Gabriele Coen Jewish Experience, Notte della Cabbalà, Antico Quartiere Ebraico, Roma, 8 Settembre 2012-09-12

Inserita nel ricchissimo programma della quinta edizione del “Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica”, la Notte della Cabbalà è diventata nel corso degli anni un appuntamento irrinunciabile, tanto per l’importante portata degli eventi culturali che la caratterizzano, quanto per i suoi immancabili appuntamenti musicali. Dopo l’interessante confronto, tenutosi al Palazzo della Cultura, tra il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni e il grande studioso di Kabbalàh Moshe Idel, sugli aspetti peculiari della mistica ebraica, e la conversazione tra il rav Roberto Colombo e Yarona Pinchas, l’attenzione si è sposta verso il cuore dell’Antico Quartiere Ebraico di Roma, ovvero il “Portico di Ottavia”, nella cui suggestiva cornice si sono esibiti David Broza e Gabriele Coen con la sua Jewish Experience. Ad aprire la serata è il cantautore israeliano, che ha dato vita ad un set particolarmente coinvolgente in cui hanno brillato alcuni dei brani principali del suo repertorio come la toccante, “Yehihe Tov”, scritta nel 1977 in onore della visita di Anwar Sadat in Israele. 
Il folto il pubblico che nel corso della serata aveva affollato le strade del Quartiere Ebraico, sostando nei vari stand di cucina giudaico-romanesca o nei ristoranti kosher, pian piano si è spostato verso l’area concerto dove, verso mezza notta è salito sul palco Gabriele Coen, accompagnato come dal suo eccellente gruppo composto da Pietro Lussu (pianoforte), Marco Loddo (contrabbasso), Luca Caponi (batteria e percussioni etniche) e Lutte Berg (chitarre). Destreggiandosi con grande abilità tra sax soprano, sax tenore e clarinetto, il jazzista romano, ha condotto i tanti spettatori presenti, in un lungo viaggio attraverso gli intricati sentieri, che vedono confondersi jazz e tradizione klezmer, da lui ben raccontati nel volume Musica Errante. Spaziando dalla riproposizione di alcuni standard jazz dei primi del novecento a qualche estratto dal repertorio di John Zorn, Gabriele Coen non ha mancato di eseguire alcuni brani dall’apprezzatissimo “Awakening”.  Nel suo set il polistrumentista romano è riuscito a delineare perfettamente anche il rapporto tra la musica klezmer e la cultura yiddish, essendo la prima l’espressione strumentale e sonora della seconda. 
Pur essendo musica non sacra, il klezmer è il prodotto di una società fortemente impregnata di religiosità, e non è un caso che molte delle sue ispirazioni derivino dai canti di sinagoga o ancora dal misticismo della Kabbalàh. Non è mancata qualche anticipazione da "Yiddish Melodies In Jazz", il suo nuovo disco che come il precedente verrà pubblicato prossimamente dalla Tzadik, mitica label newyorchese di John Zorn. Nel corso dei brani emerge con grande forza l’eccellente interplay tra i musicisti sul palco, che accompagnano in modo impeccabile Coen, tanto nelle parti più melodiche e didascaliche, quanto nelle improvvisazioni. A guidare la melodia sono sempre i fiati del musicista romano, tuttavia fondamentale è tanto la sezione ritmica, quanto Lutte Berg alla chitarra, che tra magistrali spaccati melodici, improvvisazioni e travolgenti distorsioni non manca mai di caratterizzare ogni brano con il suo eclettismo e la sua tecnica. Un concerto splendido insomma, in cui ogni brano eseguito è stata l’occasione per gli spettatori di allargare sempre di più i propri orizzonti musicali. 



Salvatore Esposito