Rione Junno - Tarant Beat Live (Suoni Liberi/Self)

Rione Junno è il nome dell’antico, incantevole quartiere del borgo di Monte Sant’Angelo, posto sul contrafforte meridionale del promontorio garganico. Da questa terra ricca di tradizioni musicali e di significative lotte bracciantili novecentesche proviene il giovane quintetto, costituito da Francesco Simone (percussioni, tamburelli, beat programming), Federico Scarabino (voce, chitarre), Mina Scarabino (voce), Matteo Tomaiuolo (voce, basso elettrico), Biagio de Nittis (voce, chitarra battente), Lucia Scarabino (danza). Alle spalle hanno la credibilità costruita attraverso concerti nel circuito musicale pugliese, poi l’”affiliazione” al Tarantapower di Eugenio Bennato ha consentito una visibilità più ampia. Tarant Beat Live è la seconda uscita della band, pubblicata sulla scia del riuscitissimo Taranta Beat Project (Nut/Rai Trade 2008). Nove tracce che riprendono i brani del disco d’esordio – raccolte dal vivo a Cursi (Le), al Festival Notte della Taranta e al Kaulonia Festival di Caulonia (Rc) – che confermano l’abilità del gruppo di raccordare il ritmo del tamburello, l’argentino suono della chitarra battente e i repertori garganici con tessiture dub, hip-hop e rock. A queste ultime contribuisce ottimamente Elio “100 Gr.” Manzo, storico chitarrista dei napoletani Bisca, di fatto sesto componente del gruppo. L’apertura è d’atmosfera con “Keràunaia”, dove alle voci in dialetto si unisce il sapore etnico portato dal senegalese Assane Diop (voce, mandola), “Fedel Avim’ Jess” è una bella rivisitazione elettrificata di strofette tradizionali, mentre in “Anima Sud” fanno capolino coloriture arabeggianti. Altri punti di forza di questo album che mostra tutta la carica che i Rione Junno possiedono sul palco sono il potente viaggio di 12 minuti tra Gargano e Calabria di “TarantaMedley”, doveroso tributo all’albero di canto Antonio Maccarone e alla lezione dei maestri Cantori di Carpino, “Tarantella di San Giovanni”, “Figlia Mia” e “23 Marzo”. Necessaria operazione sulla memoria locale, quest’ultima, che narra l’insurrezione di San Severo del 1950 repressa manu militari dalle autorità dello Stato. La canzone, costruita su versi composti dalle donne arrestate e rinchiuse nel carcere di Lucera che danno la loro versione dei fatti, completamente travisata dalla stampa dell’epoca, presenta innesti in chiave rap e liriche firmate da Sha-One de La Famiglia. Rione Junno è una bella realtà della musica pugliese, ma sul piano compositivo e del modello canoro dovrebbe liberarsi della zavorra bennatiana che, come nel caso della band del foggiano, condiziona molti giovani artisti centro-meridionali.

Ciro De Rosa

Posta un commento