Carlo D’Angiò – Viva Il Sud (Lucky Planets)

Tra i fondatori prima della Nuova Compagnia di Canto Popolare, poi di Musica Nova, Carlo D’Angiò – vocalità potente ed aspra – è stato autore di punta del folk revival italiano tra fine anni Sessanta e metà anni Ottanta del secolo scorso. Il successivo, lunghissimo silenzio artistico è stato interrotto da sparute presenze sulla scena. È il felice ritorno di un maestro che “senza aver studiato armonia e contrappunto è stato capace di creare melodie popolari che mancavano da sempre e che dovevano necessariamente essere create”, come scrive nelle note del booklet il sodale Eugenio Bennato. Paradossalmente, il rientro in sala d’incisione di D’Angiò corrisponde alla pubblicazione del suo primo disco da solista a 65 anni. Viva il Sud è una bella confezione contenete due dischetti: il primo accoglie undici brani nuovi di zecca, in cui nella stesura di alcuni testi e musiche dà una mano Eugenio, l’amico di sempre, il secondo contiene la versione live di dodici classici che in tanti abbiamo ascoltato, assimilato, cantato. Quanto devono i gruppi nu-folk campani alla lezione dell’ingegnere-cantante-compositore? Viva il Sud è invito al riscatto senza retorica e autocommiserazione per una città come Napoli, è sì grido esorcistico, ma contiene anche un moto di speranza. Tratti mediorientali per il brano che dà il titolo al disco, come pure per “Canzone di Yorik”. “Mama o” è a metà strada tra Africa e Crêuza de mä. Ci sono passaggi dolci come “Luna Luna” e l’autobiografica “Remember my father”. “E cammina cammina” racconta la gioiosa ricerca di un finale di canzone trovato vagando tutto il giorno per le vie della città interrogando i luoghi e i volti della gente. La ricchezza delle commistioni culturali è celebrata nella swingante, neworleansiana “Pepe Nero”, “Rumba algerina” raccoglie ricordi d’infanzia, “Canzone d’ammore” è pura poesia, l’ironia di “Non penzammo cchiù a dimane” lascia da parte il folk per assumere un andamento rock-blues, su cui ricama il sax alto di Marco Zurzolo. “Sognando domani” ha eleganza da chanson, impreziosita dall’orchestrazione di Antonello Paliotti, uno dei compositori più significativi della scena napoletana contemporanea. Il disco numero 2 presenta una formazione in quartetto (chitarra classica e battente, batteria e percussioni, basso, contrabbasso e la special guest Alfio Antico ai tamburi a cornice). Qui D’Angiò recupera classici indimenticati, come: “Riturnella”, due serenate garganiche, “Tammurriata di Giugliano”, “Quanno turnammo a nascere”, “Siente mò che t’ggià di”, “Lu diavolo s’arrecreia”, “Nannaré”, “Lo guarracino”, “Fronna ‘e sotto ‘o carcere” ed “Ex voto”, lezione intramontabile ed inarrivabile di folk progressivo. 


Ciro De Rosa