Nadia Fabrizio A Cjante Giorgio Ferigo – Emigrant (Nota, 2013)

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“Non sono una cantante lirica, spiega la protagonista. Sono un’attrice. Io e Katia mia sorella, abbiamo scoperto a diciotto anni le canzoni di Povolâr Ensemble, scritte da Giorgio Ferigo. Abbiamo riconosciuto la sua rabbia, il suo profondo amore per la terra e per la sua lingua. Il suo modo aspro e particolare di raccontarci la sua gente e le sue montagne. Da questo incontro, tra noi, figlie di migranti e la sua musica, è nato lo spettacolo”, così scrive Nadia Fabrizio nella presentazione dello spettacolo “Emigrant”, rappresentato presso il Théatre National De Bordeaux en Aquitanie e nel quale, insieme alla sorella Katia ha voluto riproporre alcuni brani di Giorgio Ferigo (Comeglians, 1949 – Tolmezzo 2007), cantautore dal vissuto poliedrico, ma anche medico, saggista ed antropologo, che a partire dagli anni settanta insieme al Povolâr Ensemble, con le sue cjanconetas, ha scritto alcune delle pagine più belle e profonde della musica friulana, proponendo un sorprendente intreccio tra tradizione popolare, pop, rock e jazz. La forza innovativa delle canzoni di Ferigo, nella cultura friulana, è paragonabile a quella dell’opera di Pier Paolo Pasolini in ambito letterario, e questo non solo per l’utilizzo della lingua furlana, ma per il suo modo non convenzionale di raccontare le storie della sua terra, quella Carnia Fidelis, quella piccola patria, in cui si intrecciano sentimenti forti, passioni, storie vere, e gente comune. Figlie e nipoti di emigranti friulani in Svizzera, e francese d’adozione, Nadia e Katia Fabrizio, in alcune canzoni di Ferigo hanno ritrovato la storia delle loro famiglia, la sofferenza e la nostalgia patita lontano da casa, il duro lavoro, ed in parallelo sono riuscite a coglierne la portata universale, che si riflette nelle loro esistenze, le cui radici non sono fisse al suolo, ma “errano come rizomi in spazi sempre meno delimitati”. Le due sorelle Fabrizio hanno così fatto proprie quelle storie cantate, quelle brevi narrazioni in musica, che contestualizzate nel loro spettacolo hanno assunto tratti intimi e allo stesso tempo universali, aprendo non semplicemente una porta sul passato, e sul dramma dell’emigrazione, ma piuttosto componendo un viaggio attraverso il cuore di una comunità, quella carnica, la sua cultura e la sua lingua. Lo spettacolo, grazie alla lungimiranza della sempre attivissima etichetta friulana nota, è diventato oggi un disco, “Emigrant” che attraverso dodici brani, cristallizza in modo eccellente la suggestione e la potenza poetica del palco. Protagoniste sono ovviamente Nadia Fabrizio (recitazione e canto), e Katia Fabrizio Cuénon (canto), accompagnate da due talentuosi musicisti francesi ovvero Philippe Vranckx (chitarra) e Christophe Jodet (contrabbasso) che risultano determinanti nella costruzione degli arrangiamenti dando nuova vita alle composizioni di Ferigo, esaltando la loro connaturata caratteristica di andare oltre i confini di stili e generi musicali. Tra stazioni, treni, valige, vite vissute in terra straniera, le storie private si fanno collettive attraverso canti di nostalgia, dolore, rabbia e malinconia, la storia di un emigrante diventa così il viaggio di ognuno di noi, un viaggio da compiere dentro noi stessi, per ricercare un legame con la terra che calpestiamo, anche se si ha l’amara certezza di non dimenticare il luogo, i volti, e il tempo da cui si è partiti. Durante l’ascolto non si può non restare incantati dalla struggente bellezza di brani come “Il Timp” o la commovente “… E La Cjasa A E’ Cidina” in cui emerge la tristezza di una famiglia in cui il padre è lontano, o ancora i pendolari che ritornano il sabato di “Sabida Di Sera” fino a toccare “Da Chest Pais Forest” nella quale Ferigo ha catturato in modo superbo il sentimento di lontananza dalla propria terra, che si prova in un paese straniero. Il disco non tralascia anche tre brani da quella che può essere definita la Spoon River carnica, ovvero “Un Incendiari”, “Un Suicida”, e “Un Emigrant”, brani ispirati dalle vecchie lapidi del cimitero di San Giorgio di Comeglians e qui riproposte in versioni dense di trasporto e carica evocativa. Sugella un eccellente disco la commovente “Una Mari”, una ninna nanna di grande dolcezza nella quale spicca l’eccellente interpretazione vocale di Nadia Fabrizio. 

Salvatore Esposito