Scantu De Core – Scantu De Core (Autoprodotto)

Scantu De Core in dialetto salentino significa “colpo al cuore”, e alludendo alla capacità della musica popolare di toccare nel profondo dell’anima, questa espressione è stata scelta come nome da un giovane gruppo formato da artisti accomunati dalla passione per la musica world e la musica salentina. Nato a Roma qualche anno fa, dall’incontro tra due musicisti salentini ovvero Maria Serena De Masi (voce) e Davide Conte (voce, tamburello, fischio), con l’organettista e fisarmonicista toscano Marco Rufo, e il chitarrista romano Gabriele Caporuscio, questo gruppo è un vero e proprio laboratorio di sperimentazione continua, dove suoni, melodie e ritmi provenienti da territori musicali differenti si confrontano con la tradizione del Tacco d’Italia. A differenza di molti gruppi di musica di riproposta, gli Scantu De Core non si sono limitati semplicemente alla rivisitazione dei brani classici brani salentini, ormai suonati da qualsiasi gruppo che si dica “di musica popolare”, ma piuttosto hanno inteso intraprendere un percorso diverso, in cui la tradizione è la base creativa su cui si innestano composizioni originali. Il loro disco di debutto, inciso proprio nel Salento e alla cui lavorazione ha contribuito quel piccolo mago dei suoni che è Valerio Daniele, raccoglie nove brani di ottima fattura, più un recitativo, in cui il loro sound è lasciato libero di muoversi in una sorta di viaggio che parte dal Salento e tocca tutto il mediterraneo. Una visione della musica che solo a parole sembra poco originale ma che all’ascolto si rivela davvero come una bella sorpresa. Per comprenderlo basta ascoltare Giovanottu che apre il disco con le sue sonorità sinuose sospese tra la pizzica e il tango, o la trascinanta La Muscia Niura con il tamburello di Davide Conte e il mandolino di Gabriele Caporuscio in grande evidenza. Di ottima fattura sono anche Donna De Fueco in cui brilla il violoncello di Redi Hasa, la solare pizzica Beggiu U Sole e lo strumentale Non So dove a cui si accompagna il bel testo contenuto nel libretto, scritto da Marco Rufo. La lunga e coinvolgente Portugallu è invece un riuscito esperimento di teatro-canzone popolare che sfocia in una travolgente pizzica con botta e risposta tra maschio e femmina. Sul finale arrivano poi la bella ninna nanna Dormi Mia Notte, il tradizionale Pizzica De Core e De Du Suntu Ieu?, un monologo di Davide Conte eseguito con l’accompagnamento del tamburello. La scommessa di mettere a confronto la musica popolare salentina, con diverse forme d’arte diverse come il teatro e soprattutto con sonorità mediterranee, può dirsi assolutamente vinta per gli Scantu De Core, che con questo disco hanno certamente dimostrato di avere tutte le carte in regola per confrontarsi con i gruppi di punta della scena musicale salentina, evitando soprattutto di riciclarsi come interpreti di un repertorio ormai abusatissimo.



Salvatore Esposito