Kardeş Türküler & Arto Tunçboyacıyan - Çocuk Hakli (Kalan)

B-CHOICE

Da più di due decadi i Kardeş Türküler (il nome significa “Canti della fraternità”), nati nel circuito universitario e in origine fortemente influenzati dalle istanze politico-musicali della nueva cancion chilena, rappresentano un faro per la musica popolare di Turchia più illuminata. Negli anni l’ensemble ha flessibilmente incorporato tratti flamenco, ritmi dell’Est Europa e modi della musica iranica, unendoli all’archivio di fonti delle differenti componenti etniche del Paese (curdi, azeri, alevi, laz, armeni, zaza, rom), con un’attenzione rivolta anche alle aree contigue (dai Balcani al Caucaso). Una riproposta creativa di forme e stili tradizionali, ma anche una sensibilità artistica dalla forte connotazione politica, che ha attraversato momenti cruciali del dibattito pubblico turco sulla questione identitaria: dalla censura nei confronti delle lingue minoritarie all’apertura politica e culturale successiva al 1991. La nuova produzione per la Kalan, autorevole etichetta di Istanbul, vede il gruppo dall’ampio organico vocale e strumentale condividere la scena con il compositore e percussionista armeno Arto Tunçboyacıyan, che ama definirsi “Mr Avantgarde Folk”, direttore musicale del progetto: un sodalizio che assume sempre una forte valenza simbolica in Turchia. Disco in sedici tracce, imperniato sul mondo infantile, con la tenera e divertente immagine di copertina, che mostra un bimbo che aggiunge una H alla parola akli (mente), trasformandola in hakli (ragione). Cosicché il titolo gioca sul doppio significato di “La mente del bambino” e “Il bambino ha ragione”. È un album a cui l’ispirato compositore armeno apporta la sua vibrante immaginazione. L’iniziale “Güneşim Riza” ha passo austero e ieratico, il successivo “1-0”, cantato in curdo e karmanci (dialetto curdo settentrionale), ci introduce ai sorprendenti accostamenti ritmici di cui Arto è maestro. Come d’abitudine, testi e materiali musicali provengono da tutta l’Anatolia, ma i Kardeş questa volta si spingono perfino in Cecenia con la dolce canzone “Daymohk”, suggellata dal notevole lavoro percussivo di Arto, e nel mondo palestinese con “Yoyo”, dove sono messe a confronto le diverse costruzioni dei media turchi della resistenza dei bambini palestinesi e di quelli curdi. Nel brano liriche arabe e curde si combinano: procedura frequente nel lavoro di ricreazione della tradizione portato avanti dalla band, che in questa nuova opera ha accresciuto la sua vena compositiva . L’armeno-americano Ara Dinkjian apporta la sua arte di eccellente suonatore di oud in “Zamanin Bahçsinde”, mentre “Haydo”, ancora una composizione di Arto, brilla per la vocalità d’insieme. Primeggiano ancora “Sevdayla Uslandi Gönlüm”, con la notevole performance canora di Feryal Öney , e “Nazar”, brano che tocca il tema dello sgombero di un quartiere rom, dove, non casualmente, dettano legge gli irresistibili fiati romanì della Koçani Orkestar in confronto serrato con zurna e percussioni. 


 Ciro De Rosa