Mimmo Cavallaro e Taranproject – I Suoni della Locride per una Calabria Migliore

Apprezzato musicista e ricercatore, Mimmo Cavallaro, vanta una lunga esperienza in diversi gruppi impegnati nella musica di riproposta calabrese, maturata a partire dalla prima metà degli anni novanta. Più recente è invece la collaborazione con Eugenio Bennato e Taranta Power, con i quali ha realizzato il disco Sona Battenti, che ha segnato in qualche modo anche la nascita del progetto Taranproject, e che idealmente riprendeva la linea artistica e di ricerca dei Taran-Khan formati nel 2000 con Fabio Macagnino. Il progetto Taranproject ha avuto però una maggiore concretizzazione con il recente Hjuri di Hjumari, che ha visto collaborare il musicista calabrese con una delle leggende della musica tradizionale della Locride ovvero Cosimo Papandrea. Abbiamo intervistato Mimmo Cavallaro per farci raccontare la genesi di questo nuovo progetto, per approfondire i temi del disco e soprattutto per far emergere il profondo messaggio musicale lanciato dai Taranproject. 

Come ha intrapreso il suo percorso musicale? 
Il mio percorso musicale è iniziato da diversi anni, allorquando cominciai a suonare nella mia parrocchia accompagnando il coro, successivamente sono entrato in vari gruppi di musica leggera, che facevano le serate nelle piazze e nei locali, ed in seguito ho intrapreso la strada della musica popolare, studiando e ricercando nell'ambito della tradizione musicale della Locride. 

Com'è nato il suo amore per la musica tradizionale? 
La passione è nata da bambino, io vivevo in una contrada che era quasi in aperta campagna un po' fuori dal mondo, perchè non c'era la strada asfaltata, non c'era proprio la strada per il collegamento delle macchine, non c'era la corrente elettrica, non c'era l'acqua corrente nelle abitazioni. Era un ambiente molto rurale e lì per le persone che vi abitavano uno dei pochi svaghi era proprio quello di cantare e suonare. Mio nonno era un grande suonatore di zampogna e mia madre, ancora oggi, ricorda tanti canti e detti popolari. Sicuramente è stato quello il momento in cui è nata questa passione, anche perchè, come dicevo prima là dove abitavo non c'era ne' televisione ne' radio, perchè mancava la corrente elettrica e l'unica musica che ho conosciuto da bambino è stata appunto quella popolare. 

Come si è indirizzato il suo percorso di ricerca? 
Ad un certo punto ho realizzato che era necessario recuperare quel poco che era rimasto della tradizione musicale calabrese, dico quel poco perchè per anni la musica popolare è stata davvero emarginata e sotterrata, e questo anche perchè man mano gli anziani che ricordavano i canti andavano scomparendo, e così con le registrazioni sul campo e con gli incontri sono riuscito a mettere insieme un bel po' di materiale che mi ha consentito anche poi di capire le fondamente di questo genere di musica. 

Poi è avvenuto il passaggio dalla riproposta alla composizione di brani originali ispirati alla tradizione… 
Adesso gran parte delle nostre canzoni e delle nostre ballate sono composte da noi, però sempre rifacendoci ed ispirandoci a quelle che sono le strutture musicali tipiche della tradizione. Il ritmo di base è sempre quello di una volta. 

Quali sono state le sue principali esperienze musicali prima di Taranproject? 
Ho suonato in molti gruppi con i quali ho maturato un grande bagaglio di esperienza che poi è confluito in Taranproject. Tra le collaborazioni più importanti c'è senza dubbio quella con Eugenio Bennato con il quale ho inciso Suona Battente, che arrivava dopo anni di ricerche e studi delle sonorità della tradizione musicale della Locride. 

Com'è nata la collaborazione musicale con Cosimo Papandrea? 
Io venivo da una lunga esperienza con diversi gruppi e diversi progetti musicali, e quando ci siamo incontrati con Cosimo lì ho pensato che poteva essere un bel modo per rafforzare e per portare aventi un progetto insieme visto che gli intenti e le passioni erano comuni. 

