B-Choice: Canzoniere Grecanico Salentino - Pizzica Indiavolata

La Pizzica Indiavolata del Canzoniere Grecanico Salentino

Pizzica Indiavolata è il secondo disco del Canzoniere Grecanico Salentino della seconda generazione, ma è soprattutto il diciassettesimo album di un ultratrentennale percorso cominciato nel lontano 1975 sulla spinta della scrittrice Rina Durante. Quella storica formazione composta da Bucci Caldarulo, Luigi Chiriatti, Daniele Durante, Roberto Licci e Rossella Pinto, firmò uno dei dischi storici della musica di riproposta nel Salento, ovvero Canti di Terra d'Otranto e della Grecìa Salentina, pubblicato nel 1977 dalla Fonit Cetra. Il gruppo ha attraversato negli anni diverse fasi, tra alti e bassi, senza che però la sua fama e il suo prestigio venissero mai intaccata. La rinascita del gruppo arriva però nel 2007 quando Daniele Durante, lascia la guida del Canzoniere Grecanico Salentino al figlio Mauro (la cui mamma Rossella Pinto è stata un’altra componente storica del gruppo), il quale intraprende un percorso musicale nuovo, documentato nell’ottimo Focu D’Amore del 2010. E’ l’inizio di una nuova primavera, caratterizzata da collaborazioni prestigiose come quella con Ludovico Einaudi, nel cui periodo di direzione dell’Orchestra de La Notte Della Taranta, sono protagonisti diversi componenti del gruppo, ma soprattutto da un tour in diversi paesi che nel giro di poco tempo li conduce attraverso Spagna, Croazia, Francia, Canada ed in fine negli Stati Uniti d'America. Risultato di cinque anni di lavoro per la seconda generazione del Canzoniere Grecanico Salentino, Pizzica Indiavolta rappresenta un nuovo inizio, e questo non solo per le prestigiose collaborazioni con Ballake Sissoko e Piers Faccini, ma anche per la presenza di alcuni brani originali ispirati dalla tradizione, ne abbiamo parlato con Mauro Durante, nei giorni successivi alla Notte Della Taranta. 

Mauro Durante, Violino
Come nasce Pizzica Indiavolata? 
E’ il coronamento di un percorso di oltre due anni con la nuova formazione del Canzoniere Grecanico Salentino, quella composta da me, Maria Mazzotta, Giancarlo Paglialunga, Giulio Bianco, Silvia Perrone, Emanuele Licci, Luca Tarantino e Massimiliano Morabito. Insieme abbiamo fatto, solo nel 2011, oltre sessanta concerti e questo disco arriva a compimento di un lavoro fatto insieme soprattutto sul palco, e dal rapporto con il pubblico. L’idea che ha animato Pizzica Indiavolata si è sviluppata su una riflessione circa il tarantismo. Non esistendo, infatti più, le tarantate, questo fenomeno, così come lo conosciamo dalla Pizzica Taranta o detta L'Indiavolata che suonava Luigi Stifani, è da considerarsi ormai morto. Tuttavia anche noi oggi abbiamo i nostri demoni da esorcizzare e i mali da curare, allora la musica ha ancora un potere un po’ magico di portarti altrove e anche la funzione che può avere un gruppo storico come il Canzoniere Grecanico Salentino, può essere quella catartica, di curare un po’ i mali dei giorni nostri, sebbene il contesto sia un po’ cambiato. 

Maria Mazzotta, Voce
Hai citato Lugi Stifani, qual è il vostro rapporto con le fonti della tradizione? 
Luigi Stifani amava definirsi dottore delle tarantate per il suo ruolo di musicoterapeuta, noi abbiamo una grossa fonte di ispirazione nell’orchestrina terapeutica studiata da Ernesto De Martino e tanti altri in seguito. La Pizzica Indiavolta che dà il nome al disco è proprio ispirata alla celebre composizione che Stifani usava per curare le tarantate. Loro erano parte di una tradizione, ed attori di un rituale complesso che attraverso la danza, i colori era la cura del tarantismo. Oggi ovviamente salendo su un palco cambia la funzione, non suoniamo per curare le tarantate, ma facciamo uno spettacolo e quindi il nostro fine è quello essenzialmente estetico. Però per noi è molto importante sapere da dove partiamo, e che questa musica aveva una forte valenza rituale e magico-religiosa ed era legata ad un aspetto terapeutico condiviso. Secondo me è molto importante non staccarsi dalla comprensione della condivisione del contesto in cui veniva eseguite queste musiche. 

