Aldo Tagliapietra, Nella Pietra e Nel Vento

Membro fondatore e front-man de Le Orme, Aldo Tagliapietra da qualche anno ha intrapreso un suo percorso artistico come solista. La pubblicazione del suo nuovo album, Nella Pietra e Nel Vento è l’occasione per parlare con lui di questo nuovo progetto e soprattutto della sua nuova vita da “single”.

Parallelamente alla tua attività artistica con Le Orme, sin dalla prima metà degli anni ottanta hai intrapreso anche un tuo percorso come solista. Come nasce Nella Pietra e Nel Vento? 
Il mio debutto come solista risale al 1984 con Nella Notte, poi ho pubblicato il live Radio Londra del 1992, poi ancora Il Viaggio che è stato ispirato da un mio viaggio in India ed in particolare a Calcutta, ed in fine i due Unplugged più recenti. Ho sempre curato la mia attività come solista soprattutto nei momenti in cui Le Orme erano ferme perchè, come sai, ci sono momenti più lavorativi altri meno, tuttavia essendo membro del gruppo ho cercato di fare dischi che in qualche modo si distaccassero da quello che veniva proposto nei nostri dischi. Quest'ultimo disco, Nella Pietra e Nel Vento è il primo disco da solista in tutti i sensi, anzi più che da solista è da single e questo mi ha fatto sentire più libero di esprimermi e quindi sono nate canzoni che in parte rimandano a certe cose fatte con le Orme in parte richiamano altri suoni. E' un disco che è stato caratterizzato da maggiore libertà compositiva, e a cui mi sono dedicato completamente anche perchè sentivo una certa responsabilità sulle spalle. Dovevo proporre qualcosa di bello sotto tutti gli aspetti, a partire dai testi, che mi hanno portato via la maggior parte del tempo, avendoli curati moltissimo sulla scia di un'ispirazione forte. Sono contento di questo lavoro e mi ha talmente entusiasmato lavorare a questo progetto che subito dopo ho cominicato a pensare al prossimo disco, che uscirà il prossimo inverno. La mia vena di creatività ha avuto, per così dire, un'impennata. 

Questo disco nasce dopo il tuo distacco da Le Orme… 
Preferisco sorvolare sulle ragioni del distacco, perchè lavorare in un gruppo per tanti anni e come un po' un matrimonio. E' come dire due persone che si sono separate. Agli inizi qualcuno del gruppo ha detto che ero uscito per raggiunti limiti di età, io preferisco invece dire che sono andato via per raggiunti limiti di ironia. Questo lo dico non senza ironia, perchè i motivi sono talmente tanti che si fa anche fatica a trovarli. Dopo tanti anni è vero che le cose si consolidano, ma è anche vero che i cosidetti equilibri interni possono cambiare perchè cambiano i caratteri delle persone. Evidentemente negli ultimi tempi avevo sentito un po' il peso, l'oppressione di certi attegiamenti da parte dei miei colleghi che non mi facevano sentire bene, avevo cominciato a dirmi sempre più spesso "questa situazione non mi da più soddisfazioni". Era anche calato il rispetto verso gli altri, e a quel punto non ce l'ho più fatta a continuare. Questo se voglio essere molto generico su questa cosa, dall'esterno è difficile poi capire certe dinamiche interne al gruppo. Avrei preferito che loro cambiassero nome perchè tutto il mondo conosce Le Orme per Pagliuca, Tagliapietra e Dei Rossi. Quando andò via Pagliuca siamo riusciti a portare aventi il discorso ma poi anche con l'uscita mia, se su tre ne mancava uno era una cosa passabile ma se su tre ne mancano due allora è una cosa diversa. Questo desiderio non è stato poi esaudito perchè c'è stata una vicenda giudiziaria legata anche al nome che Dei Rossi ha poi vinto al Tribunale di Venezia. Io non volevo usare il nome perchè per me Le Orme sono e saranno sempre Pagliuca, Tagliapietra e Dei Rossi, quindi il fatto che quest'ultimo abbia voluto continuare ad usare quel marchio è una cosa sbagliata. Nella vita però ci sono tante cose sbagliate, e non posso far altro che sottomettermi alla sentenza del Tribunale di Venezia.

