‘A67 da Scampia al Napoletan Power

Nati nel 2004 a Napoli nel quartiere popolare di Scampia, gli 'A67, sin dal loro disco di debutto hanno vissuto un vero e proprio crescendo che li ha condotti in breve tempo ad essere tra i gruppi campani più apprezzati in Italia e questo grazie alla loro originale proposta artistica che li ha visti sperimentare un fortunato innesto tra il dialetto napoletano e la musica cross-over. In occasione della recente pubblicazione di Naples Power, abbiamo intervistato il fron-man del gruppo, Daniele Sanzone, e insieme a lui abbimo ripercorso la loro vicenda artistica e approfondito questo loro ultimo lavoro discografico.

Gli 'A67 nascono a Scampia, quartiere di Napoli diventato famoso grazie a Gomorra di Roberto Saviano. Come avete deciso di intraprendere questo cammino? Come sono nati i primi brani?
Scampia, purtroppo, era già famosa prima del libro e del film Gomorra. Il progetto ‘A67 è stato una naturale risposta ad una condizione sociale difficile. Ho iniziato a scrivere perché non potevo non farlo, una valvola di sfogo che mi ha permesso di metabolizzare e superare la realtà che mi circondava. 

Quali sono state le vostre principali ispirazioni ed influenze a livello musicale? 
Sicuramente come testimonia il nostro ultimo album: Naples Power (free-d Music/Universal, 2012) tutta la grande musica napoletana, ma anche tanti gruppi americani e inglesi, penso ai Rage Against The Machine, Cypress Hill, Massive Attack, per poi arrivare al cantautorato italiano ecc… insomma troppi, anche perché il sound degli ‘A67 è il frutto e la sintesi del background di diverse teste!!! 

Qual è lo spirito che anima ed ispira i vostri brani? La musica, secondo voi, può rappresentare un raggio di speranza? 
Traiamo ispirazione sia dalla realtà che ci circonda che dai nostri viaggi interiori. Crediamo fortemente che la musica, in quanto strumento di comunicazione privilegiato, poche arriva al cuore e alla testa delle nuove generazioni, può assumere un ruolo importante nel veicolare messaggi positivi che possano in qualche modo contrastare la mentalità camorristica e far riflettere chi ascolta su tempi importanti. 

Spesso si associa Scampia alla malavita, ma voi siete la dimostrazione che da quel quartiere possono nascere anche delle belle realtà. Qual è il lato bello di Scampia e delle Vele? 
Per questo motivo è nato il progetto multimediale “Scampia trip” (Ad est dell’equatore). Un libro di testimonianze e racconti con in allegato un disco degli ‘A67 e un documentario di Luigi Pingitore, con l’obiettivo di raccontare, per la prima volta, il quartiere con gli occhi di chi ci è nato, cercando di far emergere tutto quel sottobosco culturale di associazioni, gruppi di volontariato che ogni giorno lavorano per migliorare le condizioni di questo territorio, lontani dai riflettori. Una sfida che continua con l’omonimo spettacolo teatrale (prodotto dall’associazione (R)esistenza e dal C.S.V. di Napoli), regia di Erminia Sticchi, che ha debuttato lo scorso 28 Marzo proprio a Scampia e che presto arriverà in tutt’Italia.  

Quanto c'è della tradizione musicale campana nella vostra musica? 
Credo che ci sia tanto e il nostro ultimo disco ne è solo la conferma rispettiamo tantissimo le nostre radici, proprio perché senza di esse non ci saremmo stati! 

Quanto è difficile fare musica di denuncia sociale? 
Oggi, in generale, è difficile fare musica in Italia e nel mondo, perché sono saltati tutti i canali ufficiali che c’erano una volta, la discografia è in crisi e la musica risulta inflazionata. Quindi risulta ancora più difficile promuovere musica indipendente e impegnata laddove gli spazi si riducono sempre di più. 

Nel corso di questi anni avete avuto modo di collaborare con musicisti e scrittori, quali sono state le esperienze che hanno segnato in modo determinante il vostro percorso?
Ogni collaborazione ci ha lasciato qualcosa e ci ha fatto crescere allargando la nostra visuale artistica. Credo che tutto ciò abbia influenzato in modo forte il nostro modo di comporre e fare musica. 

