Gianfranco Spitilli, Tra Uomini E Santi. Rituali Con Bovini Nell’Italia Centrale, Squilibri, 2011, Libro con DVD, pp.304, Euro 25,00

Gianfranco Spitilli, ricercatore di etnologia religiosa, etnomusicologia ed antropologia della memoria, in questo lavoro si occupa di avvenimenti festivi del centro Italia, che si caratterizzano per l’uso cerimoniale di bovini, fondamentali dispositivi simbolici, mediatori tra la comunità umana e la dimensione mitica. Siamo di fronte ad eventi ampiamente diffusi in Italia, costitutivi di una declinazione specifica di una tipologia rituale di portata europeo-mediterranea. Una varietà di eventi distribuiti in tutto l’arco cronologico dell’anno con “centri di attrazione calendariale” (p. 20, corsivo dell’autore) corrispondenti a date significative nel calendario delle feste patronali e mariane. Il volume di 304 pagine è corredato da 64 fotografie e da un film (116’) in formato DVD, diretto da Spitilli stesso e da Marco Chiarini, che documenta nove feste analizzate dallo studioso teramano. Oltre alla prefazione, alle pagine introduttive, alla presentazione dei materiali contenuti nel supporto video, e al ricco apparato bibliografico, il lavoro è diviso in due sezioni, intitolate: “I percorsi della trasfigurazione” e “Coltivare animali”. Il territorio preso in considerazione è principalmente quello di Abruzzo, Molise, Lazio, ma poi la ricerca si è estesa a parti di Marche, Campania. Umbria e Puglia. Un’indagine articolata e rigorosa che ha fatto uso di un vasto apparato di strumenti descrittivi ed analitici (mappatura tramite censimento, cartografia, lunghe osservazioni sul campo, racconti biografici, tecniche audiovisive) al fine di restituire la pregnanza simbolica delle feste, senza per questo cadere nella letteratura di studi sociali che sondano la costruzione simbolica del patrimonio culturale, né tantomeno assumere la prospettiva apocalittica dei protagonisti, e talvolta di certi studiosi, che denunciano la scomparsa del mondo delle “tradizioni”. 
In una prospettiva comparativa, Spitilli individua i tratti distintivi delle feste, analizza i processi di identificazione simbolica tra comunità, animale e santo, mostrando attenzione per tecniche di trasmissione di saperi adottate per riproporre la vicenda mitica nel contesto festivo. L’approccio di scuola etnologica francese – Spitilli collabora con l’École Pratique des Hautes Études di Parigi – lo ha condotto a non trascurare la riflessione sull’ideologia sottesa alle procedure rituali, esaminando le interpretazioni degli attori che ne sono stati protagonisti in un arco di almeno sessant’anni (contadini, poprietari terrieri, chiesa, associazioni culturali, politici, ecce ecc.). La prefazione dell’etnologa francese Giordana Charuty, che è directeur d’études all’EPHE, segnala l’importanza del lavoro di Spitilli, che risponde “all’esigenza di nuove ricerche che, approfondendo aspetti a prima vista minori delle società rurali europee, li reinserisca nel dibattito antropologico più attuale” (p.7). Dunque, se per Spitilli è apparsa necessaria la rilettura delle numerose descrizioni e interpretazioni di carattere magico-religioso su questi eventi festivi, il suo lavoro va be oltre, per riconoscere, ricorda ancora Charuty, “la complementarietà delle competenze e dei gesti distribuiti tra il clero e i maestri tradizionali. Non manca in questa ricerca, lo testimoniano anche immagini e suoni del documentario, l’analisi del fitto paesaggio sonoro: campane, campanacci, fischi, suoni di bande, tamburi, richiami, comandi vocali, canti, fuochi d’artificio, spari, e soprattutto, la zampogna, principale “impronta sonora” della festa di san Zopito, i cui suoni “magici” permettono di “incantare” l’animale.
Il film contenuto nel DVD è suddiviso in capitoli, che rappresentano un itinerario concepito come narrazione che procede dalla massima identificazione santo-animale nelle feste di Pastena e Bucchianico all’identificazione uomo-animale nella festa del “Bov Fint” di Offida. Concludendo questa presentazione del denso percorso di ricerca di Spitilli, riprendiamo ancora le parole introduttive della studiosa francese: “Una volta chiuso il libro, il lettore sarà indubbiamente convinto che tutte queste pratiche sono proprio, come dice un interlocutore dell’autore, “una grande cosa”! Ma, inoltre, queste analisi minuziose, sostenute da un’esigenza di ricerca di senso, aprono prospettive interessanti per un’antropologia generale delle relazioni tra l’uomo e l’animale in ambito europeo” (p. 10).


Ciro De Rosa