Intervista a Valerio Daniele

Chitarrista e produttore, Valerio Daniele, è una delle figure di riferimento della scena musicale salentina avendo alle spalle numerose collaborazioni che hanno fruttato progetti musicali e dischi interessantissimi, come Mays, Il Viola Di Maria, Confusione Meccanica e più recentemente Rêverie Duo e MarInAria. Lo abbiamo intervista per ripercorrere con lui la sua carriera e per parlare con lui delle sue ultime produzioni e dei suoi progetti per il futuro. 

Puoi parlarci di come è nata la tua passione per la musica tradizionale e del tuo percorso di formazione? 
Tutto parte dall’ascolto. Nella mia famiglia si ascoltava tanta musica, soprattutto jazz, rock anni ‘70 e world music. Non ho mai saputo distinguere la musica dalla mia vita. E’ sempre stato un tutt’uno. A 17 anni decisi di imparare la chitarra, dopo (indecenti e, per fortuna, ormai rimosse) esperienze con la batteria e la voce. Da allora ho ascoltato e suonato, suonato e ascoltato… non riesco a ricordare la quantità di gruppi e progetti che ho pensato e realizzato insieme a molti dei miei amici con cui tuttora collaboro. Poi l’incontro con la musica tradizionale. E’ stata una folgorazione, una vera epifania. Forse l’elemento che in principio mi ha più attratto è il fatto che quella era una musica profondamente, irrimediabilmente diversa, “più diversa” della musica diversa che già ascoltavo. Poi, dopo l’innamoramento, fu il momento della frequentazione, dello studio; venne l'ascolto delle fonti e della discografia imprescindibile, venne l’analisi e poi la sintesi. Ci sto ancora lavorando. Non credo che finirò mai. 

Hai collaborato con le principali realtà della scena musicale salentina, qual è lo stato dell'arte nel Salento al momento? 
Credo ci siano due linee parallele di sviluppo in Salento ora. Una è in continua evoluzione: non si accontenta di quello che è già stato, della ricerca già compiuta. E’ pronta a scandagliare il nuovo e a ripensare radicalmente il vecchio. Soprattutto è pronta a scrivere canzoni del tutto nuove, testi nuovi, musica nuova. Il Salento è ricco di talenti non comuni, di musicisti e di nuovi autori gonfi di forza, amore e idee. E' un Salento vivo, profondamente legato alla grana della sua terra, non più sfruttatore di un’immagine idilliaca ed ipocrita auto-costruita a scopi promozionali (di strettissimo respiro). Un Salento capace di operazioni culturali impreviste, difficili, coraggiose, pronto a mettere in discussione anni di autoreferenzialità, di isolamento intellettuale, di divismo piccolo piccolo. L’altra linea, purtroppo, è statica, ancora legata ad una concezione folklorica della cultura tradizionale. Ancora preda di inaccettabili mistificazioni e di gravissimi errori di impostazione... qui è facile dimenticarsi del resto del mondo; ci si ritrova in un microcosmo con regole del tutto proprie, con logiche spesso decisamente anacronistiche e slegate dalla realtà. C'è bisogno di un “salto”, di ridimensionamento e di un bel po' di curiosità. 

Qual è stata l'esperienza musicale che ha cambiato e segnato in qualche modo la tua carriera?
Suonare con altri musicisti, credo sia quella la continua esperienza fondante per la mia crescita. Condividere progetti, ideare, montare e smontare, destrutturare e imparare. E farlo con gli altri. E, devo dire, con qualcuno in particolare. Ci sono rapporti che nascono dalla musica e poi si trasformano in amicizia e poi in fratellanza. Alcune delle persone con cui lavoro adesso sono state e continuano ad essere inesauribili fonti di arricchimento ed ispirazione, imprescindibili per me. Penso a Redi Hasa, Giorgio Distante, Vito De Lorenzi e altri che non cito solo per esigenza di sintesi. Altre amicizie, invece, si perdono, le strade si biforcano. E va bene così, va bene essere diversi! 

Come chitarrista quali sono i tuoi riferimenti principali a livello stilistico? 
Non sono un feticista della chitarra in realtà, le mie ispirazioni sono per lo più musicisti di altri strumenti. Tuttavia, se dovessi scegliere qualche nome: Allan Holdsworth nella concezione dell’armonia sulla chitarra, Bill Frisell nel suono e nella follia, Terje Rypdal e Eivind Aarset per la loro incredibile traduzione della “distanza”, Ralph Towner per la sublime sintesi dei linguaggi jazz ed world. 

