Roy Paci CorLeone - Blaccahénze (Etnagigante/Egea)

Il titolo, Blaccahénze, è tutto un programma, infatti nel dialetto di Montorio, un paesino abruzzese, vuol dire casino, bordello, putiferio, ma chi pensasse che si tratta di musica sconclusionata si sbaglia di grosso. L’aver riportato alla luce il progetto CorLeone, intrapreso nel 2005 “Wei Wu Wei”, nasce infatti da una esigenza ben precisa di Roy Paci, il quale a riguardo afferma: “Ho voluto fortemente registrare un secondo album, perché avevo l’esigenza di esprimere i miei nuovi orizzonti musicali, le composizioni scritte in tutti questi anni frutto delle mie esperienze con tanti musicisti eccezionali e di un lavoro specifico sulle mie ricerche clivotonali con l’accostamento di strumenti musicali all’elettronica”. Siamo di fronte, dunque, ad un disco non facile, ma ricchissimo di ispirazione, in cui ricerca ed improvvisazione viaggiano di pari passo, abbracciando il jazz sperimentale e d’avanguarda, l’elettronica, suoni ruvidi e contaminazioni sonore, il tutto senza perdere di vista punti di riferimento importanti quali “Naked City” di John Zorn e “Fantomas” e “Mr. Bungle” dell’amico Mike Patton (con il quale il musicista siciliano aveva collaborato in Mondo Cane), o “Live Electric And Brutal” di Miles Davis, e senza dimenticare l’energia di Mongezi Feza, la lezione di Lester Bowie e il rispetto assoluto per un suo contemporaneo e amico Dave Douglas. L’ascolto ci regala sette brani, che solo in apparenza hanno tratti bizzarri e spiazzanti ma pian piano si svelano all’ascoltatore in tutta la loro ricchezza e complessità. Il gran putiferio evocato dal titolo lentamente si trasforma in trame sonore, che celano intuizioni sorprendenti come quella della rinuncia volontaria al basso elettrico, per privilegiare le frequenze medio-alte ed avere un sound più tagliente ed energico. Al suo fianco Roy ha voluto un gruppo di musicisti di grande qualità che hanno colto a pieno le sue intenzioni, ovvero dar vita ad un sound spiazzante ed originale, che si aprisse continuamente alle sorprese come nel caso di “Double Thresome” dove tra cambi di tempo e di atmosfera sonora scintilla un interplay superbo tra una ruvida chitarra elettrica e la tromba di Paci, o degli echi jazz-world della rutilante “Umuntu Ngumuntu Ngabantu”, o ancora della conclusiva “Budstep Infected” in cui la trama ritmica elettronica delinea lo spazio sonoro in cui volteggia la tromba. Eclettico ed infaticabile Roy Paci con questo secondo capitolo del progetto CorLeone ha dato sfogo completo alla sua ispirazione, dando vita ad un pugno di brani tutti da ascoltare fino in fondo. 


Salvatore Esposito