sabato 8 maggio 2010

Cesare Monte, I Canti del Salento a cura di Federico Capone, Kurumuny, 2009, pp.80, Euro 14,00


Da sempre attenta a tutto il vasto e peculiare panorama musicale salentino, la casa editrice di Martano (Le), Kurumuny, ha di recente dato alle stampe questa interessantissima monografia di studio su Cesare Monte, cantautore folk dedito alla riproposizione di un genere musicale popolare che trae le sue origini tanto dal canto tradizionale quanto da quello d’autore, il tutto riproposto con gli stilemi tipici del liscio. In particolare I Canti Del Salento, curato da Federico Capone, incentra la sua attenzione proprio sul recupero da parte del folk cittadino di quella tradizione contadina, contaminandola di sonorità meno rurali e più adatte al ballo e alla canzone d’amore. Il territorio di Nardò, dove ha operato musicalmente Cesare Monte, è stato conosciuto e studiato quasi esclusivamente per la presenza e la musica di Luigi Stifani, tuttavia attraverso le pagine di questo libro scopriamo come sia una terra ricchissima che funge da cerniera tra le campagne del Salento e la provincia di Taranto. Oltre alla parte monografica, ampio spazio è dato anche alla trascrizione dei vari testi (tradotti anche in inglese) e ad un interessante sezione fotografica con scatti d’epoca. Viene così tracciato un percorso interessantissimo, nel quale emerge quella scena musicale che ebbe molto successo tra la gente comune intorno agli anni ottanta, allorchè il movimento di riproposta cominciò a scemare e sulle sonorità popolari calò un velo di silenzio. Cesare Monte, fu una sorta di baluardo della tradizione ed in questo senso è molto bello il racconto della figlia Marilena Monte che ne traccia un profilo affettivo ma anche musicale di grande interesse. Allegato al libro c’è un disco di materiale d’archivio che raccoglie quattordici dei brani più famosi di Monte, da La Coppula a Mannaggia Lu Rimo, passando per Beddha Ci Dormi e il tradizionale La Gaddhina fino agli Stornelli alle Campagnole. I Canti del Salento è dunque un libro prezioso perché getta nuova luce su una particolare zona del Salento fin ora mai studiata abbastanza ma custode di una tradizione di cui bisogna recuperare la memoria.

Salvatore Esposito