Italian Sounds Good: Miami & The Groovers, The Piedmont Brothers Band, Baxamaxam, blueCacao, I Cani Della Biscia, Cockoo, Sine Frontera, Dante

Miami & The Groovers - No Way Back (M&TG, 2013)
In questi anni, a partire dal disco di esordio Dirt Roads del 2005, abbiamo assistito ad una crescita continua e costante dei Miami & The Groovers, che con il loro ultimo disco in studio “Good Things” hanno certamente raggiunto la piena maturazione artistica, e questo non solo per la qualità delle loro canzoni, ma anche per la loro intensa attività live che li ha portati nell’ultimo anno a raccogliere grandi apprezzamenti in Italia come all’estero. Proprio al culmine di un anno così ricco di soddisfazioni, arriva il loro primo disco dal vivo “No Way Back”, che documenta due concerti tenuti nello strapieno Teatro Comunale di Cesenatico il 23 e 24 marzo 2013, e al quale hanno preso parte alcuni ospiti d’eccezione come Joe D’Urso, Pat the soul cat Toner, Joe Rapolla, Lowlands, Hernandez & Sampedro, Daniele Tenca, Riccardo Maffoni e Daniele Rizzetto. Per l’occasione hanno deciso di fare le cose in grande, e regalare ai loro fans anche un dvd, che ripercorre per oltre cento minuti la magia di quei due giorni tra brani suonati, scene da backstage, soundcheck e varie interviste. Il risultato è un box set che sintetizza il meglio della produzione della band riminese spaziando attraverso il loro tre dischi in studio, il tutto condito da una potente dose di energia ed entusiasmo. Il palco è, infatti, la dimensione ideale dei Miami & The Groovers come spiega il front-man del gruppo Lorenzo Semprini: "Non contano gli anni ma contano le miglia. La nostra forza credo sia quella di andare a suonare con l'obiettivo di proporre senza filtri ciò che siamo come musicisti e come essere umani, con pregi e limiti. Il risultato di questi anni spesi "on the road" è stato vedere crescere il proprio pubblico, vederlo maturare e vederlo rincorrerci per ascoltare i nostri brani e non più quelli dei nostri idoli". Immergersi nell’ascolto, ma soprattutto nella visione di “No Way Back” significa entrare nel cuore dell’ispirazione dei Miami & The Grooves, toccando con mano tutta la passione, e la carica emotiva che anima la loro musica. Brillano infatti le splendide versioni di “Lost” in cui brilla il piano di Alessio Raffaelli, l’energia della travolgente “Good Things”, ma soprattutto quel gioiello che è “Tears Are Falling Down”, cantata in duetto con Daniele Tanca, e che rappresenta uno dei vertici di tutto il disco. Molto curato è anche il già citato dv, la cui scaletta regala ulteriori sorprese come il bel duetto con Riccardo Maffoni in “Walking All Alone”, l’incursione nel blues di “Under Control” e due splendide riletture di “Rockin’ In The Free World” di Neil Young e “Redemption Song” di Bob Marley. Insomma “No Way Back” dunque è un documento prezioso, non solo per la cura con cui è stato realizzato, ma anche perché ci offre una fotografia fedele dell’energia e della potenza dei live act della band riminese.

The Piedmont Brothers Band – Back To The Country (Autoprodotto, 2013) 
Recensendo il gustoso “Rarities”, disco di inediti e rarità pubblicato in serie limitata, anticipammo che la Piedmont Brothers Band, di lì a poco, ci avrebbe regalato un altro disco, questa volta però nuovo di zecca. Ronald Martin e Marco Zanzi, infatti, non si sono fatti pregare e così, dopo una intensa e coraggiosa campagna di fundraising, eccoci alle prese con “Back To The Country”, album che raccoglie tredici brani, e che cementa ancor di più l’idea cardine questo progetto musicale, ovvero la comune passione per il country rock, una passione più forte delle difficoltà logistiche ed organizzative, che ha avvicinato America ed Italia. Gli ingredienti che avevamo amato nei precedenti dischi ci sono tutti, splendide chitarre, e armonie vocali di cristallina bellezza, ma ciò che più sorprende è la qualità delle composizioni originali, che svelano una scrittura fresca ed originale come è difficile trovare anche oltreoceano, dove troppo spesso la musica roots tende a ripiegarsi su se stessa. Ad impreziosire il disco non mancano anche in questa occasione alcuni ospiti d’eccezione come Rick Roberts (FBB, Firefall), Richie Furay (Buffalo Springfield, Poco, Southern-Hillman-Furay Band), Gene Parsons (Nashville West, Byrds, FBB, Parsons Green), il leggendario Buddy Cage (New Riders of the Purple Sage), Patrick Shanahan (Stone Canyon Band, New Riders of the Purple Sage) e Stephen A. Love (Stone Canyon Band, NRPS, Roger McGuinn). Durante l’ascolto brillano così brani come la title track, firmata da Marco Zanzi, la splendida “All Is Not Lost (How Sad But True)” di Ron Martin, e il traditional “Little Annie” che chiude il disco. Di pari bellezza sono anche le riletture di “Colorado” e “In My Own Small Way” di Rick Roberts, ma soprattutto la superba “And Settlin’ Down” di Richie Furay, il quale per l’occasione la interpreta in duetto con la figlia Jesse Furay Lynch. Insomma “Back To The Country” guardando al passato della grande epopea del country rock degli anni settanta, apre una porta verso il futuro, ricordandoci come questo genere abbia ancora molto da regalarci tanto dal punto di vista delle emozioni quanto da quello prettamente musicale e qualitativo.