Da questa parte per così dire dolorosa della tua carriera è nato poi il tuo nuovo album… 
In questo senso mi sento fortunato perchè questa cosa mi ha talmente amareggiato da un lato e caricato dall'altro che mi ha portato ad uno stato di grazia. A questa cosa ha contributo anche un operazione denigratoria nei miei confronti da parte dei restanti membri del gruppo e questo mi ha portato a dire a me stesso, dimostriamo invece c'è ancora voglia di fare e c'è entusiasmo. Io mi sono sentito molto ferito quando in uno dei primi concerti senza di me hanno detto che ero uscito dal gruppo per raggiunti limiti di età e l'ho trovato molto scorretto. Dei Rossi ha poi affermato che se andrà via anche lui dal gruppo sarà contento che un gruppo di tutti musicisti nuovi poterà aventi il discorso delle Orme. Questa cosa mi sembra talmente assurda e sbagliata che non riesco nemmeno a commentarla. 

Foto di Antonio Capone
Ciò che colpisce innanzitutto di questo disco è la copertina… 
Il titolo del disco è stato suggerito proprio dalla copertina, e quest'ultima ha certamente influenzato l'orientamento dei vari testi. Quello era un quadro che aveva dipinto per me Paul Whitehead una decina di anni fa. Lui era venuto a trovarci a Mexicali, una cittadina sul confine tra California e Messico e noi eravamo lì per il festival di Musica Prog che tengono annualmente e mi portò questo quadro e mi disse: "Guarda Aldo, questo è un mio regalo. Ci sei tu vestito da scalpellino indiano con la picozza. La musica che hai fatto nel passato l'ho voluta rappresentare con le rovine, le colonne spezzate, che si vedono in lontananza, mentre la musica che farai nel futuro è simboleggiata da questo labirinto di pietra che ha costruito lo scalpellino". Pensa poi anche al titolo The Stone Cutter, gioca sul mio cognome Tagliapietra. Quando siamo tornati in Italia l'ho messo nel mio salotto di casa ed erano anni che era lì. Dentro di me però ho sempre pensato che se un domani dovessi fare un disco come solista sicuramente quella sarà la copertina. Quindi lo Stone Cutter, la musica del passato e quella del futuro, sono state un po' le cose che mi hanno ispirato innazitutto il titolo Nella Pietra e Nel Vento, perchè molte cose nella vita, soprattutto quelle negative, le brutte azioni che si subiscono, bisogna impararle a scrivere nel vento affinchè le disperda e le porti lontano da noi. Viceverse le buone azioni, l'amicizia, l'amore, i sentimenti puri sono tutte cose da scrivere nella pietra perchè non devono essere dimenticate e devono restare nel tempo. Tutto è scaturito insomma da questo questo quadro. 

Ascoltando il disco ritorna il tuo forte legame con la cultura, la filosofia e la musica orientale… 
Lo sanno ormai tutti che sono un grande appassionato delle filosofie orientali ed in particolare dell'India e dell'Induismo. Mi ha sempre affascinato questo loro concetto che ognuno di noi fa parte di un tutto, a quale ci ricongiungeremo perdendo l'individualità che è la caratteristica principale del mondo materiale. Noi siamo individui perchè nel momento in cui nasciamo vediamo tutto separato da noi, come diceva Terzani. Ci sono gli altri, le cose che circondano, mentre con la dissoluzione del corpo ritorniamo ad essere parte del tutto. Questo succede anche alla nostra parte spirituale che si ricongiunge con lo spirito dell'Universo. 

Non è un caso che nel disco tu abbia dedicato Il Santo al Dalai Lama... 
Sai ci sono molti santi viventi, si tratta di persone illuminante spiritualmente. Il Dalai Lama è uno di questi, ma c'è stato anche Giovanni Paolo II. Questo mi attrae molto perchè viviamo in una civiltà consumistica basata solo sul capitale, che ci allontana da questa visione illuminata dell'uomo. Questa società occidentale del cazzo, valuta l'uomo per il conto in banca che ha, più soldi hai più vieni osannato. Il Dio denaro è quello che ci rende ciechi. I nostri telegiornali sono un bollettino di guerra da questo punto di vista. Questa bramosia di arricchimento e di potere, per soggiogare le persone più umili, porta ad un inaridimento della nostra spiritualità, che invece dovremmo coltivare e poi si ripercuote su tutta la società. Stiamo diventando davvero tutti dei lupi affamati. E' la società del mors tua vita me. Noi dovremmo cercare un mondo migliore a partire dal rispetto per gli altri. Gli altri non dovrebbero esistere perchè tutti noi siamo gli altri, ma molto spesso non ce ne rendiamo conto. Dovremmo essere più buoni, più rispettosi. Spesso è proprio il fratello che ti da la coltellata alla schiena. 