Quali sono i temi che affrontate nelle vostre canzoni con Taranproject? 
Attraverso le nostre canzoni cerchiamo di far conoscere fuori da questo ambito provinciali quali sono le cose belle di questo territorio, così carico di storia, di emozioni, di sentimenti di gente che si è spesa tanto per il lavoro e per l'onestà e per il progresso di questo paese. Noi, tra le altre cose, desideriamo proprio questo, ovvero far conoscere alla gente che la Calabria è anche questo. 

Le vostre canzoni hanno una grande portata sociale... 
La nostra musica è anche un invito ad uscire da certi schemi del passato e cerchiamo di coinvolgere sempre i giovani e i ragazzi in questo, proponendogli una prospettiva di vita più tranquilla, più sana e più libera, e questo perchè pensiamo che il ritmo della tarantella debba rappresentare un mondo migliore fatto di divertimento puro e senza incrostazioni che gli sono state affibiate in modo in proprio. 

La Musica diventa anche un modo per dire basta alla N'drangheta, da sempre una grande piaga della Calabria… 
Certamente, le nostre canzoni, come le ho detto, rappresentano proprio questo aspetto genuino della Calabria, e pensiamo che fortemente che la musica possa contribuire a dare un'immagine differente della nostra terra. 

Venendo a Hjuri di Hjumari, com'è nato questo disco? 
Questo disco nasce, subito dopo l'esperienza di Sona Battente ed è una nostra produzione, distribuito dalla CNI con Massimo Bonelli e Paolo Dossena. Questo progetto nasce in collaborazione con Cosimo e con gli altri ragazzi, ma sopratutto nasce dal desiderio di produrre qualcosa che abbia a che fare con il territorio e con questa parte di Calabria conosciuta per altri motivi e abbiamo cercato di dare un'impronta diversa parlando di questi storie ed eventi importanti che ci sono nella Locride come l'emigrazione con questa gente dell'Africa che cerca lavoro e fortuna in Europa ma che approda qui sulle nostre coste dello Jonio e nei nostri paesi trova accoglienza a braccia aperte, ma trova anche eventi come il Kaulonia Festival dove l'integrazione avviene attraverso la musica e il ballo. Insomma noi vogliamo raccontare queste cose belle di questa terra. 

A tal riguardo mi piace ricordare la splendida Passa Lu Mari, dedicata agli immigrati e caratterizzata da suoni che si aprono verso il Mediterraneo… 
In questo disco c'è proprio questo, ovvero la dimostrazione di come la vera matrice della nostra musica sia quella Mediterranea, una radice comune anche ad altre tradizioni ed è per questo che cerchiamo di dare questo respiro più ampio alle sonorità della tarantella. 

Nel disco sono presenti anche brani devozionali come Santu Roccu... 
A dominare quel brano è il ritmo della tarantella, che è il ritmo che accompagna questa processione di questo santo, dove la gente oltre a pregare balla. Si tratta di un particolare ballo votivo che si fa durante tutto il percorso della processione e abbiamo cercato di cantare questa festa, come momento di preghiera dove si cerca di dire al santo non solo quello che si diceva una volta ma anche quelle problematiche di oggi legate al lavoro, all'ambiente… 

Nel disco è presente anche una bellissima Ninna Nanna… 
L'ispirazione di questo brano viene dalle ninna nanne antiche che ci cantavano i nonni, e ho scritto questa canzone pensando ai miei figli, ai bambini di oggi, pur rimanendo nel solco di quella tradizione che vedeva questi brani anticamente cantati davanti al focolare. 

Massaru è invece legata alle tematiche dei canti di lavoro…. 
E' un brano che si rifà proprio ai canti di lavoro antichi, nati nell'epoca del Latifondismo, e abbiamo cercato di rifarci alle dure condizioni di lavoro che vivevano i contadini calabresi ma anche a quegli intrecci, a quelle storie, agli amori che nascevano, ma anche al carisma che avevano i proprietari terrieri.

