Kabìla – Oltre Noi (Ai-Music/Egea)

Giunti alla seconda esperienza discografica, dopo l'esordio del 2008 con “La Città Degli Alberi”, i Kabìla si confermano gruppo interessante e ricco di sfaccettature stimolanti. Formazione che nasce ad Arezzo, Kabìla (parola araba che significa tribù) rappresenta un ensemble musicale e culturale che mette insieme le diverse radici dei singoli componenti del gruppo. Undici i brani che compongono questo nuovo album che fa parte in realtà di una trilogia che si compirà con il prossimo album a cui si sta già lavorando. Undici pezzi, dunque, che vanno a formare un mosaico di suoni, di colori, di ritmi, di suggestioni diverse che sono poi l'anima e il cuore pulsante del gruppo. Le atmosfere mediterranee si intersecano alla perfezione con quelle mediorientali, basta sentire un brano come “Sole d'Oriente” (in cui svetta la voce “araba” di Emad Shuman) per capirlo, le sonorità etniche si mescolano e si fondono con i toni più pop (in questo senso è emblematica “Uno dei tanti” in cui la voce di Shuman viene supportata da una chitarra elettrica che rimanda ad altri lidi), la malinconia della ballata prende respiro nella potenza degli archi (“Tamburi dal cielo”, dedicata alla memoria di Marco Patrussi, batterista del gruppo scomparso prematuramente). E a ben guardare, anzi a ben sentire, è proprio questo mix di sonorità ed atmosfere che rende Kabìla una band da seguire con attenzione. Perché è proprio questa loro cifra stilistica, questa alternanza di cantato in italiano (Mirko P. Esse) e in arabo (Emad Shuman) il loro punto di maggior forza. Sono queste due non soltanto le voci di Kabìla, ma anche le colonne portanti di un gruppo che si pone con grande personalità all'interno del panorama musicale world pop. Oltre noi è prodotto (come il precedente album d'esordio) da Massimo Giuntini (ex Modena City Ramblers) e racconta le esperienze, le emozioni e i dolori vissuti in questi anni recenti dai vari componenti della band. Un disco bello e appassionato che ci rende oltretutto curiosi di conoscere il prossimo passo, il disco che chiuderà questa prima trilogia sospesa tra Italia e Medioriente, con una strizzatina d'occhio all'Africa, terra natia della “voce” Shuman e terra di infinita ispirazione.


Patrizia De Rossi