Ron Lasalle – Roads Taken (Appaloosa/IRD, 2023)

Originario di Niagara Falls (New York) e, attualmente, di base a Nashville, Ron Lasalle appartiene a quella schiera di outsider del roots rock che non hanno mai raccolto il successo che avrebbero meritato, rimanendo ai margini del music business. Il suo timbro vocale ruvido e scuro, unito all’originale songwriting nel quale convergono rock, country, rhythm’n’blues e southern soul, sono ormai un marchio di fabbrica e, non è un caso che sia stato definito The Bohemian Blues Man. Nel corso degli anni, il suo percorso è stato caratterizzato da una intensa attività live sia come solista che con la sua band The East Side Rockers, da trascorsi lavorativi con la EMI Publishing e da un interessante esperienza con l’etichetta D’Ville Records, fondata nel 1995 insieme a Gary Tallent e Tim Coast, con i quali lavora ai dischi di Greg Trooper e Steve Conn, oltre che da collaborazioni di prestigio come quella con Bucky Baxter, già al fianco di Bob Dylan. A fronte di ciò, la sua produzione discografica, aperta dalla pubblicazione di due singoli negli anni Ottanta, ha conosciuto fasi altalenanti con lunghi periodi di silenzio, ma è stata improntata sempre a lavori di qualità come l’opera prima “Too Angry To Pray” del 2000, il sofferto ed intenso “Nobody Rides For Free” del 2007 e “When Hellhounds Meets Angels: And Other Sordid Love Stories” del 2012. A distanza di quasi undici anni da quest’ultimo, Ron Lasalle torna con “Road Taken” album nel quale ha raccolto dieci brani, lungamente rodati dal vivo, e incisi tra i suoi Cream Puff Studios a Nashville e gli studi di Chicago, Buffalo e Detroit. Prodotto insieme a Dave Martin (organo) e Brent Little (batteria e chitarre) l’album vede la partecipazione al fianco di Lasalle di un gruppo di ottimi strumentisti che si alternano nei vari brani: Bobby Jones (organo hammond B3), Bill Gaff (piano), Mitch “The Lip” Goldman (tromba) e i sassofonisti Alto Reed, Jim Chapman e Robby Calabro e le coriste Donna Frost e Lois Hess. L’ascolto ci conduce attraverso brani confessionali, racconti di vita e ritratti familiari, non senza una buona dose di rock e blues e si apre con la ballad intrisa di sapori sothern “Gypsy Road” con il piano di Martin in evidenza e nella quale apprezziamo l’intensa interpretazione vocale del songwriter americano. Si prosegue con il soul-rock “Then I Loved You” con i fiati a sostenere la linea melodica, la ballata roots “We Swore We’d Fly” e il ritratto materno di “Ginny”. “Without a Sound” ci riporta nei territori southern con fiati e organo ad incorniciare la voce di Lasalle, mentre “The Rest Of Our Life” è un'altra ballad di grande impatto che si pone sulla scia del miglior Bob Seger. Il tasso di elettricità aumenta con la ruvida ”That Was Then”, ma il vertice del disco arriva con “Somewher After Goodbye” toccante omaggio all’amico Alto Reed, già nelle fila della Silver Bullet Band di Bob Seger, il cui sax impreziosisce il brano. L’incursione nel blues di Chigato “The Spice” e il rhythm’n’blues di “The Spice” chiudono un disco dall’ascolto appassionante, un esempio della vitalità della scena roots americana su cui tornare ogni tanto a volgere lo sguardo. 


Salvatore Esposito

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