Giancarlo Paglialunga, tamburello
Ciò che colpisce di questo disco è la presenza di brani inediti che hanno il pregio di suonare come fossero tradizionali… 
Penso che la musica popolare se la si riesegue semplicemente come la si ascolta dalle registrazioni effettuate durante le ricerche sul campo può essere destinata a morire, come se la mettessi in un museo. Il riprendere questi brani in modo didascalico significa fare riferimento a delle fonti che non sempre è facile considerare come assolute o infallibili, perché si tratta di una esecuzione, di un momento fatto spesso in situazione in cui l’intervistato non è detto che fosse del tutto a suo agio. E’, dunque, un operazione molto rischiosa quella della riproposta della musica popolare, andando semplicemente a fare il verso ai contadini. 
Emanuele Licci, chitarra
Quindi è importantissimo quando si fa musica popolare cercare di contestualizzare i contenuti, in questo caso abbiamo scelto per Pizzica Indiavolata dei testi e delle canzoni che potessero essere attuali, o quantomeno percepite come tali, scegliendo dei temi universali come l’amore, la musica a ballo o come l’invocazione al tamburello. Questo significa anche avere una dimensione atemporale, che quindi può essere condivisa e compresa anche oggi. La composizione di nuovi brani viene dall’esigenza di parlare del presente, la musica popolare nasce come soddisfazione di una esigenza immediata, quindi la serenata perché c’era bisogno di passare un messaggio d’amore, il canto di lavoro perché era contingente alle condizioni lavorative, la musica a ballo per far ballare, e così via. Essendo composto da giovani, per il Canzoniere Grecanico Salentino è importante parlare e scrivere di quello che viviamo, e suoniamo e balliamo quello che viviamo. Il fatto poi di suonare tradizionali è un punto di vanto, ma dipende dal fatto che le storie musicali ed artistiche di ognuno di noi sono dentro a quella che è la musica di riproposta salentina.

Massimiliano Morabito, organetto
Il disco è impreziosito dalla partecipazione di Ballake Sissoko e Piers Faccini, ci puoi parlare di queste due collaborazioni? 
Sono stati degli incontri eccezionali, nel vero senso della parola. Personalmente ho conosciuto Ballake Sissoko collaborando con Ludovico Einaudi, poi lavorandoci insieme durante le due edizioni de La Notte della Taranta dirette da quest’ultimo e successivamente realizzando un progetto speciale che abbiamo presentato lo scorso anno ad Alessano, insieme con il Canzoniere Grecanico Salentino. Con lui si è sviluppato un grande feeling musica ma soprattutto un bel rapporto di amicizia che ci ha portato a cercare la collaborazione e a cercare di costruirci lo spazio per poter condividere la nostra musica. L’incontro tra la sua cora e la pizzica salentina, è stata per noi un esperienza incredibile. 
Giulio Bianco, zampogna
Ballake è erede della tradizione griot del Mali e quindi un po’ come molti di noi è nato con la musica ed ha raccolto un testimone importante. L’aver arricchito il disco con la sua sensibilità credo sia un motivo di vanto di tutto il movimento della musica popolare salentina, e credo che il risultato si possa sentire chiaramente nei brani in cui ha collaborato ovvero “Aremu An Me ‘Gapa”, e “E Chorà Tu Anemu”. Con Piers Faccini il nostro incontro è legato invece alla sua musica, collaboro infatti con lui da diverso tempo. Lui è un cantautore poliglotta, perché la mamma è inglese e il papà italiano ma ha anche origini russe e ha vissuto in Francia da quando aveva vent’anni, è una vera fusione di culture.  Il suo songwriting è legato al blues, al folk inglese ma soprattutto alla musica del mediterraneo. Ho lavorato con lui come percussionista e violinista, e siccome è un grande appassionato di musica salentina, non a caso al suo matrimonio ha voluto come ospito anche l’indimenticato Uccio Aloisi, questo ci ha portato nel 2010 a presentare a Cursi un progetto speciale per il Festival Itinerante de La Notte della Taranta, e da lì abbiamo sempre cercato occasioni per la collaborazione. Per quanto riguarda Pizzica Indiavolata, Piers ha voluto che facessimo qualcosa insieme, e quindi da qui ho pensato che la cosa migliore fosse fare un incontro a tutti gli effetti con lui che si esprimesse con il suo la dimensione più naturale che è e la lingua inglese e noi che scrivessimo la musica e la canzone facendo qualcosa ad hoc. E così è nato “La Voce Toa” della quale lui ha scritto il testo ed è un po’ una chicca, un pezzo a se stante, sebbene sia collegato al resto del disco per il tema, ma si tratta di un brano che ha un sound particolare anche per la presenza della sua voce. 

