Kitarodia – Canto Per Orfeo (Suonitineranti/AnimaMundi)

Composto da Antongiulio Galeandro (fisarmonicista), Cristina Vetrone (voce, organetti, tamburelli) e Lorella Monti (voce, tamburelli), il trio Kitarodia ha di recente curato la colonna sonora per il balletto “Canto Per Orfeo”, realizzato da coreografo Mauro Bigonzetti per Aterballetto. Diviso in due atti lo spettacolo, di grande originalità, si sviluppa in un gioco a metà strada tra coreografia e teatro, nel quale viene riattualizzato il mito e il dramma di Orfeo, calandolo in quella che potrebbe essere una metropoli fuori dal tempo, una Napoli immaginari, proveniente dal passato come dal futuro. Sul palco, viene così evocato uno scenario urbano, caratterizzato da bidoni di latta, mentre sullo sfondo vengono proiettate le immagini curate da Carlo Cerri, che rimandano allo scorrere del tempo, che cancella la memoria e la speranza. I corpi dei ballerini, si muovono sinuosi al ritmo della musica composta per l’occasione da Galeandro, la Vetrone ed Oliviero, dando vita a danze ora individuali, ora in coppia ora corali. Riemerge così l’amore quasi folle per Euredice, il dolore per la sua morte, fino alla discesa agli inferi di Orfeo per ritrovare la sua amata, che però finisce per perdere del tutto e con lei la speranza di rivederla. Nelle canzoni e nelle musiche dei Kitarodia si riflettono la passione e la speranza evocate dall’intreccio tra il canto e la fisarmonica, mentre il ritmo del travaglio e del dolore è dettato dalle percussioni. La musica si trasforma così nell’elemento narrativo, dettando e cadenzando i ritmi dell’azione scenica, e sottolineando i momenti salienti del dramma di Orfeo. Si amplificano e si sublimano le suggestioni attraverso le voci di Cristina Vetrone e Lorella Monti, che contribuiscono a creare un atmosfera antica ed insieme senza tempo, in un gioco di echi e rimandi che contribuisce a vivificare l'esperienza di dolore individuale del protagonista facendone materia universale. Sebbene il disco, fornisca solo una parziale visione del più complesso affresco sonoro e coreutico che è lo spettacolo, l’ascolto è senza dubbio un esperienza da compiere, non solo perché si scoprono composizioni originali, che sembrano provenire direttamente dai repertori della tradizione musicale campana, ma anche per la qualità complessiva di tutta l’opera. Enucleando la musica dal balletto, infatti, il disco non perde vigore, ma anzi apre l’ascoltare ad un viaggio immaginifico in cui si spiccano brani come la splendida “29 Anni” firmata dalla Vetrone, la magnifica resa di Marinaresca di Roberto De Simone e tante piccole perle di grande intensità come “Vago Sospiro”, la struggente “La Morte” e “Tassera Polous”, firmata da Galeandro. I brani muovendosi attraverso sonorità, che mescolano tradizione ed innovazione, con strumenti acustici che si affiancano in alcuni casi all’elettronica, non mancano di aprirsi anche all’improvvisazione come nel caso della suite “Passo Continuo” in cui per oltre tredici minuti apprezziamo un solo di fisarmonica di Antongiulio Galeandro. Tra i vertici del disco vanno richiamati infine la bella versione del tradizionale “Gargano”, la suggestiva “Tra I Flutti” in cui duettano le voci della Vetrone e della Monti, ma soprattutto le conclusive “Tarantella del Giglio” e “Il Richiamo di Orfeo”, che suggellano un opera di grande pregio artistico. Se non avete avuto modo di assistere a teatro al balletto curato da Bigonzetti, l’ascolto del disco vi aiuterà in qualche modo a carpirne l’essenza, evocandone la profondità e l’originalità. 


Salvatore Esposito