Quanto ha pesato nella tua formazione la musica tradizionale salentina? 
Mi ha aperto delle porte della cui esistenza non avrei potuto sospettare. E’ stata una svolta determinante, un radicale cambio di prospettiva. Un arricchimento non valutabile. Tengo però a precisare che non si tratta solo della tradizione salentina ma dell’infinito universo delle musiche di tradizione. Il Salento ha una musica tradizionale ricchissima e un legame originario e indissolubile con la sua musica, come ogni terra di confine di questo mondo. 

Dopo una marea di libri e dischi usciti negli ultimi anni, cosa c'è ancora da dire sulla tradizione salentina? Esiste ancora qualcosa di inesplorato?
Certo che sì! La ricerca sul campo continua a fornire materiale del tutto nuovo e di eccezionale valore. Brani sepolti dal tempo e dalla dimenticanza vengono alla luce proprio in questi anni. Il dato interessante è che non è più la ricerca etnomusicologica a fare la gran parte del lavoro. Sono soprattutto i giovani musicisti che non si accontentano più di assumere come fonte i dischi registrati dalla riproposta degli anni '80 e '90 e decidono di andare di persona direttamente nelle case degli anziani, muniti di registratore. Penso al lavoro di Massimiliano Morabito, Gianni Amati e Annamaria Bagorda, Anna Cinzia Villani, Dario Muci e tantissimi come loro. Un lavoro di raccolta e scoperta di grande importanza, rigoroso, rispettoso e pieno di passione. C'è anche una nuova generazione di etnomusicologi fra i quali annovero la Dott. Flavia Gervasi che da anni conduce una ricerca di straordinario valore sulla voce nella tradizione salentina. In sostanza, credo ci sia ancora tanto da dire e da scoprire e credo ci siano le intelligenze per farlo. 

Sei anche autore di canzoni e spesso il tuo nome compare come co-autore di vari brani nei dischi della scena musicale salentina. Puoi parlarci del tuo processo creativo sia in fase compositiva che in quella di arrangiamento? 
La composizione e l'arrangiamento sono per me due arti assolutamente distinte. La composizione è un esercizio di libertà assoluta e di scoperta di sé. E' un processo che non saprei descriverti altrimenti, senza, in qualche modo, banalizzarlo. L'arrangiamento è invece più assimilabile al lavoro artigiano. L'idea è già “scolpita”. Per prima cosa, ascolto con molta cura cercando di cogliere l'anima del brano. Poi destrutturo e successivamente ricostruisco secondo i miei canoni di suono, bellezza, equilibrio. L'arrangiamento è, per me, una sorta di ricomposizione. 

Uno dei dischi più belli ed affascinanti a cui hai lavorato è stato senza dubbio Il Viola Di Maria, com'è nata quella esperienza artistica? Avete in programma un seguito? 
L'idea nacque una sera a casa di Maria Mazzotta, con Redi e Manuela Salinaro. Pensammo che sarebbe stato bello costruire un gruppo intorno alla voce di Maria, cercando una strada nuova, del tutto personale per riconcettualizzare la tradizione e per scrivere brani inediti. Poi il gruppo si arricchì della presenza di Rocco Nigro e Vito De Lorenzi e registrammo il disco. Fu un'esperienza davvero emozionante! Avremmo in programma un seguito... quando sarà il momento. 

Hai avuto modo di collaborare con Dario Muci nel suo disco più bello, “Sulu”, puoi parlarci di questa esperienza?
Dario è un mio grande amico. La sua voce e il suo modo di pensare e amare la tradizione mi ha influenzato molto in questi anni. “Sulu” è un disco minimo. Assolutamente necessario. Quel disco è stato un lavoro di sottrazione. Ho compreso subito l'esigenza di Dario di sintetizzare il cuore delle canzoni che aveva scelto. E l'ho aiutato in questa operazione, arrangiando parte dei brani e seguendo il resto della produzione. 

Come è nato il progetto Reverie Duo e la collaborazione con Redi Hasa, con il quale suoni ormai da anni? 
Credo fosse in qualche modo inevitabile. Considero Redi come un fratello. Non si tratta solo di suonare insieme. E' un fatto umano, di profonda comprensione e condivisione. Ci mancava il confronto a due. La dialettica musicale più ardua ed ardita, credo. Nel duo si è nudi, scoperti, assolutamente vulnerabili. Abbiamo cercato uno spazio musicale interno, del tutto libero e privo di confini in cui potessimo ridefinirci e reinventarci. 

Cosa ha ispirato Stagioni? 
Sentivamo il bisogno di dire qualcosa di profondamente nostro, indipendentemente da qualsiasi logica o finalità che non fosse la musica stessa. Il disco è nato così. Da un'esigenza musicale e vitale. “Stagioni” è la nostra visione del mondo. Un ciclo sempre uguale e sempre diverso di passaggi, di transizioni di colore, di percezioni della pelle e del cuore. Le stagioni sono nelle ere, negli anni e persino nei giorni. 

