Giovanna Salviucci Marini – Spesso Il Male Di Vivere Ho Incontrato (Nota/Helikonia)

Leggenda vivente della canzone di protesta ed apprezzatissima etnomusicologa, Giovanna Marini sin dagli inizi della sua carriera è stata soprattutto una grande compositrice nell’alveo della musica colta. Sebbene qui in Italia la sua fama sia riduttivamente legata ai suoi trascorsi in ambito folk, in Francia e nel resto d’Europa è molto conosciuta per la sua ormai enorme produzione di opere, oratori e poemi sinfonici, che viaggiano di pari passo alla sua discografia e alle tante collaborazioni per il cinema e il teatro. Da sempre caratterizzato da uno stretto legame con le suggestioni del colore vocale del canto contadino, il suo stile compositivo e la sua produzione negli anni si sono andati via via affinando e diversificando, diventando la base per l’ideazione di originali e raffinatissime forme espressive. In particolare la sua ricerca negli ultimi anni si è basata essenzialmente sul hic et nunc delle esecuzioni dal vivo, che si basano essenzialmente sull’individualità dell’esecutore, la cui abilità deve essere quella di saper vestire anche i panni dell’attore interagendo con lo spettatore. Proprio dal successo dovuto alle tante rappresentazioni dal vivo, è nata cristallizzare su disco lo spettacolo “Spesso Il Male Di Vivere Ho Incontrato”, che raccoglie due oratori per quartetto vocale, quartetto di sassofoni, soli e coro, dedicati rispettivamente alla produzione poetica di Eugenio Montale e Giacomo Leopardi, più volte riscritti e rivisitati negli anni. Il primo oratorio “Spesso Il Male Di Vivere Ho Incontrato” risale al 1992 prendendo spunto da sette poesie tratte dalla raccolta Ossi di Seppia di Eugenio Montale, che si intercalano in un dialogo tra Antigone e Ismene tratta dall’omonima tragedia di Sofocle e alcuni estratti da Cassandra di Christa Wolf Tre soliste, Germana Mastropasqua, Patrizia Rotonda, Flaviana Rossi che interpretano rispettivamente i ruoli di Antigone, Cassandra ed Ismene, riflettono sul contrasto tra Nomos e Physis, ovvero tra la legge positiva della polis degli uomini e quella della natura. In questi dialoghi, caratterizzati da suggestive e ricercate soluzioni vocali, si inseriscono le poesie di Montale, che chiudono un inesplorato triangolo in un andirivieni tra elementi primari ed arcaici della condizione umana, sospeso tra desiderio di libertà, la riflessione e la necessità di trovare piena espressione nei sentimenti. Le voci del Quartetto Urbano e quelle del Coro Favorito fungono da perfetto collante, tra i dialoghi delle soliste, il tutto sotto l’attenta direzione musicale di Xavier Rebut. Il secondo oratorio, “Concerto Per Leopardi”, fu scritto originariamente per coro ed orchestra d’archi ed eseguito per la prima volta nel 1997 all’Università La Sapienza di Roma, recentemente la Marini ha rielaborato la sua composizione adattandolo ad un nuovo organico composto da Quartetto Urbano e 4 Venti in versione quartetto di sassofoni. L’opera è basata su tre poesie di Giacomo Leopardi, ovvero “Il Coro Dei Morti” dal “Dialogo di Federico Ruysch e delle Sue Mummie”, “Ultimo Canto di Saffo” e “Canto Notturno Di Un Pastore Errante dell’Asia”. Seguendo l’intuizione di Goffredo Petrassi nel suo celebre “Coro Dei Morti”, Giovanna Marini, esalta la musicalità della poesia e del suono delle composizioni di Giacomo Leopardi, e in questo senso va letta anche la scelta di affiancare al quartetto vocale, i sassofoni dei Quattro Venti, strumenti questi ultimi che si avvicinano molto per duttilità alle voci, a cui imprimono una grande spinta ritmica. Sebbene non sia un lavoro di facile fruibilità ed adatto a tutte le orecchie, Spesso Il Male Di Vivere Ho Incontrato è, dunque, un disco prezioso non solo per l’alto valore compositivo ma anche per il fascino e la suggestione dei particolari cantati curati dalla Marini, che esaltano la poesia e la musicalità di Eugenio Montale e Giacomo Leopardi. 



Salvatore Esposito