Aziz Sahmaoui & University of Gnawa - Aziz Sahmaoui & University of Gnawa (General Pattern/ Socadisc/Self)

Abbiamo conosciuto Aziz Sahmaoui prima come accompagnatore della voce dell’Atlante Najat Aatabou, poi con l’Orchestre Nationale de Barbès, formidabile espressione della Parigi multiculturale che Aziz ha contribuito a costruire. Dopo aver militato più recentemente nel Joe Zawinul Syndicate, ora Sahmaoui approda al primo album iscritto direttamente a suo nome, prodotto dal veterano Martin Meissonier, che vanta un lunghissimo curriculum di curatore artistico di stelle di prima grandezza dell’Africa occidentale e del Maghreb (tra i tanti, ricordiamo Papa Wemba, Fela Kuti, Manu Dibango, Khaled). Cresciuto in quello storico crocevia di transiti culturali che è la città di Marrakech, dove ha incontrato il tagnawit, prima di emigrare a Parigi, Sahmaoui (voce, guimbri, ngoni, mandola, chitarra, tastiere, percussioni ed idiofoni) mette in gioco nel suo codice espressivo una forte componente musicale gnawa, coadiuvato da uno stuolo di valenti musicisti in prevalenza senegalesi, tra cui il chitarrista Hervé Samb, il bassista Alioune Wade, il tastierista e suonatore di kora Cheikh Diallo. Aziz eccelle nel creare intelligenti tessiture che incorporano ritmi gnawa, chaabi, rock, jazz e matrice subsahariana, come nella vigorosa “Ana Hayou”. In effetti, il mélange è enunciato sin nell’iniziale “Salabati”, preludio invocativo ai santi dei rituali gnawa su canto e ritmo di matrice saheliana, con il ngoni che sostituisce il suo parente nord-africano, il liuto-tamburo guimbri, a voler sottolineare l’asse storico culturale sud-nord. Il mix prosegue con “Maktoube” (presentata in due versioni, una breve ed una lunga che chiude il CD), titolo che si traduce con “Destino”, dove una donna, Fatima, piange sulle rovine della sua casa distrutta dai soldati (Siamo in Tunisia? Libia? Egitto? Mali? Gaza?). Altrove la frenesia ritmica si smorza, cedendo il passo alle venature blues di “Kahina” o alla forma ballad di “Miskina” e “Rofrane”). Dopo la danza tradizionale "FouFou Danba” si continua con “Alf Hilat”, costruita su un canto responsoriale dalla pronunciata inflessione melodica. Il classico dei Weather Report “Black Market” è un vibrante omaggio al compianto maestro Zawinul che esibisce una deliziosa linea di kora. Con Sawaye” e "Mimouna”, invece, si ritorna ai moduli della musica terapeutica gnawa, mentre “Tamtamaki” è ancora palpitante fusione d’autore. Assolutamente da non perdere lo showcase di Aziz Sahmaoui il 1 dicembre 2012 al Medimex di Bari. 



Ciro De Rosa