Com'è cambiata la vostra musica dai vostri esordi a Naples Power? 
Tanto anche se Naples Power credo fosse già in embrione nel nostro primo abum, alla fine il sound di Naples Power non credo sia così lontano da alcuni brani del primo disco come appunto la titletrack ‘A camorra song’ io (Polosud, 2005), 23/01/1996 per non parlare del disco Suburb (Edel, 2008). Il filo rosso che accomuna i nostri dischi credo sia un’impostazione rock crossover che è negli anni sta diventando la nostra firma.

Parlando di Naples Power come mai avete deciso di realizzare questo tributo a quella che è stata la migliore stagione della musica napoletana ovvero in Napoletan Power?
Perché siamo cresciuti con questa musica, ci sentiamo figli di quel movimento che crediamo non sia mai finito. In questo senso il disco Naples Power non vuole essere assolutamente un omaggio al passato, bensì a quel modo specifico napoletano di fare musica che è nato alla fine degli anni sessanta con la nccp e i Napoli Centrale, Edoardo Bennato ecc. passando poi per gruppi come Bisca, Almamegretta fino ad arrivare agli ‘A67 per poi andare oltre. 

Al disco Naples Power è accompagnato un libro, com'è nata l'idea di accompagnare il disco con i racconti di vari scrittori napoletani? 
Volevamo che sto disco risultasse una forte risposta culturale dal basso, così abbiamo ritenuto opportuno non limitarci solo a un discorso musicale e abbiamo creato una sinergia tra diversi codici artistici, mescolando appunto letteratura e musica. Abbiamo affidato ogni artista scelto alla penna di uno scrittore napoletano, coinvolgendo nel totale circa 50 ospiti tra cui Mimmo Paladino (che ha realizzato per noi la copertina del disco) ecc… 

Ci potete raccontare qualche episodio particolare legato alle sessione di registrazione? Come si sono svolte? 
Non è stato semplice registrare il disco, anche, perché mettere insieme 50 ospiti è quasi utopia. Ci siamo adattati ai tempi dei vari artisti. In alcuni casi abbiamo rincorso per mesi gli artisti, andando a casa loro o a nei loro studi . Atre registrazioni ci sono arrivate grazie al potente mezzo di internet che ormai permette di collaborare a distanza senza neanche vedersi. Abbiamo registrato in circa 10 studi di registrazione diversi, e ogni registrazione è stata una vera e propria esperienza anche perché stiamo parlando di grandissimi artisti e “personaggi”. Il lavoro più difficile è stato quello di uniformare il suono di un disco registrato in modi e tempi diversi, ma in questo il nostro produttore Enzo Rizzo è stato veramente eccezionale.  

Esiste ancora un Napoletan Power o ormai è solo un ricordo? 
Credo che esista un filo rosso che accomuni l’intera produzione musicale napoletana, come dicevo prima un’impostazione, un modo di fare musica che si tramanda in generazione in generazione e questo non morirà mai. 

Com'è stato ritrovarsi a suonare insieme ad artisti come Giovanni Mauriello, Brunella Selo, Raiz, Edoardo Bennato, James Senese, O' Zulu, Teresa De Sio ect…
Con alcuni di loro già avevamo collaborato in passato, mentre con altri è stata la prima volta. Abbiamo realizzato un sogno, suonando con quegli artisti con i quali siamo cresciuti e ci siamo avvicinati alla musica. 

Com'è nato il brano Accussì va O' Munn, il singolo inciso con Joe Sarnataro aka Edoardo Bennato? 
In realtà Accussì va ‘o munno è l’ultimo brano realizzato, in ordine di tempo, del disco. È nato per caso. Un giorno mi chiama l’amico e regista Enrico Caria dicendomi che gli sarebbe piaciuto, per il suo ultimo film: “L’era legale”, avere la colonna sonora degli ‘A67 con la collaborazione del grande Edoardo Bennato. Con Edo avevamo appena registrato, per Naples Power, Signor Censore. Così siamo rientrati in studio per incidere Accussì va ‘o munno. Siccome il brano ci sembrava ben riuscito abbiamo deciso di inserirlo nel disco e addirittura di farlo diventare il singolo. 

Sebbene scritti da musicisti differenti i brani nel loro insieme sembrano concatenati l'uno all'altro, come li avete scelti? 
È proprio quel filo rosso di cui ti parlavo. Non è stato semplice scegliere gli artisti e le loro canzoni. Alla fine abbiamo scelto quelle canzoni che sentivamo più vicine per il sound e l’impegno sociale che esprimono. 

