Abacà – Abacà (Autoprodotto, 2013)

Giovane gruppo nato nel 2012 e composto da Chiara Dissegna (fagotto), Simona Cusmano (clarinetto), Giovanni Trivella (chitarra, bouzouki, banjo tenore), Diego Zanoli (fisarmonica), gli Abacà nascono con l’intento di riscoprire e valorizzare il repertorio del bal folk europeo, rileggendolo attraverso una originale chiave stilistica. In particolare il quartetto bergamasco lavorando sulla musica da ballo francese e bretone, e le danze di coppia come la marzurka e il valzer, ha dato vita a composizioni originali, che si ispirano a queste ultime nella forma stilistica e ritmica. Particolare cura è inoltre riservata alla valorizzazione delle possibilità tecniche e timbriche dei vari strumenti, dando vita ad un impasto sonoro nuovo ed originale. Ad appena un anno dalla loro formazione, e con alle spalle una intensa attività dal vivo in festival nazionali ed internazionali, gli Abacà hanno di recente dato alle stampe il loro disco di debutto omomimo. Registrato dal vivo in presa diretta nel luglio del 2013 presso gli studi Suonovivo di Bergamo, il disco mette in fila dieci brani composti da Diego Zanoli, in cui brilla l’interplay tra chitarra e fisarmonica che dialogano con il fagotto e il clarinetto dando vita a suggestive atmosfere che spaziano da momenti nostalgici a spaccati romantici e sognanti. Ad aprire il disco è “Granmezè” uno chapellise di pregevole fattura che ci introduce al trascinante scottish “Alfama”. Dal sinuoso valzer “Valse Forain” si passa poi alla danza in cerchio del rondeau “Distrazioni”, per tornare poi ad un altro valzer, questa volta in otto tempi, di “Valse De L’Ours”. Vertice del disco è il circolo circasso “Sircult” in cui brilla la ritmica saltellante del banjo tenore di Giovanni Trivella su cui la fisarmonica disegna una splendida linea melodica. “Vlase La Moneuse” ci conduce verso il finale con lo scottish impari de “La Loma”, la lenta marzurka “La Pluie” e quel gioiellino che è “Polka Zoè” in cui protagonista è il dialogo tra la fisarmonica e i fiati. Un plauso, dunque, agli Abacà che con questo loro primo disco si segnalano come una delle promesse della scena bal folk in Italia, e siamo certi che pari riscontri li raccoglieranno anche all’estero. 


Salvatore Esposito