Fausto Rossi - Blank Times (Interbeat/Egea)

E’ il 1978, e mentre nel panorama rock internazionale esplodono i Talkin Heads, i Suicide e il successo di David Bowie raggiunge il suo vertice con la trilogia berlinese, in Italia si fa largo dall’underground il nome di Faust’O, un cantautore eclettico e allo stesso tempo dissacrante, che con il suo disco di debutto, “Suicidio”, ben presto diventa uno degli artisti della new wave nella nostra penisola. Seguono altri dischi di buon successo, fino al 1985, e poi una lunga pausa fino al 1992, quando il cantautore friulano ritorna con due dischi a suo nome, dopo aver abbandonato quel nome d’arte che non gli era mai piaciuto. Poi nel 1997 ancora un’altra pausa fino al 2009 quando pubblica “Becoming Visible”, che segna il suo ritorno in scena, seguito a breve distanza l’anno successivo da “Below The Line”, il suo personale Metal Music Machine. E così lo ritroviamo alle prese con il suo tredicesimo album, “Black Times”, disco che raccoglie dieci brani nuovi di zecca cantati in italiano ed inglese, che spaziano tra il rock e la psichedelia, la new wave e il folk-rock, il tutto caratterizzato da arrangiamenti scarni, diretti ed essenziali, dove a farla da padrone sono essenzialmente la chitarra, basso, e batteria. Un ritorno insomma ai suoni rock più classici, che puntano a valorizzare tanto le strutture melodiche quanto i testi, profondi, intimi e densi di poesia. Il cantautore friulano ci schiude così le porte del suo immaginario, del suo sentire, raccontandoci a cuore aperto di se stesso, dei proprio sogni, che fungono da riparo dalla realtà, e allo stesso tempo del mondo che ci circonda, con le sue contraddizioni e le sue sofferenze. In questo senso determinante ci sembra anche il lavoro degli ottimi musicisti che lo accompagnano ovvero Pierluigi Ferrari alle chitarre, Franco Cristaldi, Andrea Viti e Riccardo Fioravanti al basso, Alessio Russo e Ivan Ceccarelli alla batteria, con l’aggiunta di Roberto Colombo all’elettronica e all’organo. Ad aprire il disco è il folk-rock di “Tu Non Lo Sai”, che ci introduce attraverso atmosfere che spaziano dalle ballate intimiste come “Down Down Down” e “Names” a serrati spoken word come nel caso di “I Write Aloud” e “The Hill”, fino a toccare il rock-blues con “Non Ho Creduto Mai” e “Sogni”, passando per alcune divagazioni nel pop-rock (“Stars”) . Vertici del disco sono “The Hill” in cui David Bowie sembra dialogare con il John Lennon più psichedelico e quel gioiello che “Can’t Explain”, in cui il Duca Bianco torna a far capolino ad incorniciare un testo di grande intensità. Dopo due dischi che esploravano il blues e il noise rock, Fausto Rossi con “Blank Times” tocca uno dei vertici della sua vicenda artistica, non solo per la qualità delle sue composizioni ma anche per certi suoni e certe atmosfere che chiudono il cerchio aperto da dischi come “L’Erba” e “Exit”. 


Salvatore Esposito