Storie di Cantautori pt.1 – Beppe Donadio, Francesco Garito, Daniele Scarsella, Davide Tosches, Massimo Valli

Beppe Donadio – Figurine (Merendine Musica) 
“Le canzoni sono come delle conchiglie che ognuno poi ci sente il mare che preferisce”, così canta Beppe Donadio in Piano Piano, dolce ballata contenuta nel suo nuovo album, Figurine che segue a tre anni di distanza l'apprezzato Houdini, e questo brano rappresenta un po' la chiave di lettura di tutto il disco, infatti le canzoni del cantautore bresciano sembrano parlare ad ogni ascoltatore singolarmente, consentendogli di trovare in esse un significato personale. Inciso con un eccellente cast di musicisti tra cui spiccano Simone Boffa (chitarre), Stefano Zeni (violino, viola), Daniela Savoldi (violoncello), Elio Rivagli (batteria) e Franco Testa (basso), il disco presenta undici brani di impostazione cantautorale la cui produzione è indirizzata sia verso sonorità radiofriendly con interazioni continue tra istanze pop e rock sia atta a valorizzare il contenuto dei testi sempre profondi e mai scontati. Si spazia così da brani trascinanti come l'iniziale Festa a momenti più riflessivi ed intimistici come nel caso de Il Primo Uomo Sulla Neve in duetto con un redivivo Fabio Concato, o le altrettanto belle La Fine del Mondo e Girotondo (figurine doppie), fino a toccare brani dalla portata sociale come la struggente Soldato F. in cui Donadio racconta la triste vicenda di un militare italiano affetto dalla Sindrome dei Balcani. Non manca qualche brano brillante come la sarcastica Caro Diario (sul primo canale) e della esilarante Chips canzone che con la complicità del Mago Forest narra di un amore nato su internet e finito a causa di un computer rotto. Figurine è, dunque, un disco di ottima fattura che cala la canzone d'autore nella scena maistream italiana con risultati tutt'altro che deludenti ma che anzi lasciano intravedere un futuro pieno di successo e soddisfazioni per il cantautore bresciano. 



Francesco Garito - Fotografie (Autoprodotto) 
La vicenda artistica di Francesco Garito è indubbiamente ricca di fascino, non solo perchè nasce come musicista di strada (è presidente anche dell'associazione che ne tutela i diritti) ma perchè proprio sulla strada e più precisamente a Piazza Santa Croce a Firenze, dove ogni giorno allieta turisti e passanti con la sua chitarra, sono nate le canzoni che compongono Fotografie, il suo disco di debutto. L'album, prodotto in collaborazione con Gianfilippo Boni e Bruno Mariani, presenta undici brani ovvero undici istantanee di umanità imbevute nel rock viste dalla sua prospettiva di un musicista che suona e canta per la gente, per i passanti, per chi accellera il passo e chi si ferma ad ascoltare mentre aspetta l'autobus. Tra spaccati rock e ballate di impostazione acustica, emergono così storie di gente comune, di vita vissuta, che raccontano della nostra società e della crisi generalizzata di passioni ed ideali. Ad aprire il disco è uno stralcio audio dallo storico film Capitani Coraggiosi di Fleming, a cui segue Le Nuvole, una ballata rarefatta dal testo poetico, che apre la strada al rock de La Caduta in cui brilla la slide di Bernardo Baglioni. Si spazia così dalla cinematografica Quo Vadis Baby? al rock de La Vela Maestra passando per la bella title track e l'invettiva de La Fiera Delirante, una ballata di grande attualità nella quale viene messo alla berlina il nostro sistema politico. Completano il disco Fuochi D'Agosto in cui si apprezza l'intreccio tra la chitarra di Mike Ballini e l'organo hammond di Gianfilippo Boni, l'ispirata Come e Bon Voyage, brano di impostazione acustica che suona come un congedo dall'ascoltatore. Francesco Garito con Fotografie entra di diritto, ma con umiltà, nella scena cantautorale fiorentina, proponendo un songwriting onesto e genuino, nato da ispirazioni autentiche e che siamo certi darà altri ottimi frutti come questo disco di debutto. 



