Roberto Ottaviano - Arcthetics - Soffio Primitivo (Dodicilune/I.R.D., 2013)

Sassofonista e compositore barese nonché titolare della cattedra di musica jazz presso il Conservatorio Nicola Piccinni di Bari, Roberto Ottaviano vanta un percorso artistico di tutto rispetto che lo ha portato ad esibirsi in Italia ed all’estero, nonchè a dare vita ad alcuni interessanti progetti musicali quali il quartetto "Pinturas" ed il quartetto “Roba” con Glenn Ferris, Jean Jacques Avenel e John Betsch, e a collaborare con il quintetto “Canto General”. Il suo nuovo album “Arcthetics – Soffio Primitivo”, raccoglie sei brani inediti ispirati alle liriche del musicista e poeta barese Vittorino Curci, che nel loro insieme evocano il sentirsi legato alla propria terra e alle proprie radici, ma anche il desiderio continuo e l’urgenza della ricerca di qualcosa di nuovo verso l’esterno. A tal riguardo ci sembra opportuno riportare quanto scrive lo stesso musicista barese nelle note di copertina: “Avverto un legame ed una discendenza che si è tradotta e si traduce in quello che una volta definii il dinamismo del pescatore; un dinamismo che non dimentica lo spazio della riflessione e che apprezza la pausa per cogliere il raggio di sole, la brezza che porta l'odore del mare, un'aura per il viaggio lungo sia esso verso il nord più immaginifico così come solo nello spazio mentale. Bene, questo essere nella terra e tuttavia potersi considerare apolide, lo ritrovo nei versi e nella prosa del mio amico Vittorino Curci, alle cui liriche mi sono ispirato per questo lavoro, e per farlo ho desiderato un suono molto antico, quello degli archi e delle percussioni di straordinari compagni che hanno realizzato per me una "mappa" archeosonora di grande maestria e su cui ho cercato di liberare la mia identità, un soffio primitivo". Registrato nel 2006 presso lo studio Artesuono di Stefano Amerio, il disco vede la partecipazione al fianco di Roberto Ottaviano (sax soprano) di Giovanni Mauer (basso) e Roberto Dani (batteria), ma anche di una formazione di archi composta da Emanuele Parrini (violino), Paolo Botti (viola) e Salvatore Maiore (violoncello). Durante l’ascolto emerge chiaramente come il sax di Ottaviano tracci la rotta di un percorso sonoro fascinoso ed evocativo, nel quale tra gli echi dei ricordi dei marinai e dei contadini, incontriamo i paesaggi delle Murge e della Valle d’Itria, ma anche gli assolati campi del Salento. Ad aprire il disco è la struggente “Il Pane Degli Addi”, un brano di impostazione cameristica nel quale il sax di Ottaviano ci regala splendidi contrappunti alla linea melodica tracciata dagli archi. L’atmosfera cambia con “Crosta Bizantina” in cui spicca il sound mediterraneo impresso dall’uso del pizzicato degli archi, ma è con la suggestiva “Era Notte A Sud” che si tocca il primo vertice del disco, con l’eccellente assolo di Parrini al contrabbasso. A caratterizzare i singoli brani è così una scrittura brillante, a cui si accompagna una tensione continua verso l’improvvisazione, come nel caso di “Sospeso Tra Due Solitudini Estreme”. Di grande impatto è anche “Zone Di Guerra”, in cui le iniziali raffiche del sax rimandano alla tragedia della guerra e che si sviluppa in un assolo di rara intensità. A completare il disco è la splendida rilettura del brano tradizionale albanese “Lule t’bukura ka Tirana”, nella quale si apprezza il bel dialogo tra il sax di Ottaviano e gli archi, che imprimono al brano una grande forza espressiva. 


Salvatore Esposito