Piero Milesi, Ivan Fedele – Le Voci Della Terra, Artéteka Txalapàrta (Dodicilune/I.R.D., 2013)

Una delle edizioni più sorprendenti de “La Notte Della Taranta”, è stata senza dubbio quella curata da Piero Milesi, nel corso della quale il musicista e compositore milanese presentò una inedita suite per orchestra di propria composizione, dal titolo “Le Voci Della Terra”, nella quale sperimentava un inedito, quanto originale dialogo tra la tradizione popolare salentina e la musica sinfonica. A distanza di due anni dalla scomparsa di Milesi, e a ben dodici anni dalla sua prima esecuzione sul palco di Melpignano (Le), questa splendida composizione viene finalmente pubblicata nell’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica Tito Schipa, diretta da Pasquale Corrado, ripresa dal vivo il 10 maggio 2013 presso i Cantieri Teatrali Koreja di Lecce, unitamente a due composizioni firmate da Ivan Fedele, poste in conclusione. L’ascolto nella splendida resa dell’orchestra salentina, ci restituisce integre le emozioni della versione prosta all’epoca dall’Orchestra Sinfonica ICO, facendoci riscoprire tutta la bellezza e il fascino della composizione di Milesi. Le melodie antiche di brani tradizionali come “Nia Nia”, “Pedimmu”, “Lu Sule Calau Calau” e “Fimmine Fimmine” diventano, così, parte di una narrazione musicale complessa, che recupera la ciclicità melodica, gli stilemi e le timbriche della tradizione orale, esaltandole in una dimensione orchestrale piena di fascino, a cui si aggiunge incessante il suono del tamburello di Vito De Lorenzi. Gli otto movimenti de “Le Voci Della Terra”, conducono così l’ascoltatore in un atmosfera suggestiva e densa di poesia, in cui si rincorrono le immagini, le voci, i volti di un Salento senza tempo, sospeso tra presente e passato, un gioco che Milesi ha costruito con grande intelligenza attraverso rimandi continui tra composizione classica e melodie tradizionali. Nello svolgersi della suite si sviluppa un crescendo continuo, trascinante, che sfocia nel vortice ritmico del tamburello, sul finale, quasi a voler evocare la chiusura di un cerchio. Ad aggiungere ancor più fascino all’opera è l’appendice costituita dai due brani, composti da Ivan Fedele “Artéteka” e “Txalapàrta”. Se il primo, che nel titolo rimanda alla parola che in dialetto vuol dire irrequietezza ed eccitazione, si basa essenzialmente sul movimento della danza in 12/8 tipico della pizzica e sul suono del tamburello, in Txalapàrta è lo strumento che dà il nome alla composizione a guidare la tensione rimica e melodica dell’orchestra. Durante l’ascolto di questa seconda parte, si comprende chiaramente tutta la vivacità compositiva di Fedele, e allo stesso tempo, ascoltando attentamente i due brani, si comprende chiaramente come rappresentino l’altra faccia della medaglia del lavoro di Milesi. Il risultato è, dunque, un lavoro assolutamente omogeneo, che non mancherà di sorprendere quanti vi si lo ascolteranno con attenzione ogni brano, cogliendone ogni dettaglio ed ogni sfumatura. Resta, tuttavia l’amaro in bocca, per non aver potuto ascoltare la suite di Milesi, diretta da lui stesso, probabilmente la sua mano ci avrebbe regalato qualche altra perla del suo genio creativo, magari aggiungendo qualche spunto in più, o magari una conclusione inedita a sua firma. 

Salvatore Esposito