Quali sono i vostri progetti per il futuro? 
Ci sono tante idee, innanzitutto un nuovo disco di inediti degli ‘A67 e poi diversi progetti paralleli… staremo a vedere… 


‘A67 – Naples Power (Free-d Music/Universal) 
Il Napoletan Power è ricordato come momento di particolare fermento creativo della Napoli degli anni ottanta ma soprattutto come una generazione di musicisti e cantautori nella quale brillano nomi come Pino Daniele, Eduardo ed Eugenio Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, James Senese ma anche gruppi come Osanna e Napoli Centrale. A questa generazione di musicisti gli 'A67 hanno deciso di dedicare un album, che però ha la particolarità di non essere un mero disco tributo ma piuttosto un lavoro organico e creativo nel quale hanno cercato di mescolare l'esempio del passato con quella che è la loro cifra stilistica che li vede mescolare il cross-over e il dialetto napoletano. Altra particolarità di questo nuovo lavoro della band di Scampia è che al loro fianco troviamo proprio alcuni dei protagonisti di quei formidabili anni con l'aggiunta di artisti a loro contemporanei come Raiz, O' Zulù dei 99 Posse e Sergio Maglietta dei Bisca. Ben lungi dall'essere una semplice parata di stelle, il disco rientra in un progetto più ampio nel quale ai brani in scaletta si accompagna anche un libro, dedicato al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris ed impreziosito dalla prefazione di Carlo Lucarelli e dalla postfazione del giornalista Sandro Ruotolo, e che raccoglie le riflessioni ispirate dai brani contenute nella tracklist ad opera di giornalisti, saggisti e scrittori napoletani come Alessandra Amitrano, Pino Aprile, Maurizio Braucci, Riccardo Brun, Massimo Cacciapuoti, Peppe Lanzetta, Rossella Milone, Davide Morganti, Valeria Parrella,Roberto Saviano e Gianni Solla. Prodotto da Enzo Rizzo, già al fianco di Manu Chao e 99 Posse, il disco raccoglie quattordici brani, incisi con la partecipazione di ‘O Zulù (voce – 99 Posse); Joe Amoruso (piano); Edoardo Bennato (voce e armonica); Lino Cannavacciuolo (violino); Gigi Canu (rmx – Planet Funk); Marcello Colasurdo (voce); Angelo De Falco(voce – Zezi); Tullio De Piscopo (voce e batteria); Franco Del Prete (batteria – Sud Express); Teresa De Sio (voce); Maria Pia De Vito (voce); Tony Esposito (percussioni); Piero Gallo (mandola);Enzo Gragnaniello (voce); Sara Grieco (voce); Sergio Maglietta (voce – Bisca); Ornella Mancini (cori); Giovanni Mauriello (voce); Francesco Moneti (violino – Modena City Ramblers); Pietra Montecorvino (voce); Alfonso Muras (basso); Arcangelo Nocerino (percussioni); Raiz (voce); Angelo Romano (tammorra); Gennaro Romano (chitarra – Letti Sfatti); Brunella Selo (voce); James Senese (voce e sax tenore – Napoli Centrale); Lino Vairetti (cori); Andrea Verdicchio (sax soprano); Emma Viola (voce); Ernesto Vitolo (fender roodes); Rino Zurzolo (contrabbasso). Aperto da Accussì Va ‘O Munno cantata in duetto con Edoardo Bennato nei panni del bluesman Joe Sarnataro, pseudonimo con il quale firmò nel 1992 E' asciuto pazzo o’ padrone, il disco ci regala diversi momenti di grande intensità come la splendida riproposizione di Viecchie, mugliere muorte e criatruri dei Napoli Centrale nella quale brilla la voce e il sax di James Senese, o l'altrettanto energica Sudd degli Almamegretta, o ancora la travolgente Stop Bajon di Tullio De Piscopo, che senza dubbio rappresenta uno dei vertici del disco. Non mancano altre belle sorprese come Povera Vita Mia dei 99 Posse con O'Zulù ospite d'eccezione o Sacco E Fuoco di Teresa De Sio, o ancora Tien Amen di Enzo Gragnaniello. Naples Power riannoda i fili del tempo tra presente e passato, tra anni ottanta e attualità dimostrandoci, se mai ce ne fosse bisogno che il Napoletan Power in fondo non è mai finito ma anzi is alive and kicking.



Salvatore Esposito