Silvia Perrone, danza
Come si è evoluto il sound della seconda generazione del Canzoniere Grecanico Salentino, quanto vi ha arricchito la collaborazione con Ludovico Einaudi e quanto ha pesato la vostra esperienza in tour negli Stati Uniti? 
Penso ci sia un po’ di differenza con Focu D’Amore, che era uscito nel 2010. Nel 2007 quando ho ereditato il gruppo da mio padre e mia madre, abbiamo intrapreso un percorso nuovo. Il mio primo proposito all’epoca era quello di cercare una continuità poetica ma trovando un sound diverso. Ecco perché in Focu D’Amore, che era un po’ anche un disco antologico per la scelta di riarrangiare alcuni brani del vecchio repertorio del gruppo, abbiamo scelto di utilizzare degli strumenti diversi come il contrabbasso, il violoncello, la batteria e la tromba, che davano questo sound diverso. Un qualcosa di nuovo in un percorso all’epoca trentaduennale. Dopo questo percorso ho voluto fortemente tornare ai suoni della tradizione recuperando l’organetto, la chitarra, la zampogna, il flauto, il violino e il tamburello, coinvolgendo alcuni tra i principali interpreti della tradizione salentina, musicisti giovani, con cui abbiamo condiviso un percorso che ci ha condotto a diventare un gruppo che manifesta la sua identità cantando e suonando i propri brani. In questo senso sono state importanti le collaborazioni internazionali con Ballake Sissoko, Piers Faccini, Ibrahim Marouf, trombettista libanese eccezionele, ma anche il fatto di essere stati tanto tempo in tour negli Stati Uniti, non può che far crescere la sensibilità musicale di ognuno di noi. In Pizzica Indiavolata c’è la maturità di un gruppo che è tale, e che non teme il confronto con quelle che sono le realtà della musica internazionale. 



