Oghlan Bakhshi – Journey across the Steppes (Felmay, 2023)

Il suo vero nome è Mohammad Geldi Geldi Nejad ma è conosciuto con il titolo onorifico di Oghlan Bakhshi, vale a dire una persona che padroneggia l’arte del liuto dutar e del canto fin dalla giovinezza. È nato in una famiglia di musicisti nel 1993 a Gonbad-e Kavus, nel Golestan, regione turkmena dell’Iran; all’età di 6 anni ha iniziato a studiare musica insieme al padre Adbolghaffar Geldinejad; in seguito, ha frequentato il Conservatorio nazionale di musica del Turkmenistan della capitale Ashgabat, diplomandosi e conseguendo il master in musica turkmena. Attualmente, studia etnomusicologia alla Wesleyan University negli Stati Uniti. Nella sua formazione si è avvalso dell’insegnamento di prestigiosi maestri della musica turkmena come Chari Sahetmuradov, Akmurad Chariev e Osman Gujimov. Ha al suo attivo collaborazioni con l’Ensemble Nazionale dei Giovani Musicisti Turkmeni in qualità di leader e con l’Orchestra Sinfonica del Turkmenistan come solista di liuto dutar, cantante ed esecutore di musica turkmena con i migliori interpreti di musica turkmena. Musicalmente Oglan Nakhshi si può inscrivere nell’alveo della tradizione della provincia dell’Ahal, segnata da ricche ornamentazioni e virtuosismo tecnico, ma da artista aperto e cosmopolita ha maturato uno stile e un repertorio più vasto, a carattere transregionale, che lo porta ad essere uno degli artisti più punta della musica tradizionale del Turkmenistan. “Journey Across The Steppes”, il nuovo titolo che si aggiunge all’elenco di dischi prodotti da Felmay, impegnata nella preziosa opera divulgativa dei patrimoni musicali di area turca e centro asiatica, ci conduce nella prestigiosa arte del bakhshi (bakhshychylyk), figura di narratore dell'epos nazionale, maestro della parola ma al contempo abile compositore e strumentista improvvisatore sul liuto a manico lungo dotato di due corde. Va detto che l’inserimento dell’arte del bakhshi nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità è stata presa in considerazione nella prima sessione della Commissione nazionale per l’UNESCO del Turkmenistan nel novembre 2020. Delle otto tracce dell’album, registrato in Iran e Turkmenistan, sei riprendono liriche d’amore e mistiche di poeti vissuti in diverse epoche, dal XVIII secolo alla contemporaneità. A risaltare è la forte espressività canora e la maestria che Oghlan Bakhshi possiede nell’uso delle diverse tecniche del liuto centro asiatico. Spiccano il motivo d’apertura, una canzone d’amore tradizionale basata su una poesia di Mämmetweli Kemine (1770-1840) in cui qui Oghlan Bakhsi è accompagnato alla viola a puntale gyjak dal padre, “Şalyk bilen”, tema su un poema mistico di Magtymguly Pyragy (1724-1807?), dove invece, ad accompagnarlo al gyjak è Arslan Baýlyýew, “Garrylar gerek”, un brano d’autore (Ata Ablyýev) su liriche di Magtymguly Myşşyýew, caratterizzato dalla presenza di un secondo dutar (Altymyrat Pürmämmedow) e del gyjak (Saparmyrat Annamyradow) e “Zyba gözel”, un canto tradizionale imperniato su una poesia d’amore di Umyt bakhshi, al secolo Durdymyrat Berdiyev, rinomato autore che ha lasciato un gran numero di canzoni, numerosi dastan (forma doi storia orale) e opere poetiche. Due brani sono improvvisazioni al liuto, di cui “Älemgoşar” vede Oghlan accompagnato ancora al gyjak, mentre la conclusiva “Humarala” è un saggio di virtuosismo al dutar solo. 


Ciro De Rosa

Posta un commento

Nuova Vecchia