Baxamaxam – Baxamaxam (Black Sweat Records, 2013) 
Baxamaxam è il progetto musicale nato dall’incontro tra il bluesman milanese Cristiano Buffa e il musicista senegalese Abdou Mbaye, i quali conosciutisi nell’adottiva Faenza, hanno intrapreso un comune percorso di ricerca musicale che li vede ripercorrere la strada tracciata da Ry Cooder e Ali Farka Touré nello storico “Talking Timbuktu”. In questo senso non è casuale anche la scelta del loro nome, Baxamaxam che in lingua wolof significa "doppia conoscenza", quasi a voler sottolineare come per comprendere realmente la vera origine del blues sia necessario risalire fino alle sue radici africane. Laddove in apparenza l’idea concettuale alla base di questo progetto artistico non sembra brillare per originalità, basta ascoltare il loro disco di debutto, pubblicato dalla Black Sweat Records, per capire come la loro ricerca musicale sveli una cifra stilistica molto originale. Grazie alla produzione illuminata di Maurizio Abate, i Baxamaxam, hanno messo in fila otto brani di pregevole fattura, incisi per lo più in presa diretta, in cui il blues incontra e si riflette nella tradizione musicale africana, dando vita a spaccati musicali di grande intensità. L’intreccio tra la chitarra di Buffa e le percussioni ed il lamellofono di Mbaye, danno vita così ad atmosfere ipnotiche, in cui psichedelica e suoni desertici impreziosiscono brani come “Demb” e “Mission”, nelle cui trame si nasconde la cadenza di ritmi ancestrali e canti rituali, ed incorniciano in modo sorprendente i suoni evocativi di “Diber Ngon”, “Allarba” e “Nabi Blues”, trovando il suo vertice nella superba “Mama. Questo disco di debutto dei Baxamaxam è, dunque, una bella sorpresa, e siamo certi che rappresenterà un ottima base di partenza per il duo blues italo-senegalese. 

blueCacao (feat. Vissia Trovato) – Brainstorm (Indelebile Blues Records/I.R.D., 2013) 
Chiusa l’esperienza dei Cacao, apprezzata rock band degli anni Novanta, Dario Guidotti (sax, flauto, armonica, e voice), Enzo Cafagna (basso), Dario Rezzola (batteria), e Silvano Paulli (Chitarra) hanno rispolverato la loro grande passione per il blues dando vita ai blueCacao, nuovo progetto artistico nel quale hanno coinvolto anche il tastierista Daniele Longo, e con cui hanno in breve tempo accumulato una bella esperienza dal vivo, esibendosi in tutta Italia e segnalandosi tra i protagonisti sui palchi dei principali festival blues italiani. “Brainstorm” il loro disco di debutto, realizzato grazie ad un fundraising sui internet, nasce dalla collaborazione con la brava vocalist Vissia Trovato, e raccoglie dodici brani tra originali e cover. Ad aprire il disco è “All I Got I You firmata da Dario Guidotti, che ci conduce subito verso la bella versione di “Can’t Buy Me Love” dei Beatles, ma è con l’originale arrangiamento di “Mercedes Benz” di Janis Joplin, che si tocca uno dei vertici del disco. Non manca un incursione nel blues inglese di John Mayall con il classico “Room To Move” e in quello americano con la torrida “Stormy Monday” di T-Bone Walker, ma è con “That Train Don’t Stop Here Anymore” nella versione di Ruth Brown che Vissia Trovato offre una delle sue migliori performance vocali. La bella resa di “Why Don’t You Do Right” dal repertorio di Peggy Lee e una gustosa “Wild Wild Woman” proposta nella versione di Shemekia Copeland, completano un disco interessante, che non mancherà di farsi apprezzare a pieno dagli appassionati del blues made in Italy. 

