Bollywood Brass Band Featuring Rafaqat Ali Khan - Chaiyya Chaiyya (Felmay)

Il tentetto multietnico britannico (sax soprano, trombe, tromboni, sousafono, flauto, whistle, percussioni acustiche ed elettroniche, campionamenti) ha fatto del suono popular, multiculturale e sincretico di Bollywood – noto termine che designa la prolifica industria cinematografica di Mumbay, India – la sua cifra stilistica. Nel quarto album, pubblicato dall’etichetta piemontese Felmay, il gruppo guidato da Kay Charlton presenta undici brani che coprono 60 anni di colonne sonore cinematografiche, avvalendosi delle collaborazioni della voce prestigiosa di Rafaqat Ali Khan, esponente del canto sufi e del playback singing dei film indiani e pakistani, e del quartetto di violinisti dell’Oslo Bollywood Strings. La voce di Khan è l’autentica marcia in più del disco, come è evidente sin dall’apertura di “Maula Maula”, composizione del dodicesimo secolo proveniente dal repertorio sufi, riletta dalla voce melismatica di Rafaqat che improvvisa liberamente su cadenze jazz e funky. Il canto del pakistano si impone anche in “Chura Liya Hai Tumne”, uscita dalla penna dell’eminente compositore Rahul Dev Burman, scomparso nel 1994. Si passa alla potente title track “Chaiyya Chaiyya”, tratta dal repertorio dell’afermato autore Allah Rakha Rahman (classe 1966), tra i brani più celebri della cinematografia indiana. Due gli strumentali del disco: il primo, “Dhoom Medley”, è un blend tra ritmi bhangra e samba. Un classico dell’immensa cantante egiziana Oum Kalthoum è “Ghar Aaya Mera Pardesi”, ripresa negli anni Cinquanta, epoca d’oro del cinema indiano, nel fantastico film Awaara a commentare un’indimenticabile sequenza onirica. L’attacco è molto d’atmosfera, poi il canto melodioso di Rafaqat prende il volo, e un magnifico crescendo di ottoni e percussioni si impone nel finale. Ancora piena empatia tra il cantante e il gruppo in “Kajra Re”, in origine una folk song celebrante gli occhi del dio Krishna. “Dum Dum Diga Diga” è un'altra chicca proveniente dall’epoca d’oro dei film in bianco e nero, con una citazione di Gene Kelly da cogliere in chiusura. Il secondo strumentale “Dum Maro Dum” è un hit della BBB, così come il conclusivo “Gurh Nalon Iskh Mitha”, canzone folk punjabi, rivisitata dalla voce di Rafaqat, in un tripudio di tromba, trombone e sousafono e potente sostegno ritmico del tamburo dhol. Se è vero che l’essenza schietta, eclettica e verace degli originali può smarrirsi nella talvolta composta rilettura della BBB, va riconosciuta, in ogni modo, all’ensemble britannico l’abilità nel manipolare i masala musicali bollywoodiani: con Chaiyya Chaiyya hanno creato un piatto decisamente gustoso.

Ciro De Rosa