The Young ‘Uns - When Our Grandfathers Said No (Navigator)

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Si sono fatti le ossa nei folk club del Teesside, ad iniziare da quello di Stockton, Inghilterra nord-orientale, da cui provengono i tre Young ‘Uns che rispondono ai nomi di Sean Cooney (voce), David Eagle (voce, tastiere, fisarmonica) e Michael Hughes (voce, chitarra). Sono cresciuti ascoltando i cantori locali della famiglia Wilson, ma hanno come modello anche i giganti Watersons, ormai classico gruppo vocale della scena folk revival inglese del secondo Novecento. When Our Grandfathers Said No è il loro quarto CD, il primo inciso per la label Navigator Records. Il titolo deriva da un verso di “The Battle of Stockton”, uscita dalla prolifica penna di Sean Cooney, che firma la maggior parte delle dodici tracks dell’album. La canzone ci riporta alla domenica del 10 settembre 1933, quando la feccia fascista di Oswald Mosley, che cercava consensi in un’area di forte deprivazione sociale e disoccupazione, fu letteralmente scacciata da Stockton dagli “hungry, desperate grandfathers”. Un disco che suona tradizionale, ma contiene ballate e canzoni contemporanee d’autore, che racconta soprattutto storie working class di mare e di fabbrica, con linee essenziali di chitarra, fisarmonica e piano che accompagnano il rigoroso canto corale in armonia. Paradigmatica di questa espressività esecutiva di matrice tradizionale inglese è la tiratissima, cavalcata di “Another Storm”. 
Si prosegue con “The Chemical Worker’s song” dell’autore locale Ron Angel – responsabile del Folk Club di Stockton – eseguita a cappella, critica severa al lavoro insalubre nella fabbrica ICI. Poi c’è la già citata ballata per voce, chitarra e fisarmonica sulla resistenza antifascista della comunità di Stockton. “Roll Down” è un energico shanty di Peter Bellamy, tratto da uno dei suoi capolavori: la ballad opera The Transports del 1977. Piano e voci dominano “Harbour Voice”, mentre le sole voci interpretano “One December Morn”, sempre dal songwriting di Cooney, canto che scava ancora nella memoria della comunità, quando Hartlepool, cittadina in cui risiedono i Young ’Uns, subì un terribile bombardamento navale dalla flotta tedesca nel 1914. È la storia tragica di una madre che rassicura il figlio, dicendogli che si tratta solo di un tuono, mentre, nel finale è il bimbo a rivolgersi, a sua volta, alla madre, ormai senza vita, dicendole che passata la tempesta presto il sole spenderà. Fisarmonica e chitarra per la delicata “Love in a Northern Town”, che alleggerisce il tono con una vicenda familiare in cui Cooney racconta dell’amore sbocciato tra i suoi nonni all’ombra dei cantieri navali di Sunderland. Misurate le cadenze di “Rolling Down To Rio”, melodia di Bellamy su componimento del poeta Kipling, di “Wild Goose”, tratta dal canzoniere del folk singer canadese Wade Hemsworth e di “You Can Close Your Eyes” di James Taylor, tra le prime canzoni apprese dal trio. Dalla tradizione dei canti marinari dei balenieri nasce il canto a cappella bretone “Pique La Baleine” di Philippe Nairel, dove un arpioniere pensa alla sua amata lontana; di lunghi viaggi per acque e d’amore lasciato a casa si parla anche nella conclusiva “Jenny Waits for Me”. Ancora una corroborante prova proveniente dalla scena nu folk britannica. Ascoltate questo disco, perché ne vale davvero la pena. 


Ciro De Rosa