Venendo alla title track com'è nato questo brano… 
Noi nel corso della nostra vita cambiamo, diventiamo persone diverse. Io non credo di essere lo stesso Aldo Tagliapietra di quando avevo quattordicianni o diciotto, o trenta mi auguro di essere una persona diversa. Mi auguro di essere migliorato. Il verso finale della canzone è una metafora per dire che non mi riconosco più. Quando la mattina mi guardo allo specchio vedo una persona anziana, e uso questa parola per rendere l'idea dell'aspetto fisico, ma dentro di me non mi sento vecchio, mi vedo un bambino. Questo è l'effetto, il paradosso della vita, quando si va avanti con l'età dentro si diventa bambini. Tornare bambino è una cosa importante, perchè sei sempre pervaso dall'entusiasmo. Quest'ultimo va sempre a braccetto con la creatività, che trova terreno per svilupparsi solo se questo terreno si chiama entusiasmo. Allo specchio vedo una persona con le sue rughe, con i suoi capelli bianchi. Ci ho messo sessantasette anni per avere le rughe e certamente non vado a farmi mettere il botulino o quelle robe lì. Ci tengo alle mie rughe perchè sono un libro aperto. L'uomo è un po' un paradosso… 

Abbiamo parlato di uomini illuminati e miglioramento, quel labirinto è il percorso da compiere verso la perfezione? 
Qualche sera fa ho visto il film tratto dal libro di Folco Terzani, La Fine è Il mio Inizio e dedicato a Tiziano Terzani. E' una sorta di lunga intervista tra padre e figlio e Terzani diceva che la verità è una terra senza sentieri, quindi il labirinto rappresenta la mancanza di strade precise. Non c'è un sentiero unico da percorrere per raggiungere la verità, ognuno di noi deve inventarselo. 

Passando al piano prettamente musicale, questo disco ha il tuo suono, quello che è il marchio di fabrica di certi dischi de Le Orme… 
Il suono giocoforza rimanda a quello de Le Orme perchè quando si registrano i dischi in diretta, praticamente dal vivo e poi si aggiungono le sovraincisioni, come si faceva negli anni settanta, è automatico che il suono sia asciutto e ricordi quello di gruppi come PFM, Banco del Mutuo Soccorso, del Prog insomma che è un genere molto live. Questo perchè non ci sono grandi manipolazioni. Mentre negli altri dischi solisti cercavo di discostarmi il più possibile dal gruppo madre perché ne facevo parte, ma qui ho sentito più la libertà di fare ciò che sentivo. Questo disco io lo paragono un po' a Uomo di Pezza e a Storia e Leggenda, che sono stati dei dischi per Le Orme che avevano sonorità molto simili ma dove la musica prog è stata messa a piccole dosi. Molti brani rimandano ai quei suoni, ma in altri c'è un bagaglio musicale che può spaziare da certe sonorità degli Yes a ELP. Ho voluto che il disco fosse concepito proprio con questa idea di ricordare gli anni settanta. Quando sono stato a Milano per farlo mixare mi sono raccomandato che non ci fossero troppi effetti moderni, tipo echi e riverberi. Non suoni grandi come i dischi pop di adesso… 

A buon diritto questo però potrebbe essere un disco cantautorale a tutti gli effetti…
Si è proprio così, è un cantautorato con sonorità che rimandano al prog. In definitiva io ne Le Orme ero l'anima meno prog, insomma meno talebano, integralista. Sono stato sempre un po' di vedute più ampie, magari più affine a suoni orecchiabili. Nella mia vita artistica mi sono sempre definito un melodista, quindi ho sempre curato la melodia, che per me viene prima di tutto, seguita poi alla pari da testi che abbiano dei contenuti e una musicalità insita proprio nella scelta delle parole. Credo di aver raggiunto un buon livello con questo disco cercando proprio questo connubio tra testo e melodia. E' per questo motivo che considero questo come un bel disco proprio perchè ci sono belle canzoni, belle melodie, sposate a testi profondi, il tutto senza alcuna pretesa di andare oltre ciò che volevo fare… 