Canzoniere Grecanico Salentino – Pizzica Indiavolata (Ponderosa) 
A due anni di distanza dall’ottimo “Focu D’Amore”, il Canzoniere Grecanico Salentino, torna con “Pizzica Indiavolata”, disco che rappresenta un ulteriore tappa di crescita per la nuova formazione del gruppo salentino guidata da Mauro Durante. La pesante eredità lasciata dal padre Daniele poteva essere una rendita sicura e certa, ma il violinista e percussionista salentino, con coraggio ha operato una vera e propria rifondazione del gruppo, inserendo progressivamente nella line-up alcuni dei musicisti salentini più apprezzati nell’ambito della musica di riproposta ovvero la talentuosa Maria Mazzotta (voce), Giancarlo Paglialunga (voce e tamburello), Luca Tarantino (chitarra), Giulio Bianco (zampogna, ciaramella e armonica a bocca), Massimiliano Morabito (organetto), e la bravissima danzatrice Silvia Perrone, a cui più di recente si è aggiunto Emanuele Licci (voce e chitarra). Mettendo a frutto l’esperienza maturata sin da piccolo al fianco del papà Daniele e della mamma Rossella Pinto, Mauro Durante ha intrapreso un percorso nuovo volto a rivitalizzare e a ridare dignità alla funzione principale della musica popolare, ovvero quella di raccontare il presente, recuperandone la sua urgenza comunicativa. Così se in “Focu D’Amore” la presenza di un brano storico del gruppo come “La Quistione Meridionale” era sembrata come una risposta alle celebrazioni per il Centocinquantesimo Anniversario dell’Unità D’Italia, in Pizzica Indiavolata il Canzoniere Grecanico Salentino ha imboccato una via diversa, volta non più verso le semplici rilettura ma piuttosto alla contestualizzazione dei brani tradizionali ed in parallelo alla composizione di brani nuovi nella musica e nel testo. Il disco presenta, infatti, tredici brani, divisi quasi equamente tra alcune riletture di brani del repertorio salentino e grecanico, e alcuni brani di nuova composizione, in cui si canta dei nostri tempi, usando però un linguaggio musicale che rimanda alle radici popolari. Dal punto di vista sonoro il gruppo salentino ha mirato soprattutto alla valorizzazione delle strutture musicali della tradizione, con arrangiamenti curati e basati essenzialmente sull’intreccio tra le percussioni, la chitarra, l’organetto, violino e fiati. Ad aprire il disco è “Nu Te Fermare”, un moderno canto di lavoro in cui si racconta delle difficoltà dei giovani a trovare lavoro e del precariato, il tutto impreziosito da un ritornello trascinante e da una linea melodica in cui, al ritmo dei tamburelli, dialogano la chitarra di Emanuele Licci e l’organetto di Massimiliano Morabito. Splendida è poi “Aremu An Me 'Gapa'”, ninna nanna in griko, caratterizzata dalla splendida voce di Maria Mazzotta e dalla kora di Ballake Sissoko. La pizzica per zampogna “Focu D’Amore” cantata da Giancarlo Paglialunga, ci introduce poi alla serenata “Bella Ci Dormi” e alla rilettura di “Tamburreddhu Mia”, travolgente pizzica di Aradeo, che arriva dalle registrazioni sul campo degli anni settanta di Brizio Montinaro e Luigi Chiriatti. Perla del disco è il canto di lavoro degli spaccapietre di Martano “Questa Mattina”, raccolto da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954 e caratterizzato da una splendida struttura polivocale con le voci di Giancarlo Paglialunga e Maria Mazzotta che si intrecciano in modo superbo. Il trascinante strumentale “E Chora' Tu Anemu”, firmato da Mauro Durante ed impreziosito dalla kora di Ballake Sissoko, apre poi la strada al tradizionale griko “In Itela”, guidato dalla voce di Emanuele Licci e con la zampogna di Giulio Bianco ad arricchire la linea melodica. Arrivano poi due pizziche il tradizionale “Sta Strada” e “Pizzica A Marino” dove a farla da padrone è l’organetto di Massimiliano Morabito. Il vertice del disco risiede però nella splendida “La Voce Toa”, la cui musica composta da Mauro Durante è impreziosita dal testo in inglese di Piers Faccini, che impreziosisce il brano con la sua voce. Proprio questo brano ci sembra significativo per comprendere quali potrebbero essere le prossime direzioni che intraprenderà il Canzoniere Grecanico Salentino, infatti l’intreccio tra songwriting e tradizione potrebbe essere una nuova frontiera tutta da scoprire e che senza dubbio potrebbe riservare sorprese. Sul finale arrivano poi il canto a trainieri “Tira Cavallo e la conclusiva title track, un omaggio all’orchestrina terapeutica di Luigi Stifani, caratterizzata dall’intreccio tra l’organetto di Massimiliano Morabito e il violino di Mauro Durante. Pizzica Indiavolata è, dunque, un ottimo disco che dimostra pienamente la validità della proposta musicale di questa seconda generazione del Canzoniere Grecanico Salentino, capace tanto di dialogare con realtà musicali differenti come la tradizione griot del Mali di Ballake Sissoko e il cantautorato di Piers Faccini, quanto di preservare l’essenza della tradizione mantenendo intatto ritmo, melodia, vocalità e soprattutto le strutture musicali. 



Salvatore Esposito