Le Macchie Di Rorschach - Le Macchie Di Rorschach (Suburban Sky Records)

Nati nel 2009 da un’idea di Carlo Sciannameo (chitarra acustica e voce), già punto di riferimento dell’underground fiorentino con band come Emme e Macchina Ossuta, Le Macchie di Rorschach sono una interessante band composta da Matteo Ambrogini (chitarra elettrica), Alessandro Bosco (sax), Alessandro Geri (contrabbasso) e Giulia Nuti (viola), dedita ad un particolare intreccio tra folk, rock e jazz. Se il loro nome evoca direttamente il test usato dagli psichiatri per l’analisi della personalità, e allo stesso tempo il feroce giustiziere del fumetto Watchmen di Alan Moore, il gruppo facendo delle maschere un elemento scenico determinante, evoca nel suo dna artistico tanto l’apparenza a tutti i costi che vela il vosto della nostra società, quanto quell’inquietudine ormai cronica della società dei nostri tempi. A quattro anni di distanza dai loro primi passi e dopo un lungo rodaggio dal vivo, finalmente ha visto la luce il loro disco di debutto omonimo, che raccoglie nove brani, incisi con la collaborazione di alcuni ottimi strumentisti come Francesco Bottai (chitarra elettrica), Pino Gulli (batteria), Mauro Purgatorio e Martina Lo Conte (voci), e Gianni Pantaleo (piano). L’ascolto ci consente di scoprire la profondità della scrittura di Sciannameo, i cui testi alternano momenti di sofferta introspezione a temi politici e sociali, affrontati con impeto quasi anarchico come dimostra “La Legge”, uno dei vertici del disco in cui canta “La legge è una menzogna inventata dai potenti / Come la religione la moda la televisione” o la successiva “La Rivolta dei Cavalli”. Dal punto di vista prettamente musicale il disco si apre ora a spaccati world come nel caso de “Il Vestito Migliore” ora al rock-blues di “Non So”, ora ancora all’indie nell’inziale “Un Gatto”. Non mancano nemmeno accenni al jazz con “Sputi E Piogge Acide”, così come tra gli episodi più originali va citato certamente “La Via Del Mare”, un brano crudo, drammatico, in cui un testo quasi da monologo teatrale si stende su un tappeto sonoro in cui si intrecciano il sax di Alessandro Bosco e la viola di Giulia Nuti. Il debutto della band fiorentina è così un disco intrigante, dalle sonorità originali e dalle intuizioni sorprendenti, che unisce la ricerca sonora a quella poetica. Una rarità insomma, un panorama indie nazionale sempre più asfittico e poco propositivo. Del resto, questo non ci sorprende perché Firenze è e resta la capitale del rock in Italia, con buona pace delle altre città. 



Salvatore Esposito