Giovanna Marini – Un Paese Vuol Dire (Nota)

Pubblicato originariamente nel 2009 da Il Manifesto “Un Paese Vuol Dire” di Giovanna Marini è stato recentemente ristampato dall’attivissima etichetta friulana Nota, una nuova versione per la serie BlockNota, con l’aggiunta di un booklet con tutti i testi. Si tratta di una delle opere più importanti in tempi recenti per la ricercatrice e compositrice romana, in quanto raccoglie venti tra le canzoni che hanno segnato non solo la sua vicenda artistica, ma anche la sua vita. Sono composizioni proprie ma anche brani provenienti dai repertori altri o tradizionali, sospesi tra presente e passato, eseguite con l’accompagnamento del figlio Francesco che si divide tra sassofono e clarinetto. Un lavoro da riscoprire necessariamente, non solo perché va ad esplorare il legame più profondo che intercorre tra Giovanna Marini e la tradizione popolare ma anche perché, rappresenta il disco che meglio fotografa la sua particolare anima musicale, che non può essere relegata al solo legame con la canzone di protesta degli anni sessanta. Dal suo canto e dalla sua chitarra emerge una passione che travolge, e riflette stati d’animo ed emozioni profonde, suggestioni che si stagliano dai vibrati, testi profondi, poesie e strutture musicali che abbracciano il mondo popolare ma che guardano oltre verso la musica classica e quella contemporanea, schiudendoci una visione musicale che può dirsi unica nel suo genere. Non si può, dunque, non commuoversi di fronte all’attualissima “Il Tempo Delle Parole” che rispecchia la degenerazione dei valori della nostra società, o alle storie di Mauro Rostagno e Piergiorgio Welby, o ancora per far un salto indietro nel tempo alla tragedia mineraria di Marcinelle in Belgio, nella quale rivediamo le tante morti sul lavoro di questi anni. Durante l’ascolto colpiscono anche nel eccezionali riletture dei due brani di Matteo Salvatore ovvero “Lu polverone” e “Taré Tu Non Ci Jenna”, la struggente ballata salentina “Giulia di Fornovo”, ma anche , “La Cansun Del Desperà” dell’indimenticato Ivan della Mea, e “Cancion por Julian Grimau” di Chico Sanchez, dedicata al militante spagnolo “garrotato” nel 1963. Non mancano anche brani tradizionali come “Carceratiellu Mia”, i canti di denuncia “Beato Capitalismo” tratta da “La Vivazione” e “Il Terremoto Urbano” e quel gioiello che è “Ricordo di Pavese” di Mario Pogliotti. Significativa è anche “Ragazzo Gentile” il cui incipit è stato tratto dall’Improvviso N. 2 in La bemolle Maggiore di Franz Schubert e che dimostra chiaramente come la scrittura di Giovanna Marini abbia uno spessore e una ricchezza difficilmente rintracciabili in Italia. “Un Paese Vuol Dire” è senza dubbio uno dei dischi da consigliare a quanti volessero approfondire la conoscenza del repertorio della Marini, un punto di partenza, che schiuderà le porte di una produzione musicale di altissimo profilo, che l’ha portata, paradossalmente, ad essere più apprezzata all’estero che nella nostra nazione. 


Salvatore Esposito