A questo disco ha lavorato anche tuo figlio Davide… 
Si finalmente sono riuscito a coinvolgerlo perchè lui lavora in uno studio di registrazione, dove registrano soprattutto cantanti pop come Tiziano Ferro, Gianna Nannani, Jovanotti, Eros Ramazzotti… E' da molti anni che vive a Milano e fa questo tipo di lavoro, tuttavia non eravamo mai riusciti a lavorare insime. Lui ha curato un po' la post-produzione e sono molto contento del risultato. Questo è un disco che abbiamo fatto un po' in famiglia, ci ha lavorato anche mia figlia Gloria, che ha questa agenzia di promozione musicale. Gli Stone Cutters, come molto spesso ci chiamiamo, stanno lavorando molto bene insomma. Il pane migliore è quello fatto in casa. 

Concludendo, ci puoi anticipare qualcosa del tuo prossimo disco che hai in lavorazione….
Ho scritto sette, otto canzoni nuove e adesso sto lavorando ai testi. Ci vuole ancora un po' di tempo ma da questo nuovo album è nata una nuova ispirazione che poi mi ha permesso di comporre altri brani. Quindi il prossimo non sarà completamente diverso e sarà piuttosto sulla linea di questo, con delle novità anche a livello di composizione. Le basi per un secondo capitolo ci sono tutte insomma e spero di pubblicarlo nel prossimo inverno. Certo non sarà inferiore a Nella Pietra e Nel Vento e ne sono matematicamente sicuro ma avrà certamente un'apertura musicale un po' diversa. Poi ovviamente abbiamo ancora il tour promozionale per il quale abbiamo diverse trattative in corso ma il momento difficile dell'Italia non ci consente di fare grandi programmi, quindi magari suoniamo anche tanto ma tutto viene deciso all'ultimo momento. Con me ci saranno questi ragazzi che hanno inciso con me il disco, che sono davvero molto bravi e hanno soprattutto grande entusiasmo. 

Aldo Tagliapietra – Nella Pietra e Nel Vento (Autoprodotto/SELF) 
Dopo venti album incisi con Le Orme tra il 1966 e il 2009, Aldo Tagliapietra ha chiuso una importante parentesi della sua carriera artistica, per dare un seguito al percorso come solista incominciato a metà degli anni ottanta e proseguito con il doppio Unplugged, pubblicato qualche anno fa. E’ nato così Nella Pietra e Nel Vento disco che raccoglie dieci nuovi brani nati sull’onda di una rinnovata ispirazione partita da un quadro che gli fu donato dall’amico Paul Whitehead, e che successivamente è diventato poi la copertina del disco, proseguendo così una tradizione cominciata dall’illustratore inglese per gli album di Genesis, Van Der Graaf Generator e Peter Hammill. Prodotto dallo stesso Aldo Tagliapietra insieme al figlio Davide, questo nuovo disco è stato inciso con una eccellente band formata da: Aligi Pasqualetto (tastiere, piano digitale e Minimoog), Andrea De Nardi (organo Hammond), Matteo Ballarin (chitarre) e Manuel Smaniotto (batteria). Sin dal primissimo ascolto si ha la sensazione di tornare a certi suoni tipici de Le Orme di dischi come Uomo Di Pezza, tuttavia il musicista veneto sembra aver fatto tesoro delle belle trame acustiche che caratterizzavano l’Unplugged e nell’insieme si compone un quadro dai tratti particolari nel quale la figura del cantautore va a braccetto con quella del musicista prog, dando vita ad un disco di grande pregio sia musicale sia prettamente letterario. Ciò che colpisce infatti sono proprio i testi, profondi, spirituali e densi di significato come la splendida title-track, l’intensa Il santo, e la superba C’è Una Vita, caratterizzata da soluzioni melodiche di grande pregio. Incredibilmente intensa è poi la sua voce, ancora intatta, forte e toccante come dimostrano le altrettanto fascinose Silenzi e Sutra del Cuore. Mescolando riflessioni personali ad eccellenti momenti musicali, Aldo Tagliapietra ha realizzato un disco eccellente nel quale la dimensione cantautorale è completata e compendiata da quella della musica prog. Se cercate il suono de Le Orme che avete sempre amato, conviene passare prima da queste parti.



Salvatore Esposito