I Cani Della Biscia – Fai Come Faresti (Autoprodotto, 2013) 
I Cani Della Biscia sono una band folk-rock piacentina, che propone una interessante commistione tra folk, liscio e pop-rock dando vita ad uno stile originale, che non conosce barriere non disdegnando ammiccamenti anche verso lo ska e il reggae. Guidati dal frontman Valentino Casagrandi (voce), il gruppo è formato da: Davide Cignatta (chitarre e cori), Paolo Cignatta (chitarra e ukulele), Stefano Schembari (basso e cori), Carlo Cantore (batteria e cori) e Johnny Pozzi (hammond, tastiere e pianoforte), tutti strumentisti di grande esperienza, con la passione per il racconto in musica delle piccole storie quotidiane, attraverso un intreccio sonoro che lega passato delle balere dove si ballava il liscio e il presente delle sonorità attuali del rock. Il loro disco di debutto “Fai Come Faresti” raccoglie dodici brani, che nel loro insieme compongono una sorta di viaggio nell’immaginario del territorio piacentino, tra vino rosso, racconti intorno al fuoco, e danze nell’aia, il tutto condito da una buona dose di divertimento ed ironia. Durante l’ascolto piacciono le storie di vita quotidiana cantate in “Gazzola” e “Vai Sulla Diga”, quest’ultima impreziosita dalla voce e dalla fisarmonica di Matteo Bensi dell’Orchestra Italiana Bagutti, ma anche la più scanzonata “Il Mal Della Barbisa” in cui fanno capolino le ritmiche in levare del reggae, la ballata riflessiva ballata “Clochard” e la divagazione in salsa latin di “Carino”. Vertici del disco sono “Buon Natale”, in cui protagonista è uno dei piatti tipici della cucina piacentina, gli anolini, e “Piròn Al Vendicatur”, scritta e cantata in dialetto da Manuel Bongiorni di Musica per Bambini. Chiude il disco la pregevole “Rosso Di Sera” in cui brillano gli archi e i plettri dell'Orchestra “Luigi Cremona”. I Cani Della Biscia con questo loro disco di debutto, hanno certamente posto delle basi solide alla loro crescita musicale, e siamo certi che se sapranno dar vita ad una ricerca sonora maggiormente legata alla loro terra d’origine, riusciranno a raggiungere in fretta la loro piena maturità artistica. 

CocKoo – Buongiorno (Top Records, 2013) 
Nati tra le colline astigiane nel 2005, e con alle spalle una intensa esperienza maturata in vari contest nazionali ed internazionali, i CocKoo hanno debuttato nel 2009 con l’apprezzato “La Teoria Degli Atomi”, che li ha condotti fino al quinto posto della classifica Indie Music Like e successivamente prima alla vittoria della “Targa Giovani 2010” al M.E.I. 2011 e poi del “Premio Testi Opera Prima” al Festival Internazionale della Poesia di Genova sezione Musica, intanto. A distanza di quattro anni dal debutto, la band astigiana torna con un nuovo album “Buongiorno”, disco che attraverso dodici brani racconta il risveglio, come fase di scoperta di un nuovo modo di percepire e vedere il mondo, e come dimensione interiore per emozioni, intuizioni e sogni. Attraverso atmosfere che mescolano beat elettronici, spaccati acustici e divagazioni ritmiche più estreme, emergono brani pregevoli quali l’iniziale “Le Distanze” in cui i CocKoo cantano della difficoltà della scelta e del peso della responsabilità, e l’introspettiva “Casa” in cui protagonista è il cuore come metafora del nostro interiore, ma anche la canzone d’amore “Baby” e l’elettroacustica “La Parte Più Eterna Del Mondo”. I synth de “Nel Bianco Dei Tuoi Occhi”, ci conducono poi ad uno dei brani migliori del disco “La Leggenda Personale”, ispirata dalla lettura de “L’Alchimista” di Paolo Coelho”, mentre la rarefatta “Il Mio Corpo” ci apre la strada all’altrettanto bella “Supernova”. Completano il disco la title-track, il crescendo de “La Cometa” e il risveglio di “Lady G”, che merita di essere segnalata per l’ottimo testo che la caratterizza. 