Quali sono state le vostre principali influenze musicali in fase di concepimento del disco? 
Redi ed io ascoltiamo davvero tantissima musica, sarebbe complicato tirar fuori dei nomi. Credo che negli ultimi anni siamo stati particolarmente attratti dalla scena del jazz nord europeo, dal post-rock, da un certo tipo di world music; in definitiva da tutti gli esperimenti di crossover di generi musicali. Credo che il futuro e la Bellezza siano nel “meticciato”, nell'incontro di radicali alterità, nella musica come nella società. 

Puoi parlarci del progetto Marinaria ideato insieme a Paola Petrosillo? 
Ho conosciuto Paola tre anni fa. Ed ho subito amato le sue canzoni, il suo modo di scrivere. Usare il dialetto per scrivere canzoni oggi è un gesto di grande coraggio. Una sorta di rivendicazione e una dichiarazione di indipendenza dalla musica di mercato. Pensai che la collaborazione con Paola avrebbe potuto generare finalmente un progetto del tutto inedito, di canzoni in dialetto, con un suono nuovo e moderno. Così, dopo pochi mesi, le proposi di metter su un progetto insieme ad altri miei affezionatissimi compagni di musica (Giorgio Distante, Vito De Lorenzi, Camillo Pace e Giancarlo Pagliara). Lei ne fu entusiasta e da subito cominciammo le prove. Abbiamo registrato il disco l'anno scorso ed è uscito un paio di mesi fa per Urban49, una giovane etichetta italiana. 

Quali sono state le ispirazioni di questo progetto e come hai approcciato la fase di arrangiamento delle canzoni? 
Le canzoni di Paola erano già compiute ed autosufficienti con sola chitarra e voce. Il mio lavoro è stato quello di creare un suono attorno al testo, un suono che ne riflettesse la densità e, al tempo stesso, la semplicità. Le ispirazioni, come ti accennavo prima, sono veramente tante, forse, se dovessi scegliere un paio di nomi, credo di essere stato influenzato da Hanne Hukkelberg (nel suo disco “Little things”) e da Susanna Wallumrød. 

Si può fare canzone d'autore partendo dalle radici musicali salentine? 
Si deve, non “si può”! Io sono nato qui. Paola è nata qui. Non possiamo scrivere come se fossimo nati a Genova o a Seattle! Abbiamo questa desolazione dentro, questo senso di distanza, questa intensità che sono tutte mutuate dal colore della nostra terra. La cosa veramente difficile, su cui non si può smettere di lavorare, è la traduzione. La traduzione di tutto quello che c'è dentro in un linguaggio non prevedibile, personale. Inventare le parole oppure trovare un modo del tutto personale di pronunciarle o metterle assieme. Questo è difficile. 

Ti ho sempre considerato un'artista eclettico, per cui sono curioso di sapere quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ce ne sono tanti, fortunatamente. Ho pronto un mio nuovo disco, ancora in cerca di editore; attualmente sto scrivendo per un quintetto strumentale del tutto nuovo; un nuovo disco con Dario Muci e tanto altro ancora. Finché avrò da dire... proverò a farlo. 


