Damiano D’Ambrosio e i Cantori Materani (a cura di Michele Saponaro)/Sassincanto. Canti popolari della tradizione materana, Squilibri 2023, Libro con CD, pp.182, euro 20,00

In Basilicata, il “paese del cupa cupa”, è nata l’etnomusicologia contemporanea italiana con la seminale documentazione sul campo di Ernesto de Martino e Diego Carpitella con la loro equipe del 1952 1. Di questi repertori non sono mancati e non mancano fenomeni di riproposta all’interno di interventi di rivitalizzazione e riappropriazione da parte di musicisti locali ma non solo. La presente rivisitazione di canti tradizionali materani è stata operata dal maestro compositore Damiano D’Ambrosio, docente al Conservatorio di Firenze, figlio di Rocco, direttore di coro e di banda che negli anni Trenta operò a Montescaglioso, creando una scuola di musica popolare, a partire dal suo incontro nel 2010 con i Cantori Materani, diretti da Alessandra Barbaro. Quella collaborazione generò “Sassincanto”, un CD che accoglieva le partiture del maestro D’Ambrosio di quattordici tracce rappresentative della tradizione orale materana concepite per l’assetto polifonico dell’ensemble corale, abile nel praticare una varietà di registri espressivi, melodici e timbrici dei brani. Ora, l’editore Squilibri presenta una nuova edizione del progetto a carattere interdisciplinare, curato da Michele Saponaro, attento operatore da anni impegnato nella promozione dei beni culturali in Basilicata. In copertina campeggia – come trait-d’union tra l’edizione originale e quella attuale – una riproduzione del dipinto “Tetti di Sassi” di Luigi Guerricchio (1962). Al volumetto bilingue (italiano e inglese) contenente il CD che presenta i diversi protagonisti e i canti, è abbinato un volume di più largo formato, con gli apparati testuali critici e le trascrizioni musicali di tutti i brani. D’Ambrosio ha composto partiture orchestrali, cameristiche e corali, lavorando anche per il teatro. Nel 2019, in occasione di Matera Capitale Europea della Cultura, ha composto “Stupor Mundi”; nello stesso anno “Il Canto dei Sassi” (2007), per voce recitante e orchestra, è stato eseguito al Mozarteum di Salisburgo e alla Philharmonie Kammermusiksaal di Berlino. Formato nel 1975, sotto la guida del maestro Eustachio Barbaro, il coro dei Cantori Materani dal 1988 è diretto dalla figlia Alessandra. Si tratta di un ensemble di quarantaquattro elementi, che si caratterizza per la marcata versatilità con cui sa passare dal canto gregoriano alla musica sinfonica fino al canto tradizionale. Il volume è aperto dalle presentazioni del Presidente Feniarco Ettore Galvano (“Levi-Tommaseo: un accostamento non casuale”), del Presidente A.Ba.Co Francesco Muscolino (“Il canto che racconta”), della direttrice del coro Alessandra Barbaro (“Canti e cantori”) e del curatore Saponaro (“E fu Sassincanto”), il quale orienta il lettore nei confronti di questa nuova e più articolata e compiuta proposta editoriale. Tocca poi al Maestro D’Ambrosio introdurre il suo approccio in “Da dove viene e dove va il canto popolare?” sottolineando come si sia accostato al canto popolare di Matera e delle sue aree vicine “con lo spirito di chi ha visto affiorare il fiume in superficie e ne disegna liberamente i tratti, privilegiando di volta in volta le espressioni tenere e appassionate, o il lamento lenitivo della fatica e del dolore, o l’allegria sfrenata ammiccante e canzonatoria degli eventi festivi”. Proseguendo nella lettura del volume è centrale “Calicanti: fiori di canto e di bellezza”, il denso, approfondito e intrigante saggio della musicista, cantante, attrice e ricercatrice Caterina Pontrandolfo, la quale inquadra ciascuna delle quattordici “stazioni di canto”, ogni brano nelle sue caratteristiche musicologiche e antropologiche, specificandone la funzionalità nella società contadina e pastorale, il contesto di provenienza e le procedure di rivisitazione operate da D’Ambrosio. Ne “La lingua di Matera nei canti popolari”, la dialettologa Patrizia Del Puente dell’ateneo lucano analizza la ricchezza e le peculiarità linguistiche dei brani dialettali, fornendo una pratica chiave di lettura e di pronuncia utile a chiunque si voglia avvicinare ai testi. Il Maestro ha lavorato sugli elementi melodici dei brani, sezionandoli e riarmonizzandoli e attribuendo dei colori che tengono ben presente la qualità dei testi, guardando a una procedura madrigalistica. Il programma musicale inizia emblematicamente con una matinata, un canto di questua carnevalesco “La Cupa Cupa”, nel quale il basso continuo dei cantori evoca lo strumento simbolo del territorio. Altrettanto rappresentativo è l’elemento dialogico di “La Trëcchièsca”, uno dei canti più diffusi nel materano, come pure il canto d’amore “Ièrta chëlonna”, uno dei vertici compositivi del lavoro, insieme al mirabile lavoro sulla celebre ninna nanna “U lløpë s’à mangètë la pëcheërëddë”. Non mancano esempi di canti all’altalena, canti satirici, canti iterativi e canti alla zampogna. Notevole appare pure la versione della canzone primaverile “La Pampanèlla” e superba la resa del celebre gioco di mietitura “U Nigghië”, ripreso da D’Ambrosio per quattro voci di soprani, contralti, tenori e bassi. Siamo di fronte a patrimoni dall’incommensurabile valore culturale, per i quali, come sottolineato da D’Ambrosio, l’intervento compositivo non intende essere solo un’affermazione di appartenenza ma vuole aprire la strada a nuove interpretazioni, favorire la diffusione attraverso future rielaborazioni, nel nome di una tradizione non essenzialista e non mummificata, di cui non si deve essere prigionieri. 

Ciro De Rosa

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1  Nella spedizione in Basilicata (30 settembre - 31 ottobre 1952) per la prima volta si effettuarono registrazioni sul campo secondo criteri organicamente unitari, confluite nella Raccolta 18 degli Archivi di Etnomusicologia di Santa Cecilia. L’editore Squilibri ha pubblicato i documenti sonori in “Musiche tradizionali in Basilicata. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1952)”, a cura di Giorgio Adamo, 2013. 

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