Sine Frontera – I Taliani (Sine Frontera/Colorgroove, 2013) 
I Sine Frontera sono una band combat folk nata nel 2001 e con alle spalle due dischi ed una raccolta, nonché una buona dose di esperienza live. “I Taliani” è loro nuovo album, il terzo del loro percorso artistico, raccoglie undici brani, registrati sotto la direzione artistica di Alberto Benati, fondatore del gruppo Funky “Ridillo”, e caratterizzati dalla presenza di alcuni ospiti come il trombettista Claudio Zanoni e di Albert Ferrèr dei Malakaton alla voce. Si tratta di un disco dal sound verace e dalle tinte forti, nelle cui tracce si respira tutto il sapore dell’italianità di cui siamo famosi nel mondo, mescolata ad un meltin’ pot sonoro di grande impatto. I Sine Frontera ci raccontano, così, la nostra nazione attraverso i vizi, gli stereotipi come nell’incalzante title track che apre il disco, non mancano l’occasione per ricordarci che l’uomo non è una macchina con la complicità di Albert Ferrèr in “Hombres”, e non mancano di ricordarci delle grandi rivoluzioni come quella di Emiliano Zapata nella divagazione ska di “No Soy Borracho”. Se le sonorità balcaniche de “La Ruota” ci fanno riflettere sul senso della vita, la filastrocca “Il Villano”, rievocando un’opera di Dario Fo, ci rimanda al film di Monicelli “Bertoldo Bertoldino e Cacasenno”. Dalle sonorità italiane si passa poi al folk americano di “Jesse Il Bandito”, fino a toccare l’amara ballata dalle sonorità irlandesi “Dietro Il Portone” nella quale viene citato “Se Questo è Un Uomo” di Primo Levi. Sul finale arrivano poi “Camillo e Peppone” ispirata ai celebri personaggi di Giovannino Guareschi, il punk rock di “Io Son Io” e il congedo con “Peace And Freedom”, che rimanda a certe strutture melodiche della beat generation. Sebbene caratterizzato da temi e stilemi non particolarmente originali, “I Taliani” dei Sine Frontera piace per la sincerità e la passione che ne caratterizza le sue canzoni. 

Dante – Via Gleno (Eden Music Records, 2013) 
Le cronache giornalistiche e il dibattito politico negli ultimi tempi hanno finalmente spostato i riflettori sul tema dell’emergenza carceri in Italia, che sovraffollati e spesso in condizioni igieniche precarie, rendono disumana la vita dei detenuti. A questa vita è stato costretto per tre anni, nel reparto di massima sicurezza del carcere di Bergamo, Dante Brancatisano, cantautore calabrese originario di Samo, con alle spalle una carriera spesa dapprima con la band I Pitagorici, e successivamente come solista. L’8 aprile del 2003, la sua carriera però ha subito una brusca interruzione, quando la polizia irruppe nella sua casa per condurlo in carcere con l’accusa di essere un capobastone della ‘Ndragheta. Dopo la condanna in primo e secondo grado, ed il proscioglimento di tutti i suoi presunti complici, resta dietro le sbarre per tre anni e venticinque giorni, finché la Cassazione, chiede la revisione del processo ed arriva la scarcerazione. Finalmente libero, e sebbene la sua posizione con la giustizia non sia ancora conclusa e definita, Dante ha voluto raccontare la sua triste vicenda di malagiustizia dapprima nel libro “Storia Straordinaria Di Un Uomo Ordinario” (Vololibero Edizioni) e poi nel disco “Via Gleno”, nel quale attraverso dieci brani racconta, attraverso il linguaggio del rock, la sua discesa nell’inferno del carcere, come racconta lo stesso Dante: “Nella musica di "Via Gleno" ho cercato di trasmettere la rabbia che ho provato stando dietro le sbarre del carcere bergamasco in uno stato di convivenza forzata”. Inciso negli studi de “Il Villaggio Della Musica” alle porte di Lugano, il disco vede al fianco del cantautore calabrese alcuni tra i più apprezzati strumentisti italiani come Alfredo Golino (Batteria), Andrea Braido (chitarra e basso), Ivan De Clemente (pianoforte e tastiere), ed Andrea Innesto (sax). Durante l’ascolto emergono così brani intensi e sofferti come l’iniziale “Tutti Fuori”, “Dove Si Va”, “Canto Delle Sirene”, in cui emerge tutto il dramma della convivenza forzata con la mancanza di libertà del carcere, ma anche la speranza di un futuro migliore come nel caso della conclusiva “Siamo Nati Liberi”. Da ultimo ci piace segnalare anche la toccante “Piccola Nomade”, composta in carcere dopo un concerto che Pooh tennero per i detenuti, e in cui emerge tutta l’empatia di Dante nel raccontare le storie degli ultimi. 



Salvatore Esposito