Quali sono i progetti per il futuro? 
Stiamo suonando moltissimo dal vivo, perchè riteniamo fondamentale il rapporto con il pubblico. Attualmente stiamo preparando il tour per questa estate e già siamo cominciando a gettare le basi per un prossimo disco. 



Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea & Taranproject - Hjuri Di Hjumari (CNI Music/Taranproject) 
Il progetto Taranproject nasce dall'incontro tra Mimmo Cavallaro (Voce, chitarra battente e lira calabrese) e Cosimo Papandrea (Voce, lira calabrese, organetto), due musicisti calabresi con alle spalle una lunga esperienza nell'ambito della ricerca sulle fonti tradizionali della musica calabrese, ed accomunati dal desiderio di dare vita a brani originali ispirati dalle strutture tipiche della musica popolare ed in particolare alle sonorità della tarantella. Nel progetto sono stati subito coinvolti i fratelli Giovanna (Voce e tamburello) e Carmelo Scarfò (Basso elettrico), entrambi provenienti dagli Skarma e ai quali si sono successivamente uniti Andrea Simonetta (Chitarra Classica, Chitarra Battente, Mandola), Gabriele Albanese (Sax Soprano, Pipita, Flauto, Ocarina), e Alfredo Verdini (Percussioni), che completano la formazione. Forti di una bella esperienza maturata sui palchi dei principali festival di musica popolare in Italia ed all’estero, i Taranproject, hanno di recente dato dalle stampe il loro primo disco, Hjuri Di Hjumari, che raccoglie quattordici brani originali, incisi con la partecipazione di alcuni ospiti speciali come Mimmo Epifani, Eugenio Bennato e Francesco Loccisano, e che racchiudono lo spirito di quella Calabria migliore, che lotta ogni giorno contro la malavita e difende con i denti la bellezza e il fascino del suo territorio e della sua tradizione. La tarantella e più in generale la tradizione musicale calabrese, considerata fino a pochi ad appannaggio esclusivo ‘ndrangheta che la utilizzava come leva per esercitare il suo controllo sulla popolazione, con i Taranproject diventa così un elemento di riscatto, per riappropriarsi delle proprie radici. La musica di Cavallaro e soci, vibra al ritmo del coraggio, lo stesso coraggio dei giovani di Ammazzateci Tutti, o dei magistrati che hanno lottato per la legalità, e si fa portavoce di una cultura rinnovata che ha gettato un seme sano per una Calabria nuova, finalmente libera dalla malavita. Significativo in questo senso è anche la copertina del disco che raffigura un uomo che porta sulle spalle un albero che ha appena sradicato dal terreno, e che rappresenta allo stesso tempo sia “la malapianta” da estirpare dal terreno ma anche il desiderio dei Taranproject di diffondere le loro radici. Dal punto di vista del suono particolarmente riuscita ci sembra la scelta di unire le sonorità tipiche degli strumenti della tradizione calabrese con quelle più moderne e sperimentali ed in questo senso determinante ci sembra l’ottima sezione ritmica composta da Alfredo Verdini alle percussioni e Carmelo Scarfò al basso, che rappresentano bene l’anima popolare e quella rock del gruppo. La spina dorsale del suono e l’anima del gruppo è però rappresentata da Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea che con i loro strumenti creano una cornice perfetta per le loro voci e per quella della talentuosa Giovanna Scarfò, che si divide tra le percussioni e la danza. Durante l’ascolto emergono brani come Passa Lu Mari, la title track, che racchiude suggestiva descrizione del paesaggio della Calabria ionica, la splendida Santu Roccu che evoca le bande che accompagnavano la processione di uno dei santi più venerati della locride e la struggente Ninna Nanna, che rimanda invece alle strutture tipiche dei canti tradizionali. Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea con Taranta Project si candidano ad essere una delle più interessanti novità di questo 2012, e siamo certi che nel prossimo futuro ci riserveranno ulteriori sorprese. 


Salvatore Esposito