Maria D’Acunto, La 'Ndrezzata, Imagaenaria 2013, 64 p., Euro 2,55

Danza rituale appartenente al patrimonio di tradizioni popolari di Buonopane, frazione del Comune di Barano d'Ischia, la ‘Ndrezzata, è un esempio di come il sincretismo cristiano sia riuscito a fagocitare e a temperare gli usi degli antichi rituali pagani, conservando intatta una forma coreutica le cui origini si perdono nella notte dei temi. A questa particolare danza, è dedicato il volume “La ‘Ndrezzata” di Maria D’Acunto, che da molti anni si interessa delle tradizioni popolari dell’Isola di Ischia, nella quale è nata e vive. Si tratta di un agile libro, in formato tascabile, dal taglio prettamente divulgativo, il cui pregio e la principale caratteristica è quella di offrire una dettagliata ricostruzione non solo storica ma anche etnografica di questa antica forma coreutica. Eseguita fino a qualche decennio fa solo ed esclusivamente il 24 giugno e il Lunedì in Albis, giorni dedicati a San Giovanni Battista, sul sagrato della chiesa di Buonopane a lui dedicata, le origini della ‘Ndrezzata vengono fatte risalire all’epoca in cui i Greci per primi abitarono l’isola di Ischia, a cui avevano dato il nome di Pitecusa ed in particolare al ballo che le Ninfe avevano loro lasciato in dono. La D’Acunto, facendo riferimento a diverse fonti storiche e toccando anche la ricerca condotta da Roberto De Simone, ci consente di comprendere in modo molto efficace quella che è stata l’osmosi tra tradizione pagana e cristiana, con gli antichi rituali magici del Sabba di Litha, quelli propiziatori legati alla fecondità e alla purificazione, che nel tempo furono assorbiti dalle ricorrenze religiose come quella di San Giovanni Battistia. Così un filo rosso che parte dalla mitologia greca tocca i rituali magici fino a raggiungere le testimonianze medioevali e cinquecentesche ci conduce ad una attenta disamina del rituale di questa danza che prevede la presenza di diciotto danzatori armati di spade (mazziarelle) ed articolata in tre tempi ovvero sfilata, predica e danza, con il canto, riportato nella sua interezza, che tocca temi come l’amore, la paura dei Saraceni e il lavoro dei campi. Il saggio della D’Acunto è dunque un testo prezioso che unisce la ricerca storica alla divulgazione. 


Salvatore Esposito