Bixiga 70 – Vapor (Glitterbeat, 2023)

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Se a San Paolo cercate un po’ d’Italia, Bixiga è il quartiere che fa per voi, nella parte centrale della città. È l’area in cui, all’inizio del Novecento, gli immigrati italiani, soprattutto calabresi, riuscivano ad accedere a piccole porzioni di terreno a buon mercato e a trovare lavoro come artigiani, calzolai, droghieri, ad aprire un forno o una sartoria. Qui abitava Adoniran Barbosa (vero nome João Rubinato), nato nel 1910 da genitori originari di Cavarzere (provincia di Venezia), fra i padri del samba paulista all’epoca in cui a Bixiga il portoghese si mescolava con i dialetti italiani e in questa forma meticcia è entrato nelle canzoni di Barbosa. I suoi ristoranti italiani sono molto apprezzati ed altrettanto lo è la musica strumentale dei Bixiga 70, giunti al loro quinto album. Di recente hanno suonato per Luiz Inácio Lula da Silva quando si è insediato, per la terza volta, presidente del brasile. Vengono da una decina d’anni di fenomenali concerti dal vivo proponendo le loro infinite variazioni afrofunk. Il precedente “Quebra Cabeça” del 2018 riesce a restituirne bene l’energia e la creatività artistica.  Nel frattempo la formazione è mutata, pur centrata sui quattro fiati - Daniel Verano (tromba), Douglas Antunes (trombone), Daniel Nogueira e Cuca Ferreira (ai sassofoni tenore e baritono) – cui si affiancano le propulsive percussioni di Valentina Facury e Amanda Teles e il trio di strumenti armonici con Pedro Regada alle tastiere, Cristiano Scabello alla chitarra e Marcelo Dworecki al basso. Ma non è finita qui: fra gli ospiti ci sono Mayara Almeida al sax tenore, il batterista Vitor Cabral e le percussioni di Rômulo Nardes, Marcelle Barreto e Simone Sou. 
Proprio quest’ultima è protagonista, come musicista e come compositrice, della prima traccia “Mulungu”, tempo medio, guidato dai suoni percussivi dei metalli. Daniel Nogueira ricorda: “E’ stata lei a proporcela e così l’abbiamo scritta insieme a lei: ci ha ispirato, è una persona che ha fatto sì che la musica facesse spazio alle donne.” Cuca Ferreira ci tiene a sottolineare l’identità di gruppo nato per suonare dal vivo: “È il nostro habitat naturale. Ogni spettacolo ha il suo arco narrativo e noi abbiamo cercato di imprimerlo a questo album. All’inizio, pensavamo che registrare tutto dal vivo in studio avrebbe catturato l'atmosfera di uno spettacolo. Ma non è stato così. Quindi, dal secondo album in poi, abbiamo cercato di capire come catturare quell'energia. E man mano che siamo diventati più esperti su come registrare e usare al meglio il nostro studio, siamo stati in grado di farlo, credo". Lo studio è al numero 70 di Rua 13 de Maio. Negli anni Settanta era un bar conosciuto come punto di ritrovo per artisti – da tutto il mondo – che ci andavano per una jam dopo i concerti “ufficiali”. Ora lo gestisce il chitarrista Cristiano Scabello che ne ha fatto una base per Bixiga 70, lo spazio in cui poter portare e lavorare su materiali vecchi e idee nuove con i nuovi membri. “Sono arrivati affamati, pieni di idee”, ricorda Nogueira. "Avevamo bisogno di questa nuova energia dopo tre anni di pausa a causa della
pandemia. Eravamo quasi caduti nella trappola di cercare persone che potessero suonare come facevamo noi"
, dice Ferreira. Continua Nogueira: “Ci sono voluti mesi di concerti con i nuovi musicisti del gruppo persone per arrivare a questo suono”. In effetti i sette brani si incastrano perfettamente tra loro creando una dinamica in costante movimento che si conclude con la rilassata “Lua Loa”, introdotta dal synth e dai riff dei fiati. Il titolo riprende il nome dalla figlia del bassista Marcelo Dworecki. L’enorme energia scaturita dai brani e dai ritmi precedenti – intercettando accenti jazz, samba, ska – sembra planare in chiusura verso un’oasi capace di mettere in dialogo fiati, berimbau, tastiere, uniti da un incedere solenne, una serie di cicli melodico-percussivi che sembrano chiamare l’ascoltatore a far parte di un rituale collettivo che continua ad aprire finestre su nuove ecologie acustiche. 


Alessio Surian

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