Pier Paolo Polcari – Intraterrae (Marocco Music/Audioglobe)

Forse, la spiegazione è in quel “Born and raised in Naples, Italy” scritto nella pagina finale del booklet, in fondo a tutto. Perché la mappa sonora tracciata da Pier Paolo Polcari, colonna degli Almamegretta, per il suo primo capitolo discografico firmato da solista, non si comprende senza quella dichiarazione di provenienza vergata nella lingua franca del XXI secolo (per ora), che esprime non solo l’esigenza di parlare al mercato internazionale, ma sancisce la traccia di vita di questo musicista in transito. Polcari - autore di colonne sonore cinematografiche, collaboratore, tra gli altri, di Gaudi, Adrian Sherwood, Raiz, Bill Laswell - tesse un “filo sottile ma resistente”, scrive Flaviano De Luca nella presentazione, tra l’esodo dalle campagne del nostro sud a partire dagli anni ’60 del Novecento, le migrazioni odierne dei cervelli creativi come Polcari, ma anche quelle dei fratelli africani e asiatici che bussano alla fortezza Europa. Sulla scia delle sua esperienza londinese, delle suggestioni derivate dalla lettura delle opere di Franco Arminio, dall’ascolto di storiche registrazioni lomaxiane, e con numi tutelari Giovanni Coffarelli, Matteo Salvatore, Concetta Barra, Ignazio Buttitta, Enzo Del Re, Polcari mette a punto undici tracce che mescolano carne e bit digitali. Canti, ritmi, effetti ambientali, parole e memorie del passato contadino sono rimessi in circolo incontrando visceralità dub, dilatazioni trip hop. interferenze, risonanze, soffi, riverberi poliritmici, ostinati e loop elettronici, distorsioni, tappeti di tastiere con qualche svolazzo retrò, corposità del basso, la voce recitante di Salvatore Cantalupo, le ugole mediterranee (Antonio Infantino, Peppe Barra, Marzouk Mejri, Marina Mulopulos). Accanto a Polcari sono Paolo Del Vecchio (chitarre, bouzouki, mandolino), Pino Basile e Ivan Lacagnina (percussioni), Luca Urciuolo (fisarmonica, piano elettrico), Vladimir Kocagi (violoncello). Nell’apertura poderosa di “Moonsonica” affiorano frammenti di banditori dell’Irpinia d’oriente e le “lettere al fratello Pasquale”. In “Aliv” le corde si (con)fondono con la trance psichedelica, le voci di paesani, e il canto di Antonio Infantino. Procede incessante su un ritmo di tammurriata “Ex-voto”, con il cesello violoncellistico di Kocagi. “Sofrimento parte 2" è un remix della canzone interpretata da Peppe Barra, scritta dall’autore angolano Waldemar Bastos e tradotta da Patrizio Trampetti. La devozione della Madonna dell’Arco In “Mamma Schiavona” collide con il muro del suono trance-dance. "Buttitta" dichiara sin dal titolo l’imprescindibilità del poeta palermitano. Seguono “Terra del vento” e “Marzouk must play” (compartecipe l’ottimo percussionista e vocalist tunisino, residente a Napoli, Marzouk Mejri). La voce di Barra punteggia “Cydonia” profilo melodico su battito dubmediterraneo, “Tarasque” è invece miscela fraseggi elettronici, voci rarefatte, effetti ambientali. Infine, “Gargano” è la rivisitazione della mundanarë garganica, qui cantata in greco da Marina Mulopulos con i melismi di Marzouk che entra in un ideale abbraccio mediterraneo. 



Ciro De Rosa