Intervista con Tonino 'O Stocco

In occasione del Meeting Internazionale del Tamburello, organizzato dalla Società Italiana Tamburi a Cornice, che si è tenuto a Roma dal 10 al 12 maggio, abbiamo intervistato Antonio Esposito, in arte Tonino 'o Stocco, storico costruttore di tamburi a cornice, il cui laboratorio situato nelle campagne di Mariglianella in provincia di Napoli, è meta di tanti musicisti alla ricerca dei suoi preziosi manufatti. Con lui abbiamo brevemente ripercorso la sua formazione, che lo ha condotto ad essere tra i più apprezzati costruttori italiani, ed insieme abbiamo analizzato le varie fasi di lavorazioni dei suoi modelli unici, le diverse tipologie di percussioni da lui prodotte, senza tra lasciare l’importante progetto del pandeiro brasiliano che lo ha visto collaborare con Nunzio “Moskito” Toscano, dal quale ci siamo fatti raccontare la genesi di questa collaborazione. 

Dove e come hai imparato a costruire il tamburello? 
Io provengo da una famiglia che lavorava il legno, carpentieri e mastri d'ascia, quindi con una profonda conoscenza del legno. Le nozioni di costruzione mi sono state trasmesse da vari costruttori Campani e Pugliesi. 

Chi è stato il tuo maestro? 
Colui che mi ha passato l'arte della costruzione della tammorra e del tamburello è stato Antonio Annelli, costruttore e setacciaro, che mi donò la mia prima macchina per piegare il legno e cosi iniziò la mia esperienza che dura ormai da più di 40 anni. 

Che rapporto c’era e c’è con la musica nella tua famiglia? 
Un rapporto profondo e viscerale che proviene dalla tradizione e forte passione. 

Quanto è durato l’apprendistato? 
Il mio apprendistato continua tutt'oggi, essendo in continua evoluzione, cosa che deriva dal confronto con musici ed altri artigiani. 

Pensi di aver raggiunto il massimo come costruttore? 
No c'è una continua ricerca. 

Che materiali utilizzi? 
Tutti i tipi di legno reperibili i natura, principalmente quelli di origine italiana. 

C’è differenza tra le varie tipologie di legno, pelle e metallo da utilizzare? 
Certo tutto è un abbinamento ed equilibrio tra i materiali. 

Da cosa dipende, la scelta dei diversi materiali? 
Dalle esigenze dei Musicisti e Suonatori tradizionali. 

Ci puoi parlare delle varie fasi e delle tecniche di costruzione? 
Si può parlare fino ad un certo punto ma restano sempre i segreti dell'artigiano, che verranno svelati e trasmessi a chi ha i giusti valori ed il rispetto verso la tradizione popolare antica. 

Che tipologia di tamburi a cornice costruisci? 
Principalmente tamburi tipici della nostra cultura ma nel corso degli anni con il confronto avuto con musicisti di varia estrapolazione anche tamburi provenienti da altre culture, e talvolta anche con molto successo come e successo col pandeiro, tamburello tipico della cultura afrobrasiliana, nato dall'idea del percussionista Nunzio Moskito grazie anche alla sua collaborazione e profonda conoscenza dello strumento in questione. Ma mi farebbe piacere che ne parlasse lui direttamente. 

Nunzio, puoi raccontarci com’è nata l’idea di realizzare un pandeiro tutto italiano.. 
Io principalmente sono percussionista, anche se mi occupo anche della costruzione di un altro strumento tipico della tradizione brasiliana che si chiama xequerè. Due anni fa è nata l’ida di realizzare insieme a Tonino O’ Stocco un pandeiro artigianale, il primo modello di questo strumento realizzato in Italia, costruito totalmente a mano in tutti i suoi dettagli. Questo pandeiro, che ha avuto molto successo in Brasile e anche nel resto del mondo, si caratterizza per una particolare ricerca del suono. Infatti abbiamo puntato in primis alla qualità dei materiali come le pelli tassativamente di capra e trattate naturalmente, e poi i piattini di ottone martellati a mano uno per uno fino al raggiungimento del suono desiderato. Per la sua costruzione abbiamo usato vari tipi di legno come noce italiano, faggio, frassino, limone, acero betulla, mentre i tiranti sono di acciaio. Il peso si aggira approssimativamente tra i 400 ed i 450 gr. essendo un tamburo fatto totalmente a mano non si riuscirà mai ad avere precisamente lo stesso peso fra un tamburo e l'altro. Al di là però delle modalità e della cura nella costruzione di un tamburo, l’importante è che il suonatore deve riuscire a sprigionare non solo la propria energia, ma anche quella dell'animale con la cui pelle il tamburo è stato costruito. 

Tonino, ci puoi parlare del mercato e delle forme di commercializzazione dei tuoi tamburelli? Che richiesta c'è da parte del pubblico? 
E’ molto vario, c'è molta collaborazione con i maggiori costruttori Salentini, ma la vendita e estesa a tutti, (Popolo, Musicisti Suonatori ecc. ecc.). 

Puoi parlarci della manutenzione dello strumento?
Essendo attualmente tamburi molto più elaborati rispetto a quello che si facevano in passato, sia nel legno nella struttura che nella pelle, cercando sempre di mantenere la tradizione; bisogna avere una cura particolare, cercando di conservarli in luoghi asciutti con un tasso di umidità quanto più stabile possibile, e se è possibile ravvivare il legno di tanto in tanto utilizzando olei naturali come quello di lino. La pelle deve essere ammorbidita utilizzando delle creme quella idratante per il corpo, ed è necessario non lasciare il tamburo al sole e riporlo dopo l'utilizzo nell'apposita custodia. 

Che rapporto hai con gli altri costruttori? 
Con i giovani emergenti, conflittuale, dovuto spesso ai loro modi di fare troppo eccentrici, ma spesso passano da me per consigli utili riguardanti la costruzione dei tamburi. Mentre con i vecchi costruttori ho un rapporto di stima, rispetto, scambio ed amicizia.

Ciro De Rosa e Salvatore Esposito