Ignazio Macchiarella, Tre voci per pensare il mondo. Pratiche polifoniche confraternali in Corsica, Nota, 2011, pp. 180, € 15,00

Ancora un frutto maturo e gustoso nato dalla collaborazione tra la casa editrice udinese e l’etnomusicologo Ignazio Macchiarella. Il secondo volume della collana “Il campo” ha come oggetto di studio le pratiche polifoniche confraternali in Corsica, costruite segnatamente su strutture in tre parti vocali. Sulla scorta della definizione di Maurizio Agamennone, qui la polifonia è intesa come “modalità espressiva basata sulla combinazione simultanea di parti distinte (vocali, strumentali o con voci strumenti assieme) percepite e prodotte intenzionalmente nella loro differenziazione reciproca, in un assetto formale determinato”. L’analisi di Machiarella, da oltre due decenni attento osservatore del fare musica isolano, affronta la musica come performance, come materia viva e afferente all’oggi, quindi analizzata anche come meccanismo di produzione di senso. Parlando di Corsica occorre, anzitutto, liberarsi dall’idea dell’esistenza di un’autentica musica tradizionale. Come la vicina Sardegna, la Corsica è un’isola sonante, ma anche una terra di luoghi comuni: la sua arcaicità dovuta al presunto isolamento isolano, la sopravvivenza di espressioni musicali antiche, tanto per citarne alcuni. Luoghi comuni che alimentano pratiche discorsive interne ed esterne alle comunità locali. In realtà, è vero che quello corso è un campo di ricerca privilegiato per ricomporre non solo le relazioni tra tradizione colta e musica popolare, ma anche per analizzare le espressioni musicali come dispositivo simbolico intorno al quale si costruiscono identità ed appartenenze locali. La polivocalità corsa, a rischio di scomparsa nella seconda metà del ‘900, ha assunto un ruolo centrale nell’elaborazione di un senso di appartenenza locale, per il tramite del Riacquistu, il movimento culturale e sociale di matrice nazionalista che si è affermato nell’isola a partire dagli anni ’70. Come già avvenuto in Cantare a cuncordu, la monografia sul quartetto vocale di Santo Lussurgiu, nell’oristanese, pubblicato sempre dall’editore friulano nel 2010, quello dello studioso palermitano è un lavoro polifonico, nel senso che si avvale di differenti contributi, privilegiando un approccio dialogico, nel quale l’oggetto di ricerca si costruisce attraverso l’intervento, l’esplicitazione della prospettiva, il confronto e lo scambio con protagonisti, fruitori e studiosi delle pratiche confraternali della provincia della Balagna. All’interno dello studio un ruolo centrale è assegnato alle personalità musicali dei singoli esecutori, superando l’approccio strutturalista che guardava al sistema piuttosto che alle specifiche performance. Di conseguenza un bel capitolo è dedicato a Nando Acquaviva, personalità di spicco del fare musica in Balagna, tra i protagonisti del Riacquistu: cantante, chitarrista suonatore di cetra, didatta, teorico, inventore di un sistema di cifrature a notazione gestuale del canto a tre parti vocali. Oltre a contributi sulle più rilevanti confraternite che agiscono nella provincia, il libro contiene un saggio che raccoglie i risultati di una ricerca sulle pratiche sonore della Settimana Santa svolta da un gruppo di studiosi della Università di Barcellona diretto da Jaume Ayats. 

Ciro De Rosa