Raiz & Radicanto – Casa (Arealive/Edel)

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Da un lustro il vocalist napoletano Raiz e l’ensemble barese Radicanto interferiscono proficuamente tracciando possibili mappe sonore. Pubblicato dalla napoletana Arealive con il sostegno di Puglia Sounds, Casa è l’esito di condivisione poetica e musicale. Così descrive il senso del lavoro Giuseppe De Trizio dei Radicanto: “È una bottiglia di suoni ed esperienze emotive affidata alle onde di un mare in cui le lingue si confondono e i sapori si assomigliano. Un disco meticcio, denso, antimoderno che suonerebbe bene anche negli anni '60 o '70. Canzoni in cui i geni della musica del Mediterraneo si sovrappongono e si ri-uniscono creando arabeschi vocali e sonori. Respiri e soffi. Tamburi, voci e corde intrecciati, spudorati, desnudi. Un lavoro corale che raccoglie senza contenere, come la sabbia, la memoria salina delle nostre - di Radicanto e Raiz, intendo – peregrinazioni musicali. Propone un reale e non stereotipato viaggio, quasi omerico, attraverso la rete immaginaria e narrativa in cui le distanze si annullano e le voci, i volti, gli echi dei popoli che lo abitano si mescolano. Tutto attraverso un’operazione d'autore che esplora le tradizioni musicali vive. Nulla di oleografico o celebrativo, nulla di simil-filologico, nessuna operazione che sappia di ricerca "museale". Piuttosto imprinting teatrale, un po' guappo, direi, divertito, scanzonato e fottutamente consapevole. Abbiamo visitato e rimasticato gli stilemi del folk, dalla canzone classica napoletana al fado, dal Maghreb ai Balcani, dalla secolare tradizione sefardita e arabo-andalusa alla ballata grika: la forma "canzone" in ogni suo afflato. È un lavoro in cui la voce di Raiz e le pulsazioni percussive, nette e asciutte, gli strabordi delle corde abbondanti, abitano vestiti eterogenei”. Da parte sua, Raiz ha spesso definito il suo progetto artistico come proiettato verso la creazione di una musica immaginaria mediterranea. Anche nell’avventura di Almamegretta, egli ha rappresentato il trait-d’union tra la visceralità melodica che non volta le spalle all’espressività musicale della città d’origine e la bass culture, le suggestioni caraibiche e le pulsazioni della Bristol elettronica. “Non c'è una musica comune mediterranea” – spiega il cantante – "c'è una sensibilità comune che noi cerchiamo di esaltare nei nostri concerti”. Una ricerca di legami tra sponde del mare nostrum che Raiz riscontra nella “malinconia mediterranea, nel modo di cantare, in amore e passione, sacro e profano, spiritualità e sensualità che nelle canzoni camminano insieme (Repubblica 6/12/2012). Abbiamo immaginato che tutti i popoli facessero parte di un solo Paese, utilizzando suoni e strumenti di diverse aree del Mediterraneo: da est a ovest, da nord a sud, ma risciacquando i panni nel Golfo di Napoli”. Dopotutto, Napoli non è al centro del Mare Nostrum? Quello di Raiz e Radicanto è un Mediterraneo visto come area di millenaria interazione, “unità nella differenza”, per dirla con l’etnomusicologo Bruno Nettl, che dà slancio alle similitudini, piuttosto che guardare le diversità in un mare diviso ancora da incomprensioni, conflitti e razzismi. Così Casa è portatore anche di un messaggio di rispetto e riconoscimento dell’altro. “La tenda di Abramo aveva quattro aperture”, rammenta Raiz, in un’intervista, ospite della trasmissione di Rai Radio 3 Zazà. Una metafora dell’accoglienza, dell'incontro e confronto pacifico tra genti che anima molte delle sue canzoni. In Radicanto, affiancano Giuseppe De Trizio (chitarra classica, mandolino) e Fabrizio Piepoli (voce, basso santur), Adolfo Della Volpe (oud acustico ed elettrico, chitarra portoghese, chitarra elettrica, saz), Francesco De Palma (batteria, riqq, tar, bendir, daf, darbuka, cajon, zarb), Giovanni Chiapparino (fisarmonica, marimba, arrangiamenti archi e fiati). Nutrita la schiera di collaboratori: Redi Hasa (violoncello), Bandadriatica, Sabil Salameh (voce), Giuseppe Amatulli (violino). Spogliati delle risonanze e delle densità dub, delle cadenze da dancefloor, i cavalli di battaglia che Gennaro Della Volpe ha scritto con gli Alma rivelano un aroma salmastro e speziato. I Radicanto modellano la partitura musicale su cui si adagia il canto di Raiz, cercando un equilibrio sonoro e complementarietà tra la grana densa del cantante partenopeo e delle pelli percosse e la nitidezza timbrica dei liuti, dei salteri e del registro canoro acuto di Fabrizio Piepoli. Nell’apripista “Gramigna” si avverte il soffio balcanico, complici fiati e mantici di Bandadriatica. Si respira l’atmosfera dei vicoli di Napoli in “‘A rosa (int’’o ciardino mio)”, ma potremmo trovarci anche a Orano. Traccia degli antichi intrecci salentini è anche il nobile, posato canto griko “Aremu rindineddha”, mentre assume indole lisboneta ”Respiro”. “Pe’ dinnt’ ’e viche addo’ nun trase ‘o mare”, con liriche del poeta Salvatore Palomba, ha portamento mediorientale, mentre “Catene” rivela inflessioni andaluse. Splendida anche “Nun te scurdà”, la voce scura di Rino rilegge una canzone concepita senz'altro nel segno di Sergio Bruni e Fausto Cigliano. “Scegli me” è sintonia profonda con il canto arabo di Nabil. Proviene dalla Spagna medievale della convivenza di culture la cantiga sefardita “La rosa enflorese”, alla cui melodia si appoggia anche un canto ebraico per lo Shabbat. Dal repertorio solista di Raiz arrivano “‘Rev-rav”, fisarmonica e melismi contro la xenofobia e l’intimismo di “Rinasco più in là”. La solennità del salmo “Shabechi yerushalaim”, affermazione di fede del crooner mediterraneo, è l’approdo finale. 



Ciro De Rosa