoforte suonato da Floyd Domino. Arrivano poi il ben noto traditional “Silver Dagger” e “The Dying Californian”, interpretate rispettivamente da Jolie Godnight e Carrie Elkin, mentre lo strumentale “The Rosary” è ad appannaggio del pianoforte magico di Garth Hudson. Buone sono anche le prove di Simone Stevens in “Come Joesephine In My Flying Machine” e “Le Me Call You Sweetheart”, Kim Richey in “Beautiful Ohio” e Christine Collister in “Home Sweet Home”, tuttavia gli altri vertici del disco sono da rintracciarsi nella bella versione della già citata “After The Ball”, ad opera di Dave Davies dei Kinks e di “Just A-Wearyin’ For You” interpretata da Eric Bibb. Chiudono il disco i due strumentali “The Last Rose Of Summer” e “Till We Meet Again”, con quest’ultima sugellata dal gustoso intreccio tra l’accordion di Garth Hudson, il violino di Richard Bowden e il piano di Gabriel Rhodes. Insomma il progetto “The Beautiful Old” ha il pregio di gettare nuova luce sulla “sheet music” rileggendo un repertorio di brani preziosi, nel rispetto della tradizione, ma con il piglio e la freschezza della modernità. 


 Salvatore Esposito