Daniele Scarsella – Con L’Olio Nell’Acqua (Eleinad Studio) 
Con L'Olio Nell'Acqua è il quarto disco in studio per Daniele Scarsella, poliedrico cantautore laziale di buon talento con alle spalle una gavetta di tutto rispetto che lo ha visto arrivare anche alle finali del Premio Ciampi nel 1998. L'album composto da due dischi, mette in fila sedici canzoni dalla struttura folk e con rimandi ora al blues ora al jazz, il tutto ancorato ad una poetica semplice ed genuina direttamente collegata alla migliore tradizione italiana da Paolo Conte ad Ivano Fossati passando per il primo Capossela. Il titolo si rifà ad un rito tipico del meridione d'Italia per scacciare il malocchio e lascia intendere che il songwriting di Scarsella non è estraneo alla matrice della tradizione popolare italiana. Il disco è così un tripudio di fiati, archi, e strumenti di vario genere, il tutto dosato con gusto ed armonicamente legato ai testi che mescolano momenti introspettivi e riflessivi a spaccati più leggeri. Durante l'ascolto si incontra subito la fanfara in levare de Il Canto del Dragone che ci da subito il polso di come si evolverà il disco, si toccano poi lo smooth jazz di Sopra Un Cielo di Vetro, la ballata soffusa Solo con Te con tanto di archi e tromba dixie in bella evidenza fino a giungere alla bossa di Rovesciarsi Nel Buio. Non manca qualche brano più impegnato ed attualissima come L'Aeroplano che dipinge il nostro paese come un colosso pronto a collassare o qualche spaccato riflessivo come la profonda Tra Le Foglie di Ottobre. Il primo disco si chiude con la struggente Tu Che Doni L'inchiostro, un brano da ascoltare e comprendere fino in fondo, e che funge da apripista per la seconda parte dove brilla SUCDV Jazzy, un brano di impronta jazz con l'armonica di Luigi Mattacchione a guidare la linea melodica. Daniele Scarsella con il suo Con L'Olio Nell'Acqua ha segnato una tappa importante del suo percorso artistico, imboccando la via del cantautorato italiano più nobile, non guasterebbe però un suono meno derivativo e maggiore coraggio nell'intraprendere arrangiamenti che lo allontanino dall'aurea di un Capossela minore. 



Davide Tosches - Dove L'Erba è Alta (Controrecords) 
Ha senso occuparsi nel 2011 di un disco pubblicato nel 2009? E' questa la domanda che verrebbe al lettore di primo acchitto. La risposta è semplice e perfettamente integrata nella linea editoriale di Blogfoolk, si, soprattuto se siamo di fronte ad un album di grande qualità come Dove L'Erba è Alta di Davide Tosches, una splendida raccolta di canzoni intessute tra chiaroscuri cantautorali densi di grande tensione poetica. Le canzoni di Tosches si reggono così su strutture volutamente minimali in cui chitarre acustice arpeggiate si accompagnano a strutture ritmiche complesse come nell'iniziale Case, una sorta di spookin' word che poggia su una tessitura ritmica rumoristica, che avvolge il canto. Gli undici brani in scalette affascinano dunque l'ascoltatore e sebbene vivano in un'aurea di volontaria impenetrabilità, ponendovi un po' di attenzione, è molto facile arrivare a carpirne il significato più profondo, anche quando le parole scompaiono per lasciare posto alla musica. Dove L'Erba è Alta è dunque un viaggio emozionali attraverso noi stessi, uno sguardo verso la nostra interiorità, quella più buia, quella più oscura, quella in cui abita il dolore. Ad impreziosire il suono è anche la preziosa presenza di gianCarlo Onorato, che contribuisce in modo determinante alla riuscita di diversi brani come nel caso della splendida Completamente dove brilla il suo piano wurlitzer o nell'evocativa Deserto in cui si divide tra chitarra ed hammond. Nel complesso il disco, pur all'apparena ispido e difficile, è senza dubbio uno degli esempi più brillanti di come il songwriting italiano non sia solo pura e semplice rielaborazione di cose già sentite, ma abbia ancora margini di crescita. Onore al merito dunque a Davide Tosches per aver realizzato un disco in cui sperimentazione sonora, poesia e belle strutture melodiche viaggino di pari passo, che lo candidano ad essere una delle sorprese più brillanti per la scena cantautorale della nostra penisola nei prossimi anni. 



Massimo Valli - Altri tempi (Heart Real Music Productions) 
Qualche anno fa, quando debuttarono Andrea Parodi e Massimiliano Larocca, scrissi che a loro andava il merito di aver dato inizio ad una scena cantautorale roots italiana, che ispirandosi tanto alla tradizione country folk americana quanto a quella italiana, stava tentando di dare vita ad un ponte ideale tra il songwriting di Guy Clark e quello italiano di Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola. Questa schiera di cantautori è cresciuta negli anni, e l'ultimo della serie che si aggiunge all'ormai nutrito gruppo è Massimo Valli, cantautore mestrino che giunge al suo disco di debutto a quarantacinque anni. Altri Tempi, questo il titolo del disco, gode della co-produzione di Simone Chvilò, storico collaboratore di Massimo Bubola, e raccoglie dieci brani che partendo da strutture country e folk, si muovono nel solco e sull'esempio di numi tutelari come Townes Van Zandt, Steve Earle, Neil Young e Bob Dylan. Così tra chitarre, mandolino, banjo e fisarmonica e spinti da una buona sezione ritmica, i brani spaziano dalle trame irish de La Collina dei Segreti alle incursioni rock come Venditori di Mimose passando per ballate folkie come Le Parole di Giovanni Battista. Qualcosa però non sembra andare nel verso giusto, e sebbene il contorno non abbia alcuna increspatura, le singole canzoni non arrivano mai a convincere pienamente, un po' per il cantato a tratti impersonale ed incolore un po' per una sensazione generale di stiracchiamento delle rime e dei testi che solo in poche occasioni collimano con le strutture melodiche. Per essere un disco di debutto Altri Tempi è senza dubbio una buona prova, ma una maggiore attenzione alle liriche e al modo di interpretarle non avrebbe certo guastato. 


Salvatore Esposito