Tito Rinesi (Musiche) e Michele Fedrigotti (Pianoforte) - Verso Levante (La Levantina Records)

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I più attempati ricorderanno il Tito Rinesi di inizio anni ’70, prima musicista d’avanguardia ispirato alla beat generation Living Music (con Francesco Giannattasio alle tabla!), poi chitarrista ne La casa del lago, seconda opera dei Saint Just, indimenticata band prog creata da Jenny Sorrenti. Da quei tempi, oltre alle frequentazioni nella musica barocca e nell’elettronica, nonché nell’attività di musicoterapeuta, il polistrumentista romano si è costruito un iter creativo e di ricerca decisamente rivolto ad Oriente, indirizzandosi verso strumenti a corda (bouzouki, baglama, saz), stili vocali indiani (khyal, dhrupad) e il canto armonico. Perpetuamente in transito, costruttore di ponti sonori, Rinesi è autore di colonne sonore per cinema, TV, radio e teatro. La sua carriera è costellata da numerosi CD che travalicando steccati, si muovono tra elettronica, ambient, minimalismo, composizioni di ossatura modale di ispirazione mediorientale e mediterranea. Nel suo recente album “Verso Levante”, la dimensione è quella del piano solo: Rinesi affida sedici sue composizioni, pagine scritte tra il 1989 e il 2011 per organici strumentali più ampi, al pianoforte a coda Steinway dell’ispirato Michele Fedrigotti, didatta, autore e direttore d’orchestra, con cui già ha collaborato in passato. In apertura si sprigiona l’eleganza danzante di “Salomé”. Acceso e arioso il fraseggio pianistico in “Monsoon”, tema influenzato dalla musicalità indiana, oscillante tra sequenze delicate e passaggi più robusti. Il lirismo laconico e riflessivo di “La quête” è latore di sapori bretoni e raffinatezza pianistica che occhieggia Satie. Composto per il film muto “La Tomba Indiana”, prodotto negli anni ’20 , “Mirra” ci riconduce pienamente dentro atmosfere mediorientali, facendo affiorare le suggestioni gurdjieffiane, peraltro ricorrenti in questo lavoro. Anche “Tiflis”, metafora di comunanza umana e della disponibilità a convivere delle tre principali religioni monoteistiche, echeggia le trascrizioni del mistico armeno realizzate da De Hartmann. Il brano cede il passo al fluire libero delle note carezzevoli di “Aurora”, centrata sugli effetti prodotti dal pedale di risonanza. È giocata sull’avvicendarsi di improvvisazione e scrittura l’introspettiva “Mauve”. Rotta sonora diritta verso oriente con “Suite della Favorita”, successione di movimenti di danza che “uniscono Palermo a Istanbul” – come scrive nelle note lo stesso compositore – cui seguono i tratteggi tenui delle brevi e lievi “Sei piccole danze”. Si passa poi agli ornati tasselli di “Lux oriens” e all’architettura onirica di “Arabian Nights”, la composizione più recente di Rinesi, che ci consegna un affascinante e benefico lavoro. 



Ciro De Rosa