John Doyle - Shadow and Light (Compass Records)

Il nome del chitarrista e autore John Doyle circola nella scena della musica neo-tradizionale irlandese da un paio di decenni, prima come membro dei Solas, top band American-Irish, poi come produttore, didatta, partner di numerosi artisti, tra cui la violinista Liz Carroll e la cantante Karan Casey (a sua volta sublime voce dei primi Solas), collaboratore di Joan Baez. Non da ultimo Doyle ha già due album all’attivo, Evening Comes Early (2001), ma soprattutto Wayward Son (2005), eccellente raccolta di folk ballad. Shadow and light segna una nuova e significativa tappa nella prestigiosa carriera del mancino, irlandese di nascita, ma residente negli States. Il disco ci presenta Doyle (chitarre, bouzouki, mandola, mandolino) non solo in veste di eccellente strumentista, ma anche nei panni di fervido storyteller dal timbro caldo, che verga di suo pugno otto delle nove ballate. Il termine cantautore può non essere adeguato per descrivere la cifra musicale dell’album, la cura negli arrangiamenti, il cast squisito di musicisti che affiancano John. L’ispirazione per le ballate arriva da temi storici, spesso contenenti un risvolto familiare e personale. Si va dalla storia della brigata irlandese nella guerra civile americana in “Clear The Way”, in cui suonano Tim O’Brien (mandolino) e Alison Brown (low banjo), al ricordo dei caduti irlandesi nella prima guerra mondiale di “Farewell to all that”. C’è il racconto della deportazione in Australia di un patriota dell’insurrezione del 1798 in “Bound for Botany Bay”, rilettura di una ballata tradizionale inglese, cui Doyle ha aggiunto nuove liriche. Ci sono le tragedie dell’emigrazione (“Liberty’s Sweet Shore” e “The Arabic”), la corsa all’oro in riva allo Yukon (“Wheel of Fortune”) e l’alcolismo (“Bitter brew”). Episodi più personali sono “Little Sparrow”, dedicata alla figlia, e “Selkie”, racconto di un sogno, costruito su arpeggi di chitarra elettrica, lap steel e basso. Un posto tutto speciale occupano i due strumentali “Killoran’s Church/Swedishish” e “Tribute to Donal Ward”/”The Currachman” – insieme raggiungono i 15 minuti – nei quali la verve stilistica di Doyle, capace di mettere insieme ritmica pulsante e percussiva, dinamismo e superbo lavoro armonico, raggiunge vertici assoluti. Nel primo, John è affiancato dal magnifico violino di Stuart Duncan, dal basso di Todd Phillips e dalla fisarmonica di John Williams, nel secondo vibrante medley entrano uilleann pipes e flauto di Michael McGoldrick . Un prova entusiasmante, che conferma classe, estro ed eleganza del chitarrista di Asheville, North Carolina. 


Ciro De Rosa