Michele Gazich - Concerto Spirituale, Duomo Vecchio, Brescia, 18 maggio 2012


La recente pubblicazione de L’Imperdonabile, ha rappresentato per Michele Gazich una svolta importante per la sua vita artistica, vedendolo per la prima volta calato nei panni del cantautore. Si è trattata di una vera e propria rivoluzione copernicana, nata da un momento di sofferenza, e come spesso accade nel dolore spesso risiede anche la luce della speranza. In quest’ottica si inserisce anche lo splendido convegno, “Verso Damasco - Amore e carità in San Paolo - La Parola, la Musica e l'Arte”, curato dallo stesso musicista bresciano, e che si è tenuto dal 17 al 19 maggio a Brescia presso la Sala della Gloria dell'Universitá Cattolica del Sacro Cuore. Le tre giornate di studi hanno visto protagonisti il Vescovo di Brescia Mons. Luciano Monari, lo stesso Michele Gazich che ha parlato del canto 90 di Ezra Pound “Ubi Amor Ibi Oculos”, numerosi docenti universitari e studiosi di cinematografia, musicologia e teologia che hanno analizzato la figura dell’Apostolo Paolo, spaziando dalle fonti evangeliche all’arte fino a toccare la musica e l’arte. 
 La sera del 18 maggio, nella splendida cornice del Duomo Vecchio di Brescia, si è tenuto il Concerto Spirituale di Michele Gazich, che accompagnato da Marco Lamberti (chitarra, bouzouki, dulcimer, pianoforte) e dalla talentuosa Francesca Rossi (violoncello, seconda voce), ha ripercorso il suo repertorio spaziando dal primo disco con la Nave dei Folli fino al più recente L’Imperdonabile. Proprio i brani tratti dalla trilogia incisa con La Nave dei Folli, sono stati certamente la sorpresa più bella della serata, perché ad interpretarli è stato lo stesso musicista bresciano. La voce intensa e toccante di Michele Gazich ha riportato alla luce lo spirito originario e l’ispirazione che animava quei brani. L’aver usato come schermo la voce femminile nei tre dischi con La Nave dei Folli, è servito a veicolare le canzoni, ma ora appare evidente che sono le canzoni stesse a reclamare la voce del loro autore. 
Gazich così non si è sottratto a questa prova, e il suo recitar cantando, i suoi toni bassi, ma allo stesso tempo profondi e intimi, hanno consentito agli spettatori di percorrere un sentiero poetico di grande suggestione, avvolti dalle mura di pietra del Duomo Vecchio, uno degli esempi più belli ed affascinanti di rotonda romanica in Italia. Dividendosi tra violino, viola e piano, il musicista bresciano ha eseguito quelli che possono essere definiti come le sue composizioni più poetiche, in cui il suo ispirato songwriting mescola suggesioni che spaziano dal cinema, all’arte, fino a toccare la spiritualità. Brillano così brani come Guerra Civile, vero manifesto programmatico del Gazich cantautore, la struggente l’Angelo di Saorge in una versione intensa e commossa, e quel piccolo gioiello che è Leggenda degli Amanti che Camminano Sul Filo. Tra i momenti più intensi del concerto vanno segnalate le superbe versioni di Verso Damasco, che interpretata dal suo autore e impreziosita dal bouzuki di Marco Lamberti si colora sorprendentemente di sonorità world, e della toccante Il Latte Nero Dell’Alba, senza dubbio uno dei vertici compositivi del musicista bresciano nel quale viene rievocata la figura e la vicenda di Paul Celan. Imperdonabile come i suoi numi tutelati Pierpaolo Pasolini, Cristina Campo ed Ezra Pound, Michele Gazich con questo concerto ha messo un’altra pietra angolare nella costruzione della sua carriera artistica. Il suo songwriting spirituale denso di vibrazioni, emozioni e poesia, rappresentano qualcosa di unico nella scena cantautorale italiana. 


Salvatore Esposito