Cabudanne Se Sos Poetas 2013, Seneghe (OR), 5 – 8 Settembre 2013

“Cabudanne de sos poetas”, festival di poesia e molto altro che ha luogo a Seneghe, nell’oristanese, è giunto alla sua nona edizione. “Settembre dei poeti” è infatti il sottotitolo del festival, e “cabudanne”, in sardo, sta a significare appunto il mese di settembre, inizio del nuovo anno agricolo, momento del rinnovo dei contratti. Oggi magari è cambiata l’usanza di stipulare accordi legati alla campagna, ma questo festival, organizzato dall’Associazione culturale Perda Sonadora, scandisce ormai il calendario per il paese, tutti i visitatori e gli affezionati. Il giorno di apertura era dedicato, tra le altre cose, agli esiti dei due laboratori, in questo caso uno teatrale e uno musicale, che si tengono da anni a Seneghe nel periodo antecedente al festival. Nonostante un inizio sotto la pioggia una folta fila di persone non si è lasciata intimorire e ha seguito una banda che suonava sotto gli ombrelli serpeggiando per il paese; banda ingaggiata da Roberto Magnani, che conduce il laboratorio di teatro, e che questa volta ha imbastito con quasi quaranta ragazzi un “Pinocchio” dallo stile corale e movimentato, con continui rimandi alla realtà locale, alla lingua, ai modi di dire e di fare. 
Il lavoro è andato poi in scena itinerante per il paese. Il laboratorio di musica portava il nome “Del capogiro”, in riferimento a Erik Satie, figura che è stata, insieme a John Cage e a tanti altri, di ispirazione e spunto ai Comaneci (Francesca Amati e Glauco Salvo) che con Lea Tommasi ed Enrico Zambon tengono il laboratorio, incentrato sull’ascolto, sull’interazione tra i suoni e la gestione dell’improvvisazione. L’esecuzione dei partecipanti, con strumenti e oggetti di vario genere, proveniva dall’interno di una casa della piazza principale; i ragazzi lasciavano poi l’edificio portando fuori il suono, i suoni, le loro voci che si univano in un racconto intrecciato di personali ricordi sonori. Molto fitto il programma degli incontri; la poesia in primo piano, sotto la supervisione di Franco Loi, presenza già cara al festival. Poeti e poesie hanno avuto i loro emissari durante tutte le giornate: dalle interpretazioni di Gisele Pierra, ai versi in friulano di Ida Vallerugo, a Chandra Livia Candiani, Franc Ducros, Annalisa Manstretta, ai catalani Anna Gual Vendrell e Jaume Pons Alorda, a diversi giovani poeti e poetesse, Roberto Concu e Giambernardo Piroddi con Alessandro Giammei; Rossana Abis, Franca Mancinelli, Annalisa Teodorani. 
La poesia è stata, come accade a Seneghe, attorniata da musica, teatro, letteratura, cinema, attività per bambini e momenti di condivisione, anche enogastronomica, che spiccano sempre per vivacità. Come vive sono le tradizioni che in questo caso ben si amalgamano con il presente, senza inadeguate forzature. Va sottolineato inoltre che tutto il paese si adopera sempre non poco per la riuscita delle giornate del festival; la straordinarietà di questa partecipazione così attiva, la forza del luogo, la ricchezza dei prodotti del territorio accompagnano il programma e le idee proposte e rendono questa manifestazione intensa sotto ogni punto di vista. E nel bel mezzo di una regione che ha indiscussa potenza e profondità di patrimonio culturale, dove il rapporto con l’oralità non è interrotto: in diverse occasioni per esempio si ha la fortuna, aggirandosi per il paese, di sentire Su Cuntrattu de Vincenzo Uda, gruppo di canto a quattro voci maschili. 
E basti pensare alla pratica che esiste e resiste sull’isola della “gara chitarra”, o della “gara poesia”, dove l’improvvisazione cantata la fa da padrona. Del legame inestricabile tra musica e poesia in Sardegna hanno parlato nei giorni del festival Giacomo Serreli e Marco Lutzu, proponendo un riassunto di un secolo di registrazioni, facendo ascoltare documenti sonori e raccontando come sia nata e si sia sviluppata l’etnomusicologia in questa regione. C’è al “Settembre dei poeti”, difatti, un’attenzione particolare per questo tema. Un altro degli incontri ha visto protagonista Franco Fabbri, che ha confezionato un excursus sulla dialettica tra folk e pop, a partire per esempio dall’ambiguità del termine “country”, riferito inizialmente ai cantanti rurali e non al genere. 
Anche Fabbri ha proposto degli ascolti, offrendo uno sguardo sul rapporto tra folk-revival e pop, sullo sfruttamento commerciale del folklore, mettendo sul piatto il delicato tema di come rispettare le forme tradizionali con l’avvento delle novità musicali, oltre che sociali e politiche. Le serate in piazza sono state tutte molto frequentate e seguite, dall’incontro dedicato al Club Tenco e alla sua oltre quarantennale attività raccontata da Enrico de Angelis, che ha introdotto e commentato le immagini del filmato “Roba di Amilcare”, un video-documentario sulla Rassegna della Canzone d’Autore, alla proiezione del film “Su Re”, introdotta dal regista Giovanni Columbu, Gabriella Caramore e Tore Cubeddu, allo spettacolo “InvisibilMente” della compagnia teatrale Menoventi, fino al finale con il piano di Arturo Stalteri. 
Tanto altro ha animato il “Settembre dei poeti”: gli appuntamenti mattutini sotto il pergolato del cortile del vecchio frantoio, seguiti da aperitivi offerti da produttori di vini locali, con i quali si sono affrontati discorsi sulla tipicità e il rispetto del territorio, sulla tanto discussa naturalità del vino. E le Letture della mezzanotte, notturni momenti musicali tra gli alberi, con Guido Catalano, che ha declamato le sue poesie accompagnato alla fisarmonica e alla tastiera da Matteo Castellan, Iosonouncane in versione acustica chitarra e voce, Vincenzo Vasi con Valeria Sturba che, mentre tornava nuovamente a scendere la pioggia, hanno chiuso il festival al suono dei loro theremin e altri strumenti vari ed eventuali. Un anno di cambiamento, a partire dall’ampliamento del gruppo che si occupa dell’organizzazione e delle scelte artistiche, per finire con la veste grafica concepita da Leonardo Sonnoli; suo anche un intervento sulla poesia visiva. Un festival che guarda a una programmazione attenta, anche eterogenea, ma che segue la linea precisa della valorizzazione e del riconoscimento di chi ha fatto e fa cultura e se ne occupa, indagando i linguaggi, sapendoli anche stravolgere. Poesie, parole, immagini, suoni, storie, convivialità, sperimentazioni su diversi fronti sono gli ingredienti: a Seneghe il connubio tra tutto questo è più che azzeccato e sempre in evoluzione, in una dimensione che risulta molto preziosa. 


Lea Tommasi