Rêverie Duo - Stagioni (SLAM Productions) 
B-CHOICE

Attivi entrambi in diverse formazioni salentine e con alle spalle una solida esperienza maturata insieme sul palco, il chitarrista e produttore Valerio Daniele e l'eclettico violoncellista albanese Redi Hasa, hanno dato vita di recente a Rêverie Duo, un interessantissimo progetto artistico nel quale world music, jazz ed improvvisazione si mescolano e si confondono componendo spaccati sonori di grande intensità emotiva. Registrato in presa diretta in una cappella del Seicento attigua alla Masseria Santa Lucia di Macurano, antica frazione di Alessano (Le), il disco raccoglie nove brani attraverso i quali i due musicisti raccontano il mondo che li circonda spaziando da sonorità tenui e soffuse e momenti provocatori e più vibranti, il tutto alla continua ricerca di soluzioni musicali originali e mai banali dove nello stesso tempo è esaltato lo spazio e la dimensione occupata al suono, quasi cercassero una musica circolare ed immaginifica. Ogni brano di Stagioni è così l'occasione per percorrere un sentiero nuovo, alla ricerca del senso della vita, del suo evolversi continuo, della dose di crudeltà che ogni giorno ci accompagna, la cui unica e sola uscita di salvataggio è rappresentata dalla fantasia e dall'immaginazione. Solo ascoltando fino in fondo ogni passaggio strumentale ed ogni intreccio sonoro si comprende il senso profondo di composizioni come La Barchetta Di Carta, Baci e Ferriglia, Il Valzer dell'Arangio e Frymmemarrje, nei quali chitarra e violoncello dialogano in un interplay di grande impatto non solo tecnico ma anche emozionale. A spiccare nel corso del disco sono la dilatata e visionaria Il Ritorno e la conclusiva Il Resto delle Cose, che rappresenta un po' la summa di tutte le suggestioni del disco. Ogni brano, così, racchiude una grande carica evocativa e nel loro insieme componongo un piccolo trattato di filosofia, un omaggio sentito al pensiero di Gaston Bachelard e alla sua Poetica della Rêverie o fantasticheria. Fantasticare, immaginare, abbandonarsi al flusso dei pensieri, quasi fossero sogni ad occhi aperti, è questo il gioco nel quale ci conduce la chitarra di Valerio Daniele e il violoncello di Redi Hasa, quasi ci offrissero l'opportunità di accedere nel mondo più recondito della loro ispirazione, nel quale immagini, paesaggi, colori, sogni ed emozioni si confondono sino a diventare un tutt'uno. Non ci sorprende, dunque, che per la pubblicazione di questo disco si sia scomodata un etichetta prestigiosa come l'inglese SLAM Productions, perchè Daniele e Hasa hanno sempre dimostrato di muoversi con agilità attraverso diversi piani musicali, mettendo insieme eclettismo e versatilità doti non comuni anche tra i musicisti più bravi ed accreditati. Stagioni di Duo Rêverie è una delle più belle ed interessanti sorprese di questo 2012, ed attendiamo di vederli dal vivo per scoprire ancor più a fondo la bellezza di questo disco. 



MARinARIA - Marinaria (Saint Louis) 
CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!

Il progetto MARinARIA nasce nel settembra 2009 dall'incontro tra il chitarrista e produttore, Valerio Daniele e la cantante e compositrice Paola Petrosillo, con l'intento di proporre una nuova visione della canzone d'autore in dialetto partendo dalle composizioni di quest'ultima, da tempo attiva in diverse formazioni come Via Santa e MalaLingua. Ben presto il gruppo viene con l'ingresso in formazione di Giancarlo Pagliara (fisarmonica), Giorgio Distante (tromba, live electronics), Camillo Pace (contrabbasso), e Vito De Lorenzi (batteria, glockenspiel, tabla ,tamburi a cornice), che grazie alla loro vasta esperienza maturata in diversi ambiti musicali contribuiscono in maniera determinante al raggiungimento dell'iniziale obbiettivo di integrare sonorità provenienti dalla tradizione popolare con la musica jazz e più in generale con la canzone d'autore. Dopo un periodo di rodaggio sul palco, finalmente nel maggio dello scorso anno, i MARinARIA hanno deciso di finalizzare il loro progetto incidendo il loro primo album, grazie alla lungimiranza di Urban 49 e al sostegno di Puglia Sounds. Registrato presso la Masseria Santa Lucia di Macurano (Le), il disco raccoglie dieci brani composti da Paola Petrosillo, che partendo dalla tradizione musicale salentina si inseriscono in quel particolare filone della canzone d'autore in dialetto, aperto dallo storico Creuza De Ma di Fabrizio De Andrè. Come suggerisce già il nome del gruppo, anche il disco ruota intorno all'immaginario del mare con le sue storie, la sua sconfinatezza, e i suoi misteri e così durante l'ascolto si viene letteralmente rapiti da brani come l'iniziale Libertà, o dalla splendida Per Amore De La Discesa o ancora dalla struggente Chiangiti Femmini a cui segue la struggente Sestante con la tromba di Giorgio Distante in bella evidenza. A spiccare in modo particolare però sono la superba Tramuntana, nella quale brilla l'intreccio tra il tamburello di Roberto Chiga e il violino di Maria Mazzotta, e la conclusiva Preghiera a Manu, entrambe caratterizzate da testi di grande intensità dove si apprezza a pieno tutta la potenza del songwriting della Petrosillo. Marinaria è, dunque, un disco di eccellente fattura, il cui ascolto regala un esperienza multisensoriale dove l'ascoltatore viene catturato ora dall'impeto del mare il cui sale si mescola con le lacrime delle donne, ora dalla forza del vento che soffia sugli scogli, ora ancora dalla forza del sole che riscalda l'acqua quasi baciandola. Un plauso a Valerio Daniele e a tutti i musicisti per aver valorizzato una eccellente cantautrice, come Paola Petrosillo, permettendoci di scoprire tutto il suo